“Un mese dopo penso ancora al fuoco, alle grida, alle persone sul pavimento che erano prive di sensi o morte”. Queste le parole al quotidiano Blick di Roze, svizzera di 18 anni, che è rimasta in coma per 18 giorni dopo l’incendio al locale Le Constellation di Crans-Montana la notte di Capodanno. Dopo oltre un mese è stata dimessa dall’ospedale belga dove era stata trasportata in estrema emergenza a causa delle ustioni di terzo grado su un’ampia porzione del proprio corpo e, infatti, per lei ora il calvario non è ancora finito, perché, per quanto vicina a casa, dovrà continuare il ricovero. Si trova ora ricoverata nell’ospedale di Morges, nel Canton Vaud, per proseguire con le cure.
Ma almeno è sopravvissuta e non è nell’elenco delle 41 vittime dell’incendio. Ha i segni delle ustioni sul viso ma sono le mani la parte del corpo che è stata maggiormente colpita dalle fiamme, che sono ancora fasciate e che richiederanno ancora molto tempo per essere curate. “A volte ho dolori alle mani, che è uno dei punti più sensibili del corpo”, ha spiegato ancora Roze, sottolineando che per lei il percorso è ancora lungo: “Devo farmi operare anche alle gambe”. La notte non dorme per gli incubi, i ricordi della notte di Capodanno la tormentano ma lei cerca di reagire, sorride con il cronista che la intervista perché, dopotutto, ce l’ha fatta ma questo non cancella i tormenti inevitabili di una tragedia di quelle proporzioni. “Ora ho molte domande. Come andrà per me? Come andrà per la mia migliore amica, che sta peggio di me? Ma anche: come proseguirà con i Moretti? Quando saranno finalmente chiamati a rispondere?”, si chiede la ragazza.
“Lavoravo lì solo da un mese, ma nonostante ciò: non si sono fatti sentire. Non si sono assunti la responsabilità in alcun modo, nemmeno quella sera”, ha raccontato ancora riferendosi ai Moretti, verso i quali prova inevitabilmente rabbia. Lei lavorava in quel locale come fotografa per immortalare le serate e anche quella sera stava svolgendo il suo dovere e quando è riuscita a uscire dal locale, racconta di aver incontrato Jessica Moretti: “Stava lì e piangeva mentre guardava il suo bar che bruciava – senza prestare aiuto. Non si curava dei feriti, non cercava acqua.
Stava semplicemente lì”. Ora il suo pensiero va a quando riuscirà finalmente a essere dimessa dall’ospedale per tornare a casa: “Non appena sarà possibile, deporrò dei fiori per le vittime a Crans-Montana. Penso a loro ogni giorno”.