Svelato il documento di Conte: altro lockdown dopo la fase 2?

Esiste la possibilità che il governo interrompa la fase di progressiva uscita dall'emergenza per riabbracciare il temutissimo lockdown

Svelato il documento di Conte: altro lockdown dopo la fase 2?

Proprio come nel classico gioco dell'oca, nella battaglia contro il nuovo coronavirus c'è il rischio che l'Italia, anziché spostarsi in avanti, verso la normalità, possa tornare indietro, fino al punto di partenza. Detto in altre parole, esiste la possibilità che il governo interrompa la progressiva uscita dall'emergenza per riabbracciare il temutissimo lockdown.

Come spiega Il Corriere della Sera, tutto dipenderà da alcuni fattori, primo fra tutti l'andamento della curva epidemiologica. Da tenere sotto controllo, inoltre, il numero dei posti nelle terapie intensive dei vari ospedali italiani e la quantità di dispositivi di protezione individuale a disposizione della popolazione. Se uno di questi tre pilastri dovesse mostrare qualche crepa, a Palazzo Chigi scatterebbe l'allarme.

Scendendo nel dettaglio, in allegato al decreto varato da Giuseppe Conte il 26 aprile troviamo un documento assai importante. Già, perché al suo interno troviamo i criteri sulla base dei quali il governo deciderà se passare alla ''fase 2B'' o ritornare al lockdown.

La suddivisione della fase 2

L'eventualità di tornare reclusi in casa è una spada di Damocle con cui dovremo fare i conti. Tutto dipenderà dai nostri comportamenti e dal rispetto che avremo delle regole messe sul tavolo dall'esecutivo. La fase 2 è stata suddivisa in due parti: una prima ''fase 2A'' o di transizione iniziale, e una ''fase 2B'' o di transizione avanzata.

Per passare da uno step all'altro si preannuncia decisiva la ''capacità di monitoraggio epidemiologico'', quindi l'effettuazione dei test sierologici. E la fase 3? Ci arriveremo soltanto quando sarà pronto un vaccino oppure una cura efficace. La fase 4 è indica invece la fine della pandemia.

La fase 2A e la fase 2B

Il prossimo 4 maggio sarà possibile avviare il primo step della seconda fase, la fase 2A, ma soltanto se gli indicatori elencati saranno soddisfatti: stabilità di trasmissione (con R0 inferiore a 1), servizi sanitari non sotto pressione, capacità di essere pronti a fronteggiare nuovi rischi, abilità di testare i casi sospetti e garantire le adeguate risorse per il tracciamento degli infetti e il loro isolamento (così come delle persone entrate in contatto con essi).

Basterà che uno solo di questi punti non sarà soddisfatto e, come per magia, l'Italia tornerà indietro verso il lockdown. Se invece le cose andranno meglio, si potrà pensare non solo di proseguire con la fase 2A, ma anche di avvicinarsi alla fase 2B. In quest'ultimo step sarà posta la massima attenzione sulla capacità di monitoraggio epidemiologico, con un parallelo rafforzamento della medicina sul territorio.

Ogni regione, prima di passare alla ''2A'', dovrà tuttavia aver raggiunto ''standard minimi di qualità della sorveglianza epidemiologica'', con un conseguente miglioramento del 60% di contagiati, ricoverati e pazienti in terapia intensiva.

Attenzione al possibile ritorno del lockdown. Se i criteri elencati non dovessero essere soddisfatti e i dati dovessero peggiorare, come detto il governo è pronto a ripristinare le misure draconiane. Qualora l'R0 dovesse salire sopra l'1, le autorità potrebbero predisporre chiusure localizzate in aree specifiche sub regionali.