Politica estera

L'avamposto che fa gola a Pechino: ecco il vertice della tensione

Thitu, la seconda isola più grande delle contese Spratly, è pronta ad essere modernizzata dalle Filippine. La Cina, tuttavia, rivendica l'intera area marittima

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Una piccola isola controllata dalle Filippine, finita nel mirino del Dragone e situata a circa 30 chilometri da una base militare cinese 12 volte più grande. I riflettori sono puntati su Thitu, la seconda isola più grande delle contese Isole Spratly, che ospita poco più di 200 tra civili e militari in appena 33 ettari. Manila si sta affrettando a versare miliardi di pesos per migliorarla, così da far valere la propria sovranità su di essa e allontanare qualsiasi ombra cinese. Il governo filippino è tuttavia preoccupato per l’assertività mostrata dalla Cina, che può contare nelle immediate vicinanze di Thitu su una struttura strategica dislocata su Subi Reef, altra scogliera appartenente alle Spratly.

La preoccupazione di Manila

Considerando che il Dragone gestisce 27 avamposti simili nei paraggi – dotati di porti, piste e altre infrastrutture volte a far valere le sue pretese nel Mar Cinese Meridionale – e che negli ultimi mesi le scintille tra Filippine e Cina si sono moltiplicate, si capisce perché Manila sia preoccupata.

Nel corso dell’ultimo anno il presidente filippino Ferdinand Marcos Jr. si è mosso per far valere i diritti marittimi del suo Paese, sostenuto dagli Stati Uniti. Durante una recente visita a Thitu – conosciuta anche come “Pagasa”, traducibile in speranza – organizzata dalla Guardia costiera filippina, i giornalisti invitati hanno visto in prima persona quanto sia sottosviluppata la zona più occupata delle Filippine nel mare conteso con la Cina. Gran parte dell'isola è ancora sterrata, il segnale telefonico è difficile da trovare e la linea internet va a intermittenza. Data la sua posizione – a quasi 450 chilometri dalla provincia continentale di Palawan – i residenti a volte aspettano giorni interi per ricevere beni di prima necessità come pasta, caffè e sapone. La nuova stazione di monitoraggio della guardia costiera filippina, ha spiegato il South China Morning Post, sembra in gran parte rudimentale.

In ogni caso, Manila appare determinata a mantenere una presenza civile e militare a Thitu. Gli aerei ora possono atterrare su una pista aggiustata e ingrandita. Sono stati costruiti in loco anche un molo di sbarco e un porto, mentre l’area dovrebbe essere presto dotata di un secondo porto navale e vari radar. "La nostra strategia generale prevede il miglioramento continuo delle strutture, gli sforzi di modernizzazione e il rafforzamento delle risorse e delle capacità (locali ndr)", ha detto il portavoce militare filippino, il colonnello Francel Margareth Padilla.

Le ombre della Cina

I tentativi delle Filippine di sviluppare Thitu probabilmente susciteranno l’opposizione della Cina, che mantiene una sorveglianza costante sull’isola e la sua guardia costiera, attivissima, nelle immediate vicinanze. "Sono così arrabbiato con la Cina, perché quest'isola è nostra. Ma a volte si avvicinano ancora con le loro barche e agiscono in modo molto aggressivo", ha raccontato Erwin J. Dela Cruz, un ufficiale della guardia costiera filippina di stanza sull'isola di Thitu, a Npr.

Thitu, come detto, è ​​una delle più grandi isole Spratly nel Mar Cinese Meridionale, alcune delle quali non sono altro che un frammento di barriera corallina esposta. Ma le loro dimensioni ridotte smentiscono la loro importanza strategica: le isole si trovano infatti al centro di ricche zone di pesca e vicino a rotte commerciali marittime cruciali.

Oltre alle Filippine, Vietnam, Taiwan e Malesia sono alcuni altri pretendenti delle isole e delle acque territoriali che le circondano. Tuttavia, la Cina è di gran lunga il principale concorrente territoriale e rivendica quasi tutte le acque del Mar Cinese Meridionale.

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