La voce più drammatica dell'inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni trovata senza vita il 9 febbraio scorso a Bordighera, è quella della sorella maggiore. Nove anni appena, ma un racconto che ha contribuito in modo decisivo a ricostruire le ultime ore di vita della bambina e il contesto di presunti maltrattamenti che gli investigatori ritengono andasse avanti da tempo. Dalle dichiarazioni raccolte in ambiente protetto emerge il quadro di una bambina in evidente stato di sofferenza, mentre i tentativi delle sorelle maggiori di attirare l'attenzione degli adulti sarebbero rimasti senza risposta.
"Aveva il corpo viola e la testa le cadeva"
Tra i passaggi più sconvolgenti della testimonianza c'è la descrizione delle condizioni fisiche di Beatrice. "Più la tenevi su e più la testa cadeva in avanti. Aveva tutto il corpo viola e le labbra viola. Già lì stava molto male". Secondo il racconto della sorella, i segnali di un grave malessere sarebbero comparsi già nella serata del 7 febbraio, quando le tre bambine si trovavano a Perinaldo, nell'abitazione di Emanuel Iannuzzi, compagno della madre. La bambina ha raccontato agli investigatori di aver sentito la sorellina urlare mentre si trovava con l'uomo e di averla vista vomitare ripetutamente. Insieme all'altra sorella avrebbe cercato di richiamare l'attenzione degli adulti presenti in casa, senza però ottenere alcun intervento.
Le urla dal bagno e il sangue dal naso
La mattina seguente, sempre secondo quanto riferito dalla bambina, la situazione sarebbe ulteriormente peggiorata. La piccola Beatrice sarebbe stata portata in bagno da Iannuzzi. La sorella ricorda di aver sentito le sue urla. "La sentivo urlare e lui diceva: 'stai zitta, che non è niente'". Quando lei e la sorella di sette anni riuscirono a entrare nel bagno, la scena che si trovarono davanti sarebbe stata inquietante. Beatrice, secondo il racconto, perdeva sangue dal naso, aveva gli occhi chiusi e il capo ciondolante. La bambina ha inoltre riferito di aver controllato più volte le condizioni della sorella mentre era distesa sul letto. "Se le alzavo un braccio e poi lo lasciavo, cadeva giù". Nonostante i sintomi descritti, secondo l'accusa nessuno avrebbe richiesto l'intervento dei soccorsi o assistenza medica.
Le condizioni terribili della bambina
Nel corso della giornata le condizioni della bambina sarebbero precipitate ulteriormente.La sorella ha raccontato che durante alcune manovre praticate sulla piccola, "Bea sputava carne". In serata avrebbe inoltre notato una ferita sul mento della sorellina. Elementi che si aggiungono a un quadro che gli inquirenti definiscono di estrema gravità e che avrebbe richiesto un immediato intervento sanitario.
Il viaggio verso Bordighera con la piccola già morta
La mattina successiva, secondo il racconto della bambina, lei e la sorella furono svegliate da Emanuel Iannuzzi. "Non andate a scuola perché è successo un casino". Poco dopo Beatrice sarebbe stata caricata in automobile, avvolta in una coperta rossa. "Non si vedeva il viso". Secondo quanto emerge dagli atti dell'inchiesta, durante il tragitto verso Bordighera la madre e il compagno avrebbero detto alle due bambine di non raccontare di essere state a Perinaldo e di non dire di conoscere l'uomo. Quando i soccorritori arrivarono nell'abitazione di Bordighera, però, per la piccola non c'era ormai più nulla da fare. Gli investigatori ritengono che fosse morta già da diverse ore.
