Aiutano Roma per salvare l'Europa

I soldi europei arriveranno, meno incondizionati di quanto sperato ma comunque tanti, che se ben spesi - questo è un grosso punto interrogativo visto in che mani siamo - potrebbero gettare le fondamenta della ripresa

Aiutano Roma per salvare l'Europa

I soldi europei arriveranno, meno incondizionati di quanto sperato ma comunque tanti, che se ben spesi - questo è un grosso punto interrogativo visto in che mani siamo - potrebbero gettare le fondamenta della ripresa. I Paesi del Nord, Austria e Olanda in testa, alla fine hanno dovuto abbozzare un sì a denti stretti ed aprire i cordoni della borsa, non per merito dell'Italia, ma per la fermezza dei due Paesi guida dell'Unione, Germania e Francia. A salvarci sono stati infatti la Merkel e Macron che hanno fatto valere il loro peso: se andasse a fondo l'Italia - è in sintesi il loro ragionamento - a catena le conseguenze sarebbero devastanti per tutti, e comunque senza Italia non può esserci Europa.

Non che ce ne fosse bisogno, ma questa è la prova che al di fuori dell'Europa non c'è futuro soprattutto per Paesi fragili come l'Italia. Chi ancora sostiene che per noi la salvezza è uscire dall'euro e dall'Unione dovrebbe fare oggi un grosso mea culpa. Senza questi due salvagenti oggi non saremmo in grado neppure di galleggiare, figuriamoci nuotare in mare aperto con la burrasca che oggi si chiama Covid e domani chissà.

Attenzione però, le acque restano agitate anche con il portafoglio pieno. Abbiamo scampato un pericolo ma il difficile viene adesso. Ovvio che, al di là delle dichiarazioni di facciata, da oggi siamo osservati speciali e che questa è l'ultima occasione che ci viene data. Se falliremo nel riformare, programmare e spendere e investire con serietà e velocità, non saremo noi a uscire ma loro a cacciarci.

E allora c'è da chiedersi se l'attuale quadro politico di governo e se la qualità del suo personale sia all'altezza di una simile sfida. O se invece, come più probabile, non valga la pena di fare, sia pure in corsa, un tagliando generale. Nella maggioranza i nervi sono a fior di pelle, i numeri al Senato più che risicati. Basta un piccolo incidente e viene giù tutto, cosa non da escludere perché tanti soldi suscitano tanti appetiti, invidie e gelosie.

Siamo degli illusi a immaginare una novità politica salvifica? Probabilmente sì, temo il vecchio detto che recita: «Passata la festa, gabbato lo santo». Cioè che da domani si archivi il motto, di moda in queste ore, «tutti per uno» e si torni al classico «tutti contro tutti». Ovviamente, spero di sbagliarmi.

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