Cercasi libertà sul red carpet

Sarebbe banale ricordare a questi intellettuali che non una delle libertà da loro professate - da quella di espressione a quella sessuale - troverebbe mai patria nel fantastico mondo pro Pal

Cercasi libertà sul red carpet
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Oggi il movimento pro Palestina, nome d'arte dei filo Hamas e degli odiatori di Israele, sale sul palcoscenico della Mostra del Cinema in corso a Venezia con grande giubilo del mondo artistico lì convenuto. Non a caso la manifestazione convocata per oggi pomeriggio era stata anticipata da un manifesto-appello di attori e registi che aveva di fatto provocato l'esclusione dalla passerella di due colleghi - una israeliana e uno amico di Israele - dichiarati non graditi. Il grande circo culturale del cinema si adagia nella comfort zone dell'ovvio - lo strazio per ciò che sta accadendo a Gaza - rinunciando alla benché minima analisi critica di ciò che è successo e sta succedendo, come se il 7 ottobre 2023 non fosse accaduto nulla di rilevante e come se il diritto all'esistenza di Israele non fosse parte del problema. Insomma, oggi a Venezia si proietta un film in cui le star fanno da comparsa, a titolo gratuito che fa più chic, che racconta una storia quantomeno incompleta e faziosa scritta e prodotta da Hamas, uno dei più feroci gruppi terroristici attivi sul pianeta. Sarebbe banale ricordare a questi intellettuali che non una delle libertà da loro professate - da quella di espressione a quella sessuale - troverebbe mai patria nel fantastico mondo pro Pal; sarebbe troppo semplice che accanto alla giusta indignazione per quello che sta facendo Netanyahu si alzasse forte la loro voce per chiedere ad Hamas di liberare quel che resta, vivi o morti, delle centinaia di ostaggi civili israeliani e di gettare le armi in modo da far finire l'orrore della guerra. Ma si sa, chiedere agli intellettuali di avere coraggio è come chiedere a un asino di volare, i pochi che nel corso della storia l'hanno avuto - scrittori o artisti che fossero - sono finiti perseguitati, non pochi uccisi, mai su un red carpet a godersi soldi e fama sotto i flash dei fotografi, addobbati a puntino dallo stilista del momento.

Carlo Verdone, uomo genuino e onesto, ha osato alzare il ditino e dire: "Ragazzi, va bene tutto ma così io non ci sto". Solidarietà non pervenuta, silenzio di critici e colleghi. Libertà cercasi, non soltanto per la Palestina ma anche a Venezia.

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