Anguillara, la piccola cittadina vicino Roma, è ancora scossa dalla tragedia che ha visto protagonisti Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, trovati impiccati nella loro abitazione. La coppia, entrambi sopraffatti dalla vergogna e dalla paura del giudizio pubblico, aveva cercato di mantenere un profilo basso dopo la confessione del figlio Claudio: "Sì, ho ucciso mia moglie Federica Torzullo". Una rivelazione che ha fatto crollare il fragile equilibrio familiare e ha spinto i genitori verso l’estremo gesto.
Giorni di fuga e anonimato
Chi li ha incrociati negli ultimi giorni li descrive come figure evanescenti, quasi fantasmi. Pasquale si era ritirato completamente dalla vita pubblica, mentre Maria, ex poliziotta e assessore alla Sicurezza del Comune, cercava di nascondersi tra la gente. Per muoversi nel paese senza essere riconosciuta, indossava occhiali scuri e parrucca, evitando contatti diretti e eludendo le domande dei giornalisti, che per giorni hanno circondato la sua abitazione.
La donna cercava così di difendersi non solo dal giudizio della comunità, ma anche dagli attacchi social che continuavano a sommergerla di insulti, molti dei quali di una violenza inaudita. Commenti come "Hai generato un pezzo di…" erano solo alcuni dei messaggi offensivi comparsi sul suo profilo Facebook.
Le scelte della madre
Il 9 gennaio Maria aveva accompagnato il figlio alla caserma dei carabinieri per denunciare la scomparsa della moglie, ospitandolo poi nella casa di via Tevere dopo il sequestro della residenza di via Costantino, teatro dell’omicidio. La vicenda aveva iniziato a prendere contorni drammatici, il ritrovamento del corpo di Federica, il 18 gennaio, sepolto a pochi passi dall’azienda di famiglia, segnò il punto di non ritorno.
Quel giorno Maria scrisse anche un breve messaggio alla famiglia della vittima, esprimendo parole di scuse per quanto accaduto. La donna spiegò di avere rapporti limitati con il figlio da anni: "Con lui non ho contatti da quattro anni – raccontò a una confidente – perché Claudio sta sempre con i suoceri ed è praticamente diventato loro figlio". Nonostante le parole concilianti, le scuse non furono sufficienti a fermare l’ondata di polemiche e giudizi.
Le "dimissioni" e le polemiche politiche
Il martedì successivo al ritrovamento del corpo di Federica, Maria Messenio si dimise dall’incarico di assessore alla Sicurezza del Comune di Anguillara. Nella lettera, motivata anche dall’epilogo della vicenda familiare, la decisione venne presentata come un atto dovuto. Tuttavia, la missiva non è mai stata visionata dai consiglieri di opposizione, nonostante le richieste formali di accesso agli atti, generando ulteriori polemiche politiche. C’era chi era pronto a rivolgersi persino al prefetto per ottenere copia della lettera.
Le dimissioni non hanno però fermato la pressione pubblica, Maria Messenio ha continuato a ricevere commenti offensivi sui social, costringendola a muoversi nel paese con travestimenti e mantenendo un profilo basso. L’ansia per il giudizio e la diffidenza verso la comunità hanno contrassegnato gli ultimi giorni della donna.
Il quadro giudiziario
Sul fronte giudiziario, restano molti interrogativi aperti. Non è chiaro se i genitori abbiano in qualche modo aiutato o coperto il figlio nelle ore successive al delitto. La ricostruzione degli investigatori indica che la mattina del 9 gennaio il furgone di Pasquale era parcheggiato sotto casa del figlio intorno alle 7:08, mentre si stava consumando l’omicidio. L’uomo ha citofonato e chiamato più volte Claudio, per poi allontanarsi alle 7:17. Poco dopo, il figlio ha trasportato il corpo della moglie nella propria auto, nascondendolo nel bagagliaio. Le indagini dovranno chiarire fino a che punto la coppia fosse coinvolta o consapevole delle azioni del figlio e se abbia avuto un ruolo nel tentativo di occultare il delitto.
L’ultima parola, la lettera all'altro figlio
L’ultimo gesto di questa vicenda è una lettera indirizzata all’altro figlio, Davide.
Al suo interno, la coppia prova a spiegare le ragioni del gesto estremo, cercando di dare un senso a una vicenda segnata da dolore, colpa e tragedia familiare. Una vicenda che ha lasciato l’intera comunità di Anguillara incredula, interdetta e profondamente addolorata.