Non sto a farla tanto lunga come la stanno facendo tanti che amano gli psicodrammi tecnologici, però ne scrivo lo stesso perché lo trovo comico. Notizia allarmatissima fresca fresca: Mrinank Sharma, responsabile della ricerca sulla sicurezza di Anthropic (una delle aziende più avanzate nel campo dell’intelligenza artificiale) si è dimesso lanciando l’ennesimo allarme: il mondo è in pericolo, la tecnologia corre più veloce della nostra capacità di controllarla.
Si sarà visto per l’ennesima volta Terminator, si sarà ubriacato insieme a Amodei, non lo so, diciamo comunque che nel mondo dell’AI queste lettere di dimissioni apocalittiche stanno diventando quasi un genere letterario, bisognerebbe farne un libro di fantascienza o almeno un film (entrambi di serie b).
In ogni caso ma come, ti dimetti proprio ora che milioni di persone stanno lasciando ChatGPT perché credono sia guerrafondaia in favore di Claude, il pacifista? Ma la parte interessante e appunto più comica arriva dopo: Sharma ha annunciato che tornerà nel Regno Unito per dedicarsi alla scrittura e, in particolare, udite udite, alla poesia! Se ne deduce che comunque Anthropic lo pagasse molto bene per permettergli di andarsene e non fare niente, e che crea una scena, una scenetta da serie Netflix tecnoromantica, piuttosto perfetta: uno degli ingegneri che dovrebbe proteggerci dalle macchine decide di lasciare tutto per scrivere versi.
Cioè il mondo è in pericolo e tu ti metti a fare il poeta, di cui siamo già strapieni (ovunque tu sia ti giri intorno e ci sono minimo dieci poeti) e che non servono a nulla, alla letteratura men che meno. Fine (del mio commento, e di Sharma soprattutto).