Ogni nuovo dettaglio emerso sul delitto di Federica Torzullo, ha pesato come un macigno sui genitori di Claudio Carlomagno, trovati impiccati nella loro abitazione pochi giorni dopo la confessione del figlio. Una tragedia familiare che ha coinvolto vicini, conoscenti e l’intera comunità, lasciando una scia domande e sospetti.
I dubbi su Pasquale Carlomagno
La mattina del delitto, avvenuto probabilmente nella notte, Pasquale Carlomagno, il padre di Claudio, si era recato alla villetta di via Costantino, dove abitavano il figlio insieme alla moglie Federica. Le telecamere di sicurezza dell’abitazione lo riprendono davanti al cancello poco dopo le sette, nella vana attesa che qualcuno gli apra. Claudio Carlomagno, nei successivi interrogatori, avrebbe raccontato versioni contraddittorie, sostenendo di essere andato lì solo per ritirare le chiavi dell’azienda, ma in realtà in quei minuti stava ripulendo la scena del crimine e, mezz’ora dopo, avrebbe portato fuori il cadavere della moglie nel bagagliaio.
Rapporti tesi tra padre e figlio
Il rapporto tra padre e figlio non era mai stato facile, pur lavorando insieme nella ditta di movimentazione terra. Pasquale, però fornì involontariamente un alibi al figlio agli occhi delle autorità, dichiarando che quella mattina Claudio era al lavoro. Un dettaglio che ha complicato le indagini, rendendo inevitabile un’analisi più approfondita dei rapporti familiari, senza però trovare riscontri che possano far pensare a una complicità consapevole del padre.
L’impatto della vicenda sulla madre
Due giorni dopo il ritrovamento del cadavere, la carriera politica della madre di Claudio, Maria Messenio, poliziotta in pensione e assessore ad Anguillara, subì un arresto definitivo. La donna aveva accompagnato il figlio a sporgere denuncia di scomparsa della moglie, ignara che si trattasse di una menzogna orchestrata da lui. La sua posizione pubblica divenne insostenibile, soprattutto per il ruolo di delegata alla sicurezza che ricopriva.
I sospetti dei vicini
In tutto questo gli abitanti della cittadina vicino Roma si interrogavano su come i genitori non si fossero accorti di nulla nei giorni in cui Claudio era tornato a vivere con loro, dopo il sequestro della villetta. Alcuni erano arrivati addirittura a rivolgere dure accuse e minacce, alimentando ulteriormente la pressione sulla famiglia.
Maria Messenio aveva raccontato sia ad una conoscente che al procuratore Alberto Liguori: "Da quattro anni abbiamo quasi interrotto ogni rapporto con lui. La sua nuova famiglia è quella dei suoceri, a cui è legatissimo". L’ultima conversazione di Claudio prima del delitto fu infatti con la madre della moglie, a conferma del legame che lui voleva mantenere con il mondo costruito attorno al matrimonio ormai finito.
La disperazione dei genitori
Per Pasquale e Maria, ogni nuovo dettaglio emerso sull’atrocità del delitto, ogni menzogna smascherata e ogni indizio raccolto durante la lunga settimana successiva al crimine, era diventato sempre più insopportabile. Per questo si erano barricati nella loro abitazione di via Tevere, tra autodifesa, preoccupazione per il nipote e il peso di un futuro incerto.
Il giorno dell’arresto, riuscirono a pronunciare solo una frase: "Scusateci per quello che ha fatto nostro figlio". Ma, con la parziale confessione e l’aggravarsi delle accuse nei confronti del figlio, andare avanti era diventato probabilmente impossibile.