Nuovi accertamenti sul caso del presunto suicidio di Patrizia Nettis, la giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno e responsabile all’ufficio stampa al Comune di Fasano, originaria di Gioia del Colle, trovata morta a 41 anni nel suo appartamento di Fasano, in provincia di Brindisi il 29 giugno 2023. La sera prima Nettis avrebbe interagito con due uomini, un imprenditore e un politico, con i quali avrebbe avuto una relazione: questi due uomini si sarebbero scambiati oltre 400 messaggi con insulti e considerazioni sessiste via WhatsApp. E ora i loro smartphone saranno oggetto di accertamenti.
Lo ha stabilito, come riporta il Corriere della Sera, la gip di Brindisi Vilma Gilli, che ha accolto le quattro richieste della famiglia, la quale non ha mai creduto che Patrizia Nettis potesse essersi tolta la vita: amava troppo suo figlio, aveva finalmente un’occupazione stabile, e si occupava di diversi ambiti, dalla pratica degli sport all’insegnamento ai bimbi disabili. In altre parole, la famiglia racconta di come la donna avesse troppe ragioni per cui continuare a vivere. La decisione della gip è giunta dopo un lungo iter, dato che si era riservata di decidere l’11 febbraio 2025, poi il 15 settembre il legale dei Nettis Giuseppe Castellaneta aveva presentato un’istanza di sollecito.
I due uomini in questione sono un imprenditore, Riccardo Argento, indagato per atti persecutori e istigazione al suicidio, e il sindaco Francesco Zaccaria, già ascoltato dagli inquirenti come persona informata sui fatti. Come detto, i due si sarebbero scambiati centinaia di messaggi aventi come argomento proprio Patrizia Nettis, in chat definita “malata” e “pazza”.
La famiglia della giornalista chiede a gran voce dal primo giorno indagini più accurate - si è rivolta anche a “Chi l'ha visto?” - dacché non ci sarebbe stata autopsia e mancherebbero anche gli esami tossicologici sul corpo. Nettis era stata rinvenuta impiccata con un lenzuolo, e questo oggetto non sarebbe stato repertato dalla scena del crimine, così come gli abiti indossati in quel momento dalla donna: il lenzuolo è stato a lungo conservato dal padre della donna, in modo da evitare contaminazioni.
Non sarebbe stata posta sotto sequestro neppure l’abitazione, e sullo smartphone di Patrizia Nettis non si sono potuti effettuare gli accertamenti poiché sarebbe stato bloccato a seguito di troppi tentativi di accesso falliti. C’è infine il nodo dell’ora del decesso, attestata dal 118 alle 14 ma in realtà relativa al ritrovamento: non essendoci stata autopsia, l’epoca della morte non è stata stabilita.