Bombe e violenze su CasaPound: è caccia al fascista

Dall'attentato a Roma del 2005 all'ultima bomba di Vallerano. Si moltiplicano gli attacchi contro CasaPound. Che spesso rimangono nel silenzio

Bombe e violenze su CasaPound: è caccia al fascista

Notte. Nel silenzio ovattato, nei rumori lenti e rarefatti, l’esplosione. Improvvisa. Un suono metallico. La robusta porta in ferro di una sezione politica si piega nell’urto della deflagrazione. Non siamo nel 1977. Non sono gli anni di piombo. Non c’è più un movente ideologico che tutto giustifica. Eppure qualcosa di quegli anni terribili rimane. Degli incomprensibili rimasugli anacronistici. Fuori tempo, fuori luogo. È il 2017. CasaPound è sotto attacco, per l’ennesima volta (guarda il video).

Da anni ormai il movimento politico di destra è finito sotto il fuoco incrociato degli oppositori politici. Una lunga storia di attacchi che si ripercuote anche in questi giorni. Il caso mediaticamente più eclatante è quello di Firenze, nei primi giorni del nuovo anno. Un pacco bomba, collocato all’ingresso di una libreria di Firenze vicina agli ambienti di CasaPound, esplode provocando gravi ferite ad un artificiere della Polizia di Stato. Mario Vece, 39 anni, sposato, con due figlie, perde un occhio e una mano.

Dieci anni di bombe su CasaPound

Roma, Ascoli Piceno, Bologna, Parma, Varese. E ancora Firenze, Grosseto e Vallerano. Tutte facce della stessa medaglia. L’ambiente di CasaPound è abituato alle intimidazioni che esulano dallo scontro verbale o dalla minaccia fine a se stessa. Roma, marzo 2005. Ore 3.00 della notte. Quartiere Celio. Una bomba rudimentale esplode davanti al circolo culturale di CasaPound, Cutty Sark. Distrutta la serranda del locale e danneggiate quattro auto in sosta. È solo l’inizio. Gennaio 2010, Ad Ascoli Piceno un pub legato alla sede locale di CasaPound viene danneggiato da un’esplosione e a febbraio subisce la stessa sorte la sezione veronese del movimento. Nel 2012, a Varese deflagrano due bombe, come atto intimidatorio nei confronti del coordinatore provinciale, Gabriele Bardelli. Nel 2013 le intimidazioni si spostano a Parma. A via Jacchia viene pesantemente danneggiata la sede di Casa Pound da una bomba carta. Nel 2014 toccherà a Trento e di nuovo a Bologna.

Un 2017 pieno di ordigni

Gli episodi si susseguono nel tempo fino ad arrivare ai giorni nostri. Ad un mese di distanza dai fatti di Firenze, il 18 febbraio scorso a Grosseto viene evitato per poco l’ennesimo attentato dinamitardo. “C’era il sentore nell’aria che potessero fare qualche azione – racconta a Il Giornale Gino Tornusciolo, responsabile comunale di CasaPound - tanto che avevamo dei militanti che presidiavano la sede. Alle 3 di notte hanno sentito dei rumori e sono usciti fuori; lì, hanno visto un ragazzo che faceva delle scritte su un cornicione. I ragazzi hanno fatto in modo di trattenerlo sul posto. È sopraggiunta la Polizia che ha effettuato il fermo di un trentenne di Milano e di una ragazza della provincia di Grosseto. Durante il sopralluogo sul tetto della sede hanno trovato due grossi petardi, non di libera vendita, e una ricetrasmittente. A quel punto c’è stata la bonifica da parte degli artificieri”.

A distanza di neanche due giorni, tocca a Vallerano, in provincia di Viterbo. La tensione è alta nella Tuscia a causa di due episodi, apparentemente collegati. Sabato 11 febbraio, un giovane di Vignanello viene aggredito da alcuni ragazzi, riportando delle ferite. Ferma e immediata la reazione e la condanna che punta verso gli ambienti di CasaPound. Il casus belli sarebbe un post satirico pubblicato dal 24enne su Facebook contro il movimento della tartaruga. Disegno che, secondo alcuni, avrebbe scatenato la ritorsione dei "fascisti".

Mentre gli inquirenti cercano di capire chi siano i veri responsabili del gesto, a Vallerano esplode un altro ordigno. Un altro attentato contro la sede di CasaPound dei Cimini. “Parlando con gli artificieri, siamo venuti a sapere che si trattava di una bomba con un potenziale non irrilevante, che ha scardinato la porta in ferro di una sezione politica – ci racconta Alessandro Mereu, responsabile provinciale di CasaPound Viterbo – la cosa che fa riflettere è che non abbiamo ancora ricevuto mezza parola non tanto di solidarietà quanto di condanna da nessuno per una bomba ad alto potenziale, che per quanto ci riguarda è un’azione terroristica. Se di lì passava un ragazzino, chiunque, di sabato sera, chissà cosa sarebbe successo”. Già, perché finché nessuno si fa male, le bombe contro CasaPound rimangono coperte dal velo del silenzio. Senza che nessuno s'indigni contro la “caccia al fascista”.

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