La decisione della Knesset di istituire un tribunale militare speciale per processare i presunti responsabili degli attacchi del 7 ottobre 2023 segna una svolta significativa nella gestione giudiziaria di uno degli eventi più traumatici della storia recente israeliana.
Il provvedimento è stato approvato con 93 voti favorevoli e nessun contrario dalla Knesset, il parlamento composto da 120 seggi, a testimonianza dell'ampio consenso a favore della punizione dei responsabili del più grave attentato nella storia di Israele. I restanti 27 parlamentari erano assenti o si sono astenuti dal voto.
Il tribunale avrà competenza su centinaia di militanti palestinesi catturati durante e dopo l’attacco e potrà giudicare reati che spaziano dai crimini di guerra al genocidio, includendo anche la possibilità della pena capitale.
Un tribunale straordinario
La legge nasce con l’obiettivo dichiarato di garantire giustizia per le vittime dell’attacco del 7 ottobre, che ha causato oltre 1.200 morti, in gran parte civili, rappresentando il giorno più letale nella storia di Israele.
Il nuovo tribunale sarà composto da tre giudici e avrà sede a Gerusalemme. I procedimenti saranno pubblici e, per le udienze principali, anche trasmessi in diretta. Gli imputati potranno partecipare in presenza solo in alcune fasi, mentre il resto delle sessioni avverrà da remoto.
Il provvedimento riguarda circa 200-300 sospetti combattenti detenuti da Israele, alcuni dei quali non sono ancora stati formalmente incriminati. Per il governo israeliano, la creazione del tribunale rappresenta un passaggio necessario per “ristabilire giustizia” e contribuire alla ricostruzione del tessuto sociale dopo il trauma nazionale.
Pena di morte e garanzie: le criticità giuridiche
Uno degli aspetti più controversi riguarda la possibilità di applicare la pena di morte. Il codice penale israeliano la prevede per alcuni reati estremi. Negli ultimi mesi, tuttavia, Israele ha già discusso e approvato norme più severe contro il terrorismo, suscitando critiche internazionali. Organizzazioni e governi europei hanno espresso preoccupazione per il rischio di applicazioni discriminatorie e per il rispetto del giusto processo, mentre gli Stati Uniti hanno invitato a garantire standard legali adeguati.
Anche esperti di diritto internazionale hanno sollevato dubbi: un tribunale militare, pur legittimo in determinate circostanze, potrebbe limitare le garanzie procedurali e alimentare il rischio di “processi simbolici” o politicizzati. Gli oppositori del disegno di legge sostengono, inoltre, che la trasmissione in diretta streaming dei procedimenti prima che venga accertata la colpevolezza rischierebbe di trasformare i processi in uno spettacolo. Hanno sollevato dubbi sull'attendibilità delle prove che potrebbero essere presentate, affermando che potrebbero essere state estorte con metodi di interrogatorio brutali.
"Questo è uno dei momenti più importanti dell'attuale Knesset", ha dichiarato il ministro della Giustizia israeliano Yariv Levin dopo il voto. "Dalla terribile strage, ci siamo sollevati per adempiere al nostro obbligo morale di consegnare i responsabili alla giustizia", ha chiosato.
L’esigenza di un tribunale speciale secondo Israele
Il disegno di legge è stato presentato congiuntamente dal parlamentare della coalizione Simcha Rothman del Partito del Sionismo Religioso e dalla deputata dell'opposizione Yulia Malinovsky del Partito Yisrael Beiteinu. Rothman ha dichiarato che la legge invia "un messaggio chiaro e inequivocabile" ai nemici di Israele. "Lo Stato di Israele non dimenticherà e non perdonerà", ha affermato. "Coloro che hanno massacrato, ucciso, violentato e rapito cittadini israeliani saranno processati e pagheranno il prezzo più alto", ha tuonato.
Una disposizione fondamentale impedirà che chiunque venga condannato nell'ambito di tale accordo venga rilasciato in futuri scambi di prigionieri o accordi diplomatici. I sostenitori sostengono che l’esigenza specifica nasca dal fatto che l'attuale sistema giudiziario israeliano non sia concepito per gestire crimini di tale portata.
La legge israeliana consente ai giudici, in determinate circostanze, di discostarsi dalle procedure probatorie standard.
Prevede inoltre un processo di appello automatico in tutti i casi di condanna a morte, anche se l'imputato decidesse di non presentare ricorso. L'unica persona mai giustiziata da Israele, a oggi, è stata Adolf Eichmann, uno dei principali artefici dell'Olocausto. Fu impiccato nel 1962 dopo essere stato condannato per genocidio e crimini contro l'umanità.