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Non bisogna sostituire la giustizia con l'ira

In Italia la libertà non si compra. L'indagato o l'imputato può essere detenuto prima della condanna solo se sussistono condizioni precise

Non bisogna sostituire la giustizia con l'ira

Caro direttore Feltri, mi farebbe piacere conoscere la sua opinione sul comportamento della stampa francese per quel che riguarda la tragedia di Capodanno della località svizzera. Ieri è stato scarcerato dietro cauzione Moretti. I giornali italiani, indignati giustamente, ne hanno dato notizia in prima pagina; i 2 più importanti quotidiani, Le Figaro e Le Monde non un rigo neanche nelle pagine interne. Eppure ci sono anche ragazzi francesi tra le vittime!

Dott. Roberto Rinaldo
Cremona

Caro Roberto,
credimi, capisco la tua sorpresa e anche il tuo sconcerto nel leggere che l'uomo proprietario del locale in cui si è consumata la tragedia di Capodanno in Svizzera sia stato scarcerato dietro cauzione. Capisco l'indignazione, perché parliamo di quaranta ragazzi morti, giovanissimi, e davanti a una simile carneficina l'istinto umano - prima ancora che quello civile - chiede una risposta immediata, esemplare, punitiva. Detto questo, però, è proprio quando l'emotività è più forte che bisognerebbe fermarsi un istante e ragionare. E il ragionamento, per quanto scomodo, porta a una conclusione che non piacerà a molti: la scarcerazione in sé non è uno scandalo. Lo sarebbe, semmai, se quelle persone la facessero franca.

Citi giustamente il comportamento della stampa francese, che non ha dedicato particolare spazio alla notizia. Non è distrazione, né complicità, né cinismo. È semplicemente il riflesso di un sistema giuridico in cui la scarcerazione su cauzione è una prassi normale, come accade in Francia, in Svizzera e in molti altri Paesi. In quei contesti, l'uscita dal carcere dietro pagamento di una somma non suscita scalpore perché è prevista dall'ordinamento ed è applicata di frequente. Questo non significa che sia una misura giusta. Al contrario, a mio giudizio è una misura profondamente illiberale e discriminatoria. Subordinare la libertà al versamento di denaro significa introdurre un principio pericoloso: chi ha i soldi esce, chi non li ha resta in cella. Non è la gravità del fatto a decidere, non è il pericolo concreto, ma il conto in banca. Una giustizia così non è uguale per tutti, ed è per questo che il nostro sistema - pur con mille difetti - è più coerente e più civile.

In Italia la libertà non si compra. L'indagato o l'imputato può essere detenuto prima della condanna solo se sussistono condizioni precise: pericolo di fuga, rischio di inquinamento delle prove, possibilità di reiterazione del reato. In assenza di questi presupposti, il carcere non è ammesso, perché la nostra Costituzione è chiarissima: si è innocenti fino a sentenza definitiva. E questa non è una formula vuota, ma una garanzia fondamentale.

Nel caso specifico, da quanto risulta, i giudici svizzeri hanno ritenuto che tali pericoli non sussistano più. I documenti sono stati ritirati, l'uomo è sottoposto a controlli, deve firmare regolarmente, è sorvegliato. Il rischio di fuga è stato neutralizzato. Quello di inquinamento delle prove appare escluso: le prove, evidentemente, sono già state raccolte. Quanto alla reiterazione del reato, permettimi una nota amara ma realistica: il locale è andato in fumo, l'attività è distrutta, tutto è sospeso. Pensare a una recidiva in termini concreti è, francamente, difficile. Dunque no, non mi sento di indignarmi per il fatto che quest'uomo sia a piede libero. Mi indignerei - e mi indigno - se alla fine non pagasse per ciò che è accaduto. Perché qui le responsabilità appaiono gravissime: materiali non ignifughi, misure di sicurezza ignorate, uscite di emergenza sbarrate con un lucchetto e ostruite da arredi, un locale trasformato in una trappola mortale. Questo è il cuore dello scandalo, non la scarcerazione cautelare. La vera domanda non è perché sia fuori oggi, ma se e come verrà giudicato domani. Se il sistema funzionerà, se le responsabilità verranno accertate, se le pene saranno proporzionate alla tragedia. È lì che si misura la giustizia, non nel clamore di una prima pagina. Capisco che vedere libero un uomo coinvolto in una strage di ragazzi faccia male.

Fa male anche a me. Ma uno Stato di diritto non può permettersi di sostituire il diritto con l'ira. Altrimenti smettiamo di essere una democrazia e diventiamo qualcos'altro. E quello sì, sarebbe un autentico scandalo. Non sei d'accordo?

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