La tragedia di Crans-Montana ha sconvolto l'Europa, che in queste ore si è messa a totale disposizione della Svizzera per offrire il proprio supporto in un momento di massima emergenza per il Paese, che sta vivendo uno dei suoi momenti più drammatici. Quanto accaduto nel locale del canton Vallese nella notte di Capodanno ha probabilmente ridimensionato l'idea collettiva della Confederazione elvetica, che nell'immaginario comune è spesso vista come il Paese perfetto ma che, in fondo, vive e subisce gli stessi problemi di tanti altri. Il direttore de il Giornale Tommaso Cerno ha commentato quanto accaduto a Crans-Montana in diretta con il Tg4, sottolineando che "ci colpisce molto questo fatto che la Svizzera, che nel nostro immaginario è il Paese perfetto si mostri, invece, così incapace: prima di evitare una tragedia che magari non poteva essere completamente evitata ma poteva avere certamente un esito differente".
Abbiamo sentito, ha proseguito il direttore, "il comandante dei vigili del fuoco: ci troviamo di fronte a un luogo che viene adibito a una festa di ragazzi molto giovani dove, senza che avvenga nulla di incredibile, non è esplosa una caldaia, non è avvenuto un incidente imprevedibile ma attraverso gli oggetti della festa, quelli che milioni di persone in quelle stesse ore, in quegli stessi minuti, in Italia, in Germania, in Francia, avevano in mano, in un contesto senza sicurezza e senza prevenzione, si trasformano in una gigantesca trappola mortale". Dopo questa trappola, è la riflessione del direttore Cerno, "la tragedia della morte che colpisce decine e decine di ragazzi e tantissimi feriti, oltre 110, 115 feriti, che quindi ci danno l'idea di un dramma che non ha precedenti. E i soccorsi che non arrivano in tempo, gli ospedali che non bastano". Insomma, è la conclusione di Tommaso Cerno, la Svizzera è "un luogo completamente diverso da quello che abbiamo sempre immaginato".
Il direttore è poi intervenuto anche sul caso del giovane turista romano che, in vacanza a Napoli per il Capodanno, in un primo momento ha perso tre dita nell'esplosione di un petardo, quindi si è fatto dimettere dopo essere stato operato e poche ore dopo è tornato nello stesso ospedale perché un altro petardo lo ha colpito in faccia, facendogli perdere anche un occhio. "Il danno, che non auguriamo a nessuno, le ferite, almeno le ha fatte su se stesso" a differenza della tragedia in Svizzera e di chi, invece, "mette a rischio la vita degli altri".
È chiaro, ha aggiunto, "che questo comportamento mostra un protagonismo in questi momenti di festa, che rischiano davvero di trasformare in tragedia anche la vita di persone che non hanno intenzione di mettere a rischio nulla della propria vita, o che si fidano degli altri. E quindi forse dovremmo tutti riflettere sul fatto che, perché sia festa, deve essere festa anche per chi non ha nessuna voglia di fare l’eroe o di farci vedere quanto è bravo con questi terrificanti botti".