La tragedia avvenuta nella notte di Capodanno a Crans-Montana ha riacceso i riflettori sul tema della sicurezza nei locali notturni. L’incendio che ha devastato il lounge bar Le Constellation ha causato la morte di almeno 47 persone, in gran parte giovani, e un centinaio di feriti gravi. Mentre le indagini sono in corso, emergono interrogativi sulle caratteristiche strutturali del locale e sulle misure di prevenzione adottate.
Il bar è di proprietà di Jacques e Jessica Moretti, cittadini francesi che lo gestivano dal 2015. Entrambi sono sopravvissuti al rogo. Secondo quanto riferito dall’emittente francese Bfm, la donna “era presente quando è scoppiato l’incendio” ed è “ustionata a un braccio”. Il marito, invece, non si trovava nel locale al momento dei fatti, ma in uno degli altri due esercizi commerciali che la coppia possiede nella rinomata località sciistica svizzera.
Le Constellation era considerato uno dei punti di riferimento della vita notturna di Crans-Montana. Aperto come caffè durante il giorno e trasformato in bar e discoteca la sera, poteva ospitare fino a circa 300 persone ed era frequentato soprattutto da un pubblico giovane e internazionale. Dj set, atmosfera festosa e un’estetica curata lo avevano reso un luogo molto noto per l’après-ski, come certificato anche da guide turistiche e recensioni online.
Dal punto di vista strutturale, il locale si sviluppava su due livelli. Dall’ingresso si accedeva a una terrazza coperta e chiusa, che conduceva al piano principale con il bancone e a una scala diretta al seminterrato. Al piano inferiore erano presenti un secondo bar e tavoli disposti lungo le pareti. È proprio questa configurazione a sollevare oggi le principali perplessità sotto il profilo della sicurezza.
In base alle informazioni disponibili, il piano sotterraneo disponeva di una sola via di accesso e di uscita. In una situazione di emergenza, soprattutto in un ambiente affollato e rapidamente invaso dal fumo, una simile caratteristica può rendere estremamente difficile l’evacuazione. “Non c’erano vie di fuga, l’unica uscita era una scala e si sono messi là” quanto raccontato da Battista Medde, lavoratore stagionale di Olliena che si trovava sul posto subito dopo l’esplosione nel locale. Un ulteriore elemento di attenzione riguarda l’ampio utilizzo di legno nell’arredamento, in linea con lo stile alpino del bar ma potenzialmente critico in caso di incendio. Anche questi aspetti dovranno essere oggetto di verifiche tecniche da parte degli inquirenti.
Il quotidiano svizzero Blick ha ricordato che il locale aveva ottenuto un punteggio di 6,5 su 10 nelle valutazioni sulla sicurezza. Secondo il giornale, dietro l’immagine glamour del bar “emergono indizi di potenziali carenze in termini di sicurezza: una sola via non solo d'uscita ma anche di accesso al seminterrato, che avrebbe ostacolato l'evacuazione in caso di emergenza. Inoltre, era arredato con molti elementi in legno e aveva un'area separata per fumatori. Fattori che oggi, a posteriori, appaiono particolarmente critici”.
Sempre Blick cita video promozionali girati prima della tragedia, nei quali si vedono clienti maneggiare bottiglie di champagne con “fuochi d'artificio accesi” e “secchi pieni di questi oggetti in fiamme sulle spalle”. Immagini che hanno alimentato le speculazioni sulle possibili cause dell’incendio, con polemiche veementi in rete. Sulla questione è intervenuto anche Erich Frey, esperto svizzero di pirotecnica, che ha analizzato i filmati della notte dell’incendio. Secondo Frey, gli oggetti visibili nei video non erano bengala: “Quelle sono stelle filanti, le cosiddette fontane da festa. Le fiamme vanno solo in una direzione: verso l'alto”. Inoltre, ha spiegato che “queste fontane devono sempre essere ad almeno un metro di distanza dalle superfici. Chiaramente, non era questo il caso”. Frey ha ricordato che “chiunque in Svizzera voglia accendere un fuoco d’artificio deve avere più di 18 anni e i prodotti devono avere l'approvazione svizzera”.
Secondo l’esperto, la presenza di materiali infiammabili avrebbe aggravato ulteriormente la situazione. Le riprese mostrano un soffitto rivestito con un materiale simile alla schiuma, probabilmente utilizzato per l’isolamento acustico. Per Frey, “la combinazione di fontane per feste e materiale infiammabile è stata altamente negligente", L’esperto ha inoltre sottolineato che “in Svizzera, le aziende devono assicurarsi che non vi siano materiali infiammabili nelle vicinanze” e che anche l’imprenditore ha una responsabilità diretta, così come l’obbligo di garantire la presenza di estintori funzionanti.
Un altro aspetto emerso riguarda l’età dei clienti. A differenza di molti locali notturni, Le Constellation consentiva l’accesso anche ai sedicenni. Lo riportano diversi media francofoni, tra cui Bfm Tv, che ha intervistato un ragazzo di 13 anni. “La maggior parte delle discoteche accetta solo maggiorenni e questo era il solo bar in cui si poteva andare a 16 anni” ha raccontato Adrien. Ma, secondo il giovane, “non c'erano solo sedicenni, minorenni e questo già è grave, ma anche ragazzini più giovani che dicevano `tanto non controllano´. Per questo temo che quando avremo un bilancio finale ci saranno molti minorenni”.
Gli esperti non hanno dubbi: quella di Crans-Montana è un dramma che si poteva evitare. La Società italiana di medicina ambientale (Sima) e Green Building Council Italia non hanno utilizzato troppi giri di parole parlando di “tragedia evitabile”. Un locale sotterraneo affollatissimo, soffitti e rivestimenti in legno e materiali altamente combustibili, una scala stretta come unico collegamento con l’esterno: sono sufficienti alcune scintille per innescare il materiale soprastante. “Ma com’è possibile che, nel 2026, in spazi chiusi e affollati si continui a usare fiamme libere, botti, fontane pirotecniche e altri dispositivi infiammabili come se fosse un gioco innocuo?” il quesito posto dagli esperti e riportato da Lapresse. "Siamo vicini ai parenti delle vittime e se vogliamo che Crans-Montana non diventi solo un altro nome in un elenco di stragi, alcune regole minime, basate sull’evidenza tecnica e scientifica, dovrebbero essere considerate non negoziabili in qualunque ambiente indoor destinato al pubblico” le parole del presidente Sima Alessandro Miani. Secondo l’esperto serve “tolleranza zero per pirotecnici e fiamme libere in locali chiusi affollati. Scelta rigorosa dei materiali interni. Soffitti, pannelli fonoassorbenti, tendaggi e arredi devono essere certificati per resistenza al fuoco e bassa emissione di fumi tossici. Le schiume e i rivestimenti facilmente infiammabili non dovrebbero avere spazio in contesti ad alta affluenza. Progettazione reale delle vie di fuga. Più uscite, chiaramente segnalate e sempre sbloccate; scale e corridoi sgombri; illuminazione di emergenza efficiente; esercitazioni periodiche per staff e verifiche indipendenti della capienza. Controlli e sanzioni effettive". “La sicurezza delle persone non può essere oggetto di compromessi, né subordinata a logiche meramente estetiche e commerciali" la conclusione di Fabrizio Capaccioli, presidente di Green Building Council Italia: "Riteniamo indispensabile promuovere una cultura della progettazione responsabile, basata su competenze tecniche, evidenze scientifiche e controlli efficaci”.