Un ammanco di soli 30 euro all’origine della lite che avrebbe portato all’uccisione di Michelangelo Scamarcia, uomo di 67 anni, che il 1° maggio è stato ritrovato morto ma la cui sparizione risaliva ormai a due mesi prima. È questa la tesi degli inquirenti che hanno interrogato e ottenuto la confessione dell’omicida, il 42enne cinese Wei Lin.
Cosa è emerso
Il corpo di Scamarcia è stato ritrovato in evidente stato di decomposizione nelle scorse ore:. come detto, per il delitto è già stato fermato e interrogato il titolare del negozio “Moda Casa” che ha confessato di aver soffocato la vittima con un sacchetto di plastica. Secondo gli inquirenti, l’uomo sarebbe morto almeno un paio di settimane fa se non addirittura il giorno della sua scomparsa.
Il ruolo della carta di pagamento
A occuparsi delle indagini sono i carabinieri della Stazione di Carbonara e dalla Compagnia di San Paolo che si sono messi a lavoro dopo che il fratello della vittima aveva, molte settimane fa (era il 2 aprile), denunciato la scomparsa. Durante i rilievi è emerso che la carta del reddito di inclusione intestata a Scamarcia è stata utilizzata dall’assassino il quale ha spiegato ai carabinieri di essersi messo d’accordo con la vittima per dei pagamenti effettuati nel suo negozio.
Da dove nasce la discussione
Da qui si ipotizza che la vittima sia stata uccisa per un debito di 30 euro visto che, secondo le ricostruzioni e quanto si conosce fino a questo momento, l’uomo di 67 anni avrebbe dovuto pagare 600 euro mentre il titolare del negozio doveva restituire 530 euro, tenendo con sè 70 euro come compenso per l’operazione.
Wei Lin, però, avrebbe ridato a Scamarcia soltanto 500 euro e non 530: sarebbe stata questa la miccia che avrebbe fatto iniziare una discussione tra i due sfociata con la folle violenza del cinese che, con una busta di plastica, ha prima soffocato mortalmente il cliente e poi nascosto il suo corpo in un’area all’interno del suo negozio dove poi è stato ritrovato.