Altro che sanatoria per i migranti: solo il 5% ora è regolare

Presentata come norma in grado di cancellare il caporalato, la sanatoria dei migranti si è rivelata fallimentare sotto ogni aspetto: i numeri del Viminale parlano molto chiaro

Altro che sanatoria per i migranti: solo il 5% ora è regolare

Ancora oggi molti italiani ricordano il pianto in conferenza stampa. Con le lacrime agli occhi l'allora ministro delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, nel maggio del 2020 annuncia il via libera alla sanatoria per i migranti irregolari. Anche se, per la verità, nessuno del governo Conte II ha mai voluto usare questo termine.

Ma di fatto di sanatoria si è trattata. Un traguardo che la Bellanova ha voluto raggiungere a tutti i costi. La sua idea è nata nel bel mezzo del periodo più critico della pandemia. Il primo lockdown e l'effetto sorpresa delle prime settimane di contagi elevati, nella primavera del 2020 ha fatto scappare la manodopera impegnata nei campi.

E così il ministro ha voluto puntare sull'inserimento dei migranti presenti irregolarmente nel nostro territorio. La storia oggi ha dato un ulteriore schiaffo a quella proposta già all'epoca bollata come potenzialmente fallimentare dalle associazioni di categoria.

I numeri che testimoniano il fallimento

Le cifre parlano chiaro: su 220.000 migranti che hanno inoltrato la domanda per la sanatoria, soltanto in 11.000 hanno oggi effettivamente in tasca un permesso di soggiorno. In termini percentuali si tratta del 5% dell'intera platea.

I numeri sono stati resi noti dalla piattaforma “Ero Straniero” la quale, come sottolineato da Repubblica, è riuscita ad accedere agli atti del Viminale. Scendendo nei dettagli si scopre poi come nelle grandi città il dato diventa ancora più allarmante: sia a Roma che a Milano soltanto poche decine di persone hanno ricevuto il permesso.

Basti pensare ad esempio che nel capoluogo lombardo, su almeno 26.000 domande di sanatoria presentate, soltanto in 400 hanno ottenuto il documento di regolarizzazione della propria posizione. Cifre molto esigue non lascinoa spazio a dubbi. Nelle metropoli e nelle province più densamente abitate, lì dove forse si aspettavano i risultati maggiori, di posizioni regolarizzate ce ne sono state ben poche. Il sommerso è rimasto tale e l'iniziativa del ministro Bellanova ha rappresentato uno dei flop più marcati del precedente esecutivo.

Il perché del flop

Eppure le associazioni di categoria lo avevano detto a chiare lettere che la sanatoria non avrebbe risposto alle esigenze sia del mercato che dei migranti. Coldiretti ad esempio, nel maggio del 2020, aveva proposto dei “corridoi verdi”: piuttosto che chiamare a raccolta i migranti irregolari, era la posizione dell'associazione, sarebbe stato meglio favorire il ritorno di chi già lavorava nei campi ed è tornato nel Paese di origine con l'emersione dell'epidemia da coronavirus.

Teresa Bellanova è andata ugualmente avanti, minacciando anche crisi di governo subito dopo il primo lockdown. In un primo momento l'ex ministro ha parlato di almeno 600.000 migranti pronti a sanare la propria posizione e ad andare a lavorare. Il Viminale ha poi ridimensionato la cifra relativa alla potenziale platea interessata sanatoria. Alla fine sono state 220.000 le domande presentate, ma di queste molto poche erano di potenziali braccianti. La stragrande maggioranza ha invece riguardato i lavoratori già impiegati come badanti.

Secondo l'ex ministro la sua norma avrebbe sconfitto definitivamente il caporalato, da qui le lacrime in diretta tv. Nulla di più falso, a distanza di dodici mesi. E non solo perché la sanatoria ha riguardato soprattutto l'ambito domestico e non agricolo, ma perché per l'appunto di permessi di soggiorno ne sono stati erogati molto pochi. L'apparato burocratico non era pronto ad assorbire una pioggia di domande per come concepita dalla Bellanova.

E così l'intero procedimento si è inceppato: dagli uffici sono arrivate poche risposte e la situazione potrebbe non sbloccarsi in tempi celeri. La sanatoria può dunque rientrare nel novero, purtroppo molto ampio, di quelle norme approvate durante la prima fase di emergenza sanitaria risultate poi realmente poco utili se non propriamente fallimentari. Al pari dei banchi con le rotelle o dei bonus monopattino.