Le accuse alla madre
Accanto al racconto delle sorelline, le indagini si sono concentrate sulla posizione della madre della bambina, Emanuela Aiello, 44 anni. Secondo gli inquirenti la donna non sarebbe responsabile soltanto di aver maltrattato la figlia, ma anche di aver assistito senza intervenire alle violenze che sarebbero state commesse dal compagno. Nell'ordinanza viene contestato alla donna di aver lasciato spesso sole le tre figlie per raggiungere il compagno, di aver rimproverato le bambine più grandi con insulti e bestemmie quando la disturbavano durante le telefonate e soprattutto di aver negato assistenza medica alla piccola Beatrice nonostante le sue condizioni. Già nelle prime fasi dell'inchiesta una testimone aveva riferito ai carabinieri che Emanuela Aiello era solita "picchiare quotidianamente" la figlia più piccola e l'aveva definita una "madre violenta". Le successive indagini hanno inoltre portato a ricostruire un contesto di presunti maltrattamenti nei confronti della bambina di due anni e di coercizione psicologica sulle due sorelle maggiori.
Le bugie e i tentativi di depistaggio
Un altro elemento che ha pesato nell'inchiesta riguarda le numerose contraddizioni emerse nei racconti forniti dalla madre agli investigatori. La mattina del 9 febbraio la donna aveva chiamato il 112 sostenendo di aver trovato la figlia priva di sensi nella culla e che le condizioni della bambina fossero riconducibili a una caduta avvenuta due giorni prima. Una versione che, secondo gli investigatori, sarebbe stata smentita dai rilievi effettuati sul corpo della piccola e dagli accertamenti successivi. Il medico del 118 aveva infatti annotato la presenza di una iniziale rigidità cadaverica della mandibola e di numerose lesioni, escoriazioni ed ematomi incompatibili con la ricostruzione fornita dalla donna. Le verifiche effettuate attraverso telecamere di videosorveglianza e sistemi di lettura targhe hanno inoltre consentito ai carabinieri di ricostruire gli spostamenti della madre nella mattina del decesso. Secondo gli accertamenti, la donna sarebbe partita da Perinaldo poco prima delle 8 per raggiungere Bordighera. Per gli inquirenti, tuttavia, Beatrice era già morta da circa sei ore e il corpo sarebbe stato trasportato in auto avvolto in una coperta rossa. Nell'ordinanza si parla di una "sequenza di menzogne e contraddizioni" messa in atto dalla donna nel tentativo di allontanare da sé e dal compagno ogni sospetto. Secondo il giudice, la madre avrebbe manifestato "un'inquietante tendenza a camuffare o addirittura a distorcere i dati di realtà secondo la propria convenienza".
Le fotografie choc
Le indagini hanno portato alla luce un contesto che gli inquirenti descrivono come segnato da maltrattamenti, violenze e abbandono. Tra gli elementi raccolti figurano anche alcune fotografie trovate nel telefono di Emanuel Iannuzzi. Secondo quanto emerso dall'inchiesta, le immagini mostrerebbero la piccola coperta di lividi e, in un caso, costretta a fumare una sigaretta mentre piange, con gli adulti presenti che ridono. Un materiale che ha contribuito a delineare quello che la procura considera un quadro indiziario particolarmente grave.
Gli interrogatori di garanzia
La vicenda giudiziaria vivrà un passaggio decisivo domani, 1 giugno. Emanuel Iannuzzi, arrestato nelle scorse ore, comparirà davanti al giudice per l'interrogatorio di garanzia. In aula sarà presente anche Emanuela Aiello, già detenuta dal mese di febbraio. Per entrambi l'accusa è quella di maltrattamenti aggravati dalla morte della bambina. Gli investigatori parlano di un quadro caratterizzato da mesi di presunte violenze, abusi e omissioni, mentre restano attesi gli esiti definitivi della relazione dei Ris e della consulenza medico-legale. Nel frattempo, le parole delle due sorelline continuano a rappresentare uno degli elementi più importanti dell'inchiesta.
Un racconto che descrive gli ultimi giorni di vita della piccola Beatrice e che potrebbe rivelarsi determinante per accertare responsabilità e dinamica dei fatti che hanno portato alla morte della bambina di appena due anni.