"Arrangiati...": la frase choc di Tadini. Cosa è successo al Mottarone

Per la strage del Mottarone nessuno dei tre attualmente indagati è in carcere e Tadini insiste sulla conoscenza dei fatti anche degli altri due, che negano di sapere del forchettone inserito

"Arrangiati...": la frase choc di Tadini. Cosa è successo al Mottarone

Dei tre incarcerati in settimana per la strage del Mottarone, solo per uno prosegue il regime di custodia cautelare. Il gip ha deciso che Luigi Nerini ed Enrico Perocchio potessero essere rilasciati senza ulteriori restrizioni. Solo per Gabriele Tadini è stato previsto il regime di detenzione domiciliare in attesa di ulteriori chiarimenti su quanto accaduto una settimana fa alla funivia che, precipitando, si è portata via 14 vite. Al momento ad assumersi le sue responsabilità è stato solo Tadini, che ricopriva il ruolo di capo servizio. Gli altri due hanno negato di essere a conoscenza dei forchettoni inseriti nel freno di emergenza e, con gli elementi a disposizione, non c'erano i presupposti per proseguire con la carcerazione cautelare.

"Nessuno mi ha detto di andare avanti con il sistema frenante disattivato, ma mi hanno detto comunque vai avanti", dice oggi Gabriele Tadini. Le indagini, che proseguono senza sosta, hanno appurato che anche la mattina dell'incidente la funivia ha mostrato problemi tali da richiedere l'intervento dell'assistenza da parte del capo servizio. La manutenzione è arrivata ma non è stata in grado di risolvere il problema. "Sostanzialmente in 20 giorni ho chiamato tre volte l'assistenza. A Perocchio (direttore di esercizio e dipendente della Leitner che si occupa della manutenzione) ho detto che andavo avanti con i forchettoni e lui non mi ha risposto. (…). Poteva immaginarlo che sarei andato avanti senza sistema di emergenza", ha dichiarato Tadini nella sua ricostruzione messa a verbale.

Poi continua: "Ho detto a Nerini (gestore dell'impianto) al telefono che mettevo i ceppi. Tre volte gliel'ho detto". Tadini l'ha dichiarato che "tutti sapevano" ma non ha dato maggiori dettagli e le testimonianze degli altri dipendenti lo smentiscono. "In occasione dell'ultima richiesta di assistenza sapevano che avrei rischiato di chiudere", ha dichiarato Tadini a verbale, rivelando anche che nell'ultimo mese la funivia ha viaggiato quasi regolarmente con i forchettoni inseriti. Si sarebbe dovuto effettuare un terzo intervento di manutenzione ma il cattivo tempo nei giorni precedenti l'incidente ha costretto al rinvio. "Ho detto a Nerini che ormai era prassi disattivare il sistema di sicurezza. Mi dicevano arrangiati. Gli altri dipendenti sapevano di viaggiare senza sistemi di sicurezza. Lo avevo ordinato io", ha concluso Tadini.

Al di là della scarcerazione, i tre restano indagati ma "non finisce qui". Queste le parole del procuratore Olimpia Bossi dopo la decisione del gip Donatella Banti Bonamici che ha di fatto ribaltato le scelte dei magistrati inquirenti. "Non cambia nulla rispetto alla nostra volontà di accertare pienamente tutte le responsabilità di coloro che hanno contribuito a causare questo tremendo incidente", ha proseguito la Bossi. L'attività di indagine continua e "da lunedì si andrà avanti a cominciare dagli accertamenti tecnici a cui abbiamo solo dato avvio con il primo sopralluogo del nostro consulente".

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