Gregoretti, il gip ora rivela: "Avrebbe portato all'incriminazione di Conte e Di Maio"

Nunzio Sarpietro, il Gip che a Catania ha scelto il non luogo a procedere per l'ex ministro Matteo Salvini, ha spiegato come la decisione di non far sbarcare i migranti nel 2019 fosse stata presa di comune accordo tra tutti i membri di governo

Gregoretti, il gip ora rivela: "Avrebbe portato all'incriminazione di Conte e Di Maio"

Il caso Gregoretti è ormai archiviato, ma continua a far discutere. E, probabilmente, il non luogo a procedere nei confronti di Salvini stabilito ieri continuerà ad essere per diversi giorni al centro dei riflettori politici. Ne è ben consapevole anche Nunzio Sarpietro, il Gip del tribunale di Catania che ha curato la fase istruttoria e che nella mattinata di venerdì ha accolto la tesi della procura etnea, archiviando la posizione di Matteo Salvini. Intervistato sul Corriere della Sera, il giudice non ha dubbi: “Quando con i colleghi – ha spiegato – abbiamo preso la decisione che sarei stato io a presiedere questa udienza sapevamo che ci sarebbe voluto un magistrato anziano con 40 anni di esperienza e con le spalle larghe per reggere l'impatto che la sentenza avrebbe avuto sul sistema politico”.

Nelle sue dichiarazioni concesse al quotidiano di via Solferino, Sarpietro ha detto la sua su quello che sarebbe potuto accadere in caso di rinvio a giudizio del segretario del carroccio. E non sono, quelle sue, certamente delle parole banali: “Il rinvio a giudizio del senatore Salvini avrebbe comportato l'incriminazione dell'ex premier Conte e dei ministri dell'epoca Di Maio e Toninelli – si legge nelle dichiarazioni – perché erano tutti d'accordo sulla redistribuzione dei migranti, invocata allora come adesso”.

Una frase che ha permesso di chiarire soprattutto un punto: la decisione di bloccare le navi all'epoca è stata assunta dall'intera squadra di governo e non soltanto da Salvini. Dunque se il comportamento dell'ex ministro dell'Interno, accusato di abuso di ufficio e sequestro di persona per aver negato inizialmente lo sbarco di alcuni migranti dalla nave Gregoretti nel luglio 2019, fosse stato ritenuto meritevole di giudizio al processo, allora alla sbarra sarebbero dovuti andare anche i suoi colleghi dell'esecutivo.

Ma non solo: “La politica del ricollocamento in Europa è stata un obiettivo di tutti i governi – ha poi sottolineato Nunzio Sarpietro – come ha testimoniato anche la ministra Lamorgese, e com'è dimostrato dall'attività della nostra diplomazia di cui abbiano acquisito ampia documentazione”.

“Io ho ritenuto – ha poi chiarito il magistrato – non sussistente alcuna violazione della normativa internazionale e nazionale. Salvini s'è attenuto alle convenzioni disponendo che venissero salvati i migranti in difficoltà e ritardando lo sbarco di due o tre giorni, facoltà concessagli da un provvedimento amministrativo del febbraio 2019”.

Le motivazioni della sentenza di venerdì verranno rese note nei prossimi giorni, ma dall'intervista di Sarpietro la posizione dei magistrati di Catania appare molto chiara. Occorre adesso vedere se anche a Palermo, dove è in corso il processo Open Arms in cui Salvini è stato rinviato a giudizio per accuse molto simili, l'orientamento dei giudici sarà o meno influenzato dalla decisione presa ieri all'ombra dell'Etna.

In tal senso il legale difensore di Salvini, Giulia Bongiorno, si è mostrata ottimista: “Produrremo le motivazioni e il dispositivo di Catania nel processo di Palermo – ha dichiarato l'avvocato dopo la sentenza sul caso Gregoretti – Sono due procedimenti gemelli dal punto di vista tecnico. In entrambi i casi si decide sul periodo di tempo in cui i migranti sono stati lasciati sulle navi in attesa di un accordo sul ricollocamento”.

A precisa domanda sulla possibile somiglianza dei due casi, Sarpietro ha risposto con un sostanziale no comment: “Non parlo del lavoro dei colleghi – ha infatti dichiarato il giudice – Ci sono elementi di fatto diversi. Io ho svolto un'istruttoria approfondita avendo il dovere di assumere alcuni elementi, suggeriti dalla memoria difensiva, che hanno provato l'estraneità di Salvini”.

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