Indice di rischio netto e potenziale: i numeri e i dubbi sulle riaperture delle Regioni

Ottimismo da parte del presidente dell’Iss, Brusaferro. Segnale positivo: il trend è in calo. In Lombardia 2,4 nuovi positivi a settimana su 10mila abitanti

Ancora dubbi sulle riaperture delle Regioni. Dal prossimo 3 giugno, in teoria ci si dovrebbe poter spostare da una regione all’altra senza problemi. Il condizionale è però d’obbligo perché tutto dipenderà dagli ultimi dati che arriveranno a breve, si parla di venerdì 29 maggio. Inizialmente l’appuntamento obbligatorio era quello di piazzarsi davanti alla televisione o su internet per sapere immediatamente i numeri della giornata riguardanti nuovi contagi, decessi, ricoverati in terapia intensiva. Via via l’interesse è andato scemando. Adesso però l’attenzione è tornata viva, anche in vista della possibilità di poter riaprire dalla prossima settimana i confini regionali. Il trend è in calo e indica un segnale positivo. Anche per la Lombardia, una delle regioni più a rischio slittamento riapertura, insieme al Piemonte, gli incoraggiamenti non mancano.

Nelle regioni la situazione è migliorata

Come sottolineato dal Corriere, qui infatti i nuovi positivi viaggiano sotto l’1%, contro il 30% registrato nel mese di marzo. Quando in un solo giorno avevamo avuto fino a 3.200 nuovi contagi. Via via questa percentuale è diminuita, arrivando a fine marzo al 10%, per poi scendere ancora fino al 2-3% ad aprile. Dal 6 aprile poi i nuovi ricoverati sono sempre stati un numero inferiore rispetto a quello dei dimessi, ora siamo al -1%. Stesso discorso per quanto riguarda la terapia intensiva, che segna un -5%.

Silvio Brusaferro,presidente dell’Istituto superiore di Sanità, si è detto ottimista, sottolineando che vi è un “netto trend in calo, segnale positivo”, dato anche dal fatto che l’ultimo valore dell’ormai conosciuto Rt, il tasso di contagiosità, è stato 0,5. In poche parole, se finiamo in ospedale c’è posto e non rischiamo di vedere i pronto soccorso al collasso come nei mesi scorsi. Se da questo punto di vista siamo abbastanza tranquilli, adesso a preoccupare sono due nuovi indici, quello di rischio netto e quello di rischio potenziale. Ma cosa sono? Il primo si riferisce ai nuovi contagi settimanali, mentre il secondo al numero di malati complessivi rispetto alla popolazione, su 10 mila abitanti. In base anche a questi valori dipenderà la riapertura o meno dei confini regionali.

Indici di rischio netto e potenziale: ecco cosa preoccupa la Lombardia

Vittorio Demicheli, epidemiologo facente parte degli esperti del governo, ha spiegato che “in base all’ultimo monitoraggio della scorsa settimana, la Lombardia ha 2,4 nuovi contagi a settimana ogni 10 mila abitanti. Il Veneto e la Toscana lo 0,4, Sardegna e Sicilia lo 0,1. In sintesi vuole dire che, vivendo in Lombardia, il rischio di sviluppare la malattia nel corso di una settimana è pari a 2,4 casi ogni 10 mila abitanti”. Perciò in Lombardia, ogni 10mila abitanti ci sono 24 soggetti che possono contagiare altre persone. Nel resto d’Italia si parla invece di una media del 9,2. “Sono dati che non possono essere ignorati e consigliano prudenza. In percentuale sulla popolazione le persone potenzialmente contagiose hanno ancora numeri significativi” ha sottolineato Demicheli. Per questo motivo la riapertura della Lombardia è ancora in forse. Potrebbe arrivare la decisione di ritardarla di una, o al massimo di due settimane. Anche per il Piemonte vi è lo stesso rischio. In questo caso l’indice di rischio netto è di 1,7 e quello potenziale di 17,4. Venerdì la tanto attesa sentenza.

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Commenti

Una-mattina-mi-...

Mer, 27/05/2020 - 10:24

MENTRE IL RAFFREDDORE SPARISCE, NEL MONDO OGNI GIORNO CONTINUANO A MORIRE LE STESSE PERSONE DI PRIMA, PER TBC, MALARIA, COLERA, INQUINAMENTO E TABACCO, PER FARE ESEMPI. OVVIAMENTE, ESSENDO LA NORMALITA' DA TANTI ANNI, NON E' UNA "EMERGENZA".

Cambiamoatteggi...

Mer, 27/05/2020 - 11:33

Non c'è più emergenza e se ance il virus riprendesse nella stragrande maggioranza dei casi si cura a casa, noioso si, ma non è necessario chiudere tutto, semmai è necessario che le persone maggiormente a rischio (anziani con patologie) prendano gran cura di ses stessi e siano assistiti.