Due mesi di carcere per una mancata truffa da 30 euro

La Cassazione conferma la condanna nei confronti di Giorgio F.. Per le toghe la colpa è del fallimento della bicamerale per le riforme della Costituzione

Due mesi di carcere per una mancata truffa da 30 euro

Due mesi e 20 giorni di carcere per una mancata truffa da 30 euro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di Giorgio F., dipendente di una azienda municipalizzata dai bilanci milionari, che aveva tentato una truffa nei confronti del datore di lavoro. Truffa che, se fosse andata in porto, avrebbe procurato "un danno patrimoniale complessivamente inferiore ai 30 euro". La Suprema Corte motiva la sua decisione dando la colpa alla politica. Perché, "a causa del fallimento della Commissione bicamerale per le riforme della Costituzione, non è possibile chiudere un occhio su chi commette reati che non producono alcun danno".

Il dipendente di 34 anni ha cercato - invano - di contestare la condanna inflittagli dalla Corte di Appello di Milano - nel dicembre 2012 - facendo presente "l’insussistenza" del reato che non era nemmeno andato a buon fine. Per le toghe (sentenza 48433 della Seconda sezione penale, presidente Antonio Prestipino) l’entità "modesta o modestissima" del danno patrimoniale, in questo caso "quantificato al centesimo di euro" dai giudici di Milano, non mette in salvo l’imputato. "Né potrebbe essere diversamente poiché il principio stabilito dall’art. 129 del progetto di Costituzione approvato dalla Commissione bicamerale nell’ottobre del 1997, che recitava "non è punibile chi ha commesso un fatto previsto come reato nel caso in cui esso non abbia determinato una concreta offensività", è stato travolto dal fallimento della bicamerale e non è penetrato nell’ordinamento costituzionale neanche con la riforma dell’art. 111 della Costituzione".

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