L'islam ci conquisterà ed è solo colpa nostra

L'islam si diffonde grazie alle nostre debolezze. I Tabligh Eddawa sanno che prima o poi l'islam prevarrà

L'islam ci conquisterà ed è solo colpa nostra

“Guarda questa foto - mi dice Hamid - è l’Europa che si inchina ad Allah”. Poi prende il suo computer e mi mostra un’immagine (guarda) del Vecchio Continente i cui