Delitto di Garlasco: bocciata revisione del processo Stasi

La corte d'appello di Brescia ha bocciato la richiesta di Revisione della sentenza a carico di Alberto Stasi, condannato a 16 anni di reclusione per l'assassino di Chiara Poggi nel Delitto di Garlasco

È stata rispedita al mittente la richiesta di Revisione del processo inerente al Delitto di Garlasco. La corte d'appello di Brescia ha bocciato l'istanza formulata dai legali di Alberto Stasi, condannato a 16 anni di reclusione per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, consumatosi il 13 agosto 2007 nella piccola cittadina di Garlasco, in provincia di Pavia.

La richiesta del pool difensivo

Lo scorso 23 giugno, l'avvocato Laura Panciroli, legale di Alberto Stasi, aveva annunciato a mezzo stampa di aver formalizzato la richiesta di revisione della sentenza a carico del suo assistito, già recluso nel carcere di Bollate per il reato di omicidio volontario con l'aggravante della premeditazione. ''È stata depositata una articolata richiesta di Revisione della sentenza che ha condannato a 16 anni di reclusione Alberto Stasi per la tragica morte di Chiara Poggi'', aveva spiegato il legale precisando di avere in pugno ''nuovi elementi'' che avrebbero scagionato il giovane da ogni indizio di colpevolezza. ''Sono stati individuati e sottoposti al vaglio della competente Corte di Appello di Brescia elementi nuovi, mai valutati prima, in grado di escludere, una volta per tutte, la sua responsabilità. - aveva proseguito - Le circostanze su cui era basata la sua condanna (le stesse, peraltro, sulle quali era stato prima, ripetutamente, assolto) sono ora decisamente smentite . Si è sempre dichiarato innocente e in molti hanno creduto che la verità andasse cercata altrove. Ora ci sono elementi anche per proseguire le indagini''.

La decisione della Corte: ''Nessuna revisione''

Dopo circa quattro mesi, alla data del 5 ottobre 2020, la corte di appello di Brescia si è espressa in merito alla richiesta del pool difensivo. La decisione è arrivata perentoria e insindacabile: ''Nessuna revisione della sentenza''. Per i giudici non ci sono elementi significativi in grado di provare l'estraneità di Stasi alla tragica vicenda. ''Gli elementi fattuali che si vorrebbero provare con le prove nuove non sono stati comunque ritenuti idonei a dimostrare, ove eventualmente accertati, che il condannato, attraverso il riesame di tutte le prove, debba essere prosciolto, permanendo la valenza indiziaria di altri numerosi e gravi elementi non toccati dalla prove nuove'', si legge nelle motivazioni. Archiviata, dunque, ogni possibilità di riaprire il caso giudiziario: Alberto Stasi resta in carcere.

''Speriamo sia finita''

Una decisione che dà sollievo alla famiglia di Chiara Poggi. Rita Preda, la mamma di Chiara, commenta a La Repubblica: "Ora speriamo che sia finita davvero". E ammette: "Come famiglia eravamo più scocciati delle altre volte per questo continuo insistere. Ma siamo sempre stati tranquilli perché sappiamo che è stato fatto di tutto per accertare la verità sia finita''. Interviene anche il legale della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni: "Le carte sono note a tutti da anni: ci sono indizi vari, gravi e convergenti. Era quasi impossibile immaginare quale elemento di novità ci potesse essere per riaprire il processo. Gli elementi portati dalla difesa non sono nuovi né decisivi". E riassume così l'ultima tappa della storia processuale: "Che l'esito fosse questo era abbastanza evidente fin da luglio, quando avevano deciso di respingere l'istanza di scarcerazione. Sarebbe stato un pò crudele e originale tenerlo in cella per poi accogliere l'istanza di revisione. Se l'intenzione fosse stata questa, gli avrebbero concesso almeno i domiciliari".

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Commenti

ex d.c.

Lun, 05/10/2020 - 18:33

Anche in questo caso mancavano prove e movente. Non aveva le suola delle scarpe macchiate di sangue, se le avesse avute sarebbe stato assolto?

un_infiltrato

Lun, 05/10/2020 - 19:02

La Magistratura esiste e le mele marce, al suo interno, sono solo una minoranza.

Savoiardo

Lun, 05/10/2020 - 19:11

Giustizia e' fatta.Al rovescio.

beppe61

Lun, 05/10/2020 - 19:11

Stasi è colpevole per quelle situazioni che lui stesso ha descritto e che nessuno al posto suo avrebbe fatto in quel modo , la sua fidanzata stà morendo e lui prende l’auto per andare dai carabinieri , ma a fare cosa , chiunque sarebbe rimasto fino all’arrivo di un’ambulanza , poi le scarpe sparite , i pedali della bicicletta sostituiti e tante altre situazioni , come il fatto principale che Chiara abbia aperto la porta solo a lui e che non avrebbe mai aperto ad un estraneo .

cecco61

Lun, 05/10/2020 - 19:42

A parte beppe61 che non si sa bene a quale delitto si riferisca e che ipotizza Chiara come una monaca di clausura che, fidanzato escluso, nessun altro conosceva, incontrava o vedeva, solo e soltanto indizi, neppure convergenti. Ricorda il caso Yara: la verità non conta, basta trovare un capro espiatorio da gettare in pasto al popolino.

KaterinaRozmajzl

Mar, 06/10/2020 - 10:15

E la cugina l'ha fatta franca anche stavolta! Aveva le chiavi di casa perché i Poggi gliele avevano lasciate per innaffiare il prato in loro assenza (il che vuol dire che poteva entrare senza neanche farsi aprire, il che spiegherebbe perché la Bermani vide solo la bici nera e nessuno accanto ad essa alle 9.10, prima del disinserimento dell'allarme perimetrale alle 9.12, il che vuol dire che l'assassina era tranquillamente già dentro casa); aveva una bicicletta da donna (essendo una donna); un operaio la vide su una bici nera lungo via Pavia (la strada principale di cui via Pascoli è una traversa) subito dopo il delitto con una spranga di ferro in mano (mentre faccio notare che Stasi quella mattina in giro non lo vide proprio nessuno). E, con tutto st'ambaradàn, mettiamo in galera il fidanzato. Massì...