Il fanatismo che nega tutti i totalitarismi

Perché dovrebbero essere vietate soltanto le manifestazioni di destra e non semplicemente quelle che si rifanno alla violenza e a ideologie totalitarie, di qualsiasi colore siano?

Il fanatismo che nega tutti i totalitarismi

Il fanatismo è una specie di febbre che indebolisce la lucidità e alberga in ogni luogo, fisico e della mente. Colpisce, purtroppo, i punti più sensibili dello spirito, la religione, la politica, la convivenza civile. Da noi - Italia 2016 - si manifesta soprattutto riguardo a un movimento politico scomparso più di 70 anni fa, i cui rigurgiti sembrano gli spasimi patetici e impotenti della coda mozzata di una lucertola. Ai gruppi che ancora si agitano in nome di un fascismo-coda-di-lucertola, si contrappone sempre un antifascismo che ancora considera quella codina languente come un drago fiammeggiante.

Entrambi i fenomeni sono la conseguenza di non avere fatto - presto e bene - i conti con il fascismo-regime (quello sì, pericoloso), liquidandolo con gli strumenti di una storiografia corretta ed equilibrata piuttosto che con gli anatemi usati per decenni.

Per fortuna si verificano, sempre più spesso, segnali di guarigione da una parte e dall'altra. Il più rilevante, da destra, fu l'autodissoluzione del Movimento sociale italiano, negli anni Novanta. Il più benaugurante e recente, da sinistra, è stata una decisione dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia di Recoaro Terme, Vicenza. Hanno restaurato loro, pochi giorni fa, una delle tante scritte fasciste che durante il ventennio comparvero sui muri delle nostre città: «Giudici dei nostri interessi, garanti del nostro avvenire, siamo noi. Soltanto noi. Esclusivamente noi e nessun altro». Firmato, Benito Mussolini. Una frase che fa sorridere anche i polli, oggi, in un mondo globalizzato e dove le decisioni più importanti per noi vengono prese a Bruxelles. Ma anche una testimonianza storica che, proprio per la sua inattualità, è la migliore propaganda antifascista. E all'Anpi di Vicenza l'hanno capito.

Ha capito poco, invece, l'Anpi di Brescia, sdegnata per una mostra su «Il culto del duce», nel MuSa, nuovo museo di Salò: esibisce decine di straordinarie sculture per dimostrare come l'immagine di Mussolini si sia trasformata da uomo in semidio, a scopi propagandistici. Una propaganda che oggi fa, pure, ridere i polli, tanto che nessun braccio destro si è alzato nelle sale delle mostra fra gli oltre 20mila visitatori. Eppure qualcuno si è preso la briga di gridare al pericolo nero, organizzando piccole manifestazioni e creando una greve pagina Facebook. Vedere per credere il sito del Museo di Salò e la pagina Facebook della mostra. Tutto ciò fa parte di una normale - per quanto lenta - elaborazione culturale, che non può destare preoccupazione né in un senso né nell'altro.

È più preoccupante, se vera, la voce per cui la deputata Chiara Scuvera vorrebbe compilare e vera e propria «lista di proscrizione» per impedire di manifestare a movimenti che si ricollegano al «disciolto partito fascista». L'onorevole dovrebbe forse essere informata che già esistono leggi per impedire l'apologia del fascismo e la ricostituzione di quel partito. Ma il punto non è questo, bensì: perché dovrebbero essere vietate soltanto le manifestazioni di destra e non semplicemente quelle che si rifanno alla violenza e a ideologie totalitarie, di qualsiasi colore siano? Il fanatismo, dicevamo, alberga in ogni luogo, fisico e della mente. Anche in Parlamento.

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