L’avviso di chiusura indagini non è ancora arrivato dalla procura di Pavia per il caso di Garlasco e probabilmente serviranno ancora diverse settimane. Tuttavia il Tg1 questa sera ha dato in anteprima esclusiva un’indiscrezione che, se confermata, potrebbe ribaltare completamente quanto finora cristallizzato dalla sentenza di Cassazione, che ha condannato in via definitiva Alberto Stasi per l’omicidio dell’allora fidanzata, Chiara Poggi. Pare, infatti, che nella consulenza depositata dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo ci siano segni di colluttazione: la vittima, quindi, avrebbe lottato con il suo assassino, o i suoi assassini, perché anche questo è un elemento al centro dell’indagine.
Andrea Sempio, infatti, è attualmente indagato per omicidio in concorso con Alberto Stasi (passaggio necessario in considerazione della condanna definitiva) o con altre persone. Si tratta di un’ipotesi di reato provvisoria che quando e se ci sarà il rinvio a giudizio verrà probabilmente modificata. Ma, intanto, la procura già da mesi ha sottolineato la possibilità che possa esserci stata più di una persona sulla scena del crimine. Secondo quanto riferito dal telegiornale di Rai Uno, quindi, la dinamica che la consulente della procura avrebbe ricostruito si discosta ampiamente da quella finora nota, che vede Chiara Poggi aggredita senza che potesse difendersi. Al contrario, l’allora 26enne avrebbe lottato a lungo contro il suo assassino mentre veniva colpita. Quindi, l’aggressione e l'omicidio sarebbero avvenuti in più fasi, fra il piano terra e le scale della villetta di via Pascoli e l’'assassino si sarebbe anche fermato a guardare il corpo di Chiara sull'ultimo scalino.
Va tutto confermato, attualmente si tratta di indiscrezioni, quindi serve molta cautela, ma il Tg1 ha reso noto nell’edizione delle 20 che mentre la giovane veniva colpita, forse con un martello, avrebbe ingaggiato una violenta colluttazione con il suo assassino. Sul corpo di Chiara Poggi, infatti, non ci sarebbero infatti solo ferite provocate dall'arma del delitto ma anche ecchimosi, lividi e abrasioni su braccia e gambe: questo indurrebbe a credere che la vittima non si sia soltanto protetta ma avrebbe tentato di difendersi dal suo aggressore.
Questa consulenza va a inserirsi in un quadro investigativo molto preciso perché, se tutto venisse confermato, le tracce di Dna trovate sotto le unghie della 26enne potrebbero avere un significato ben preciso. E sotto quelle unghie non è stata trovata traccia di Alberto Stasi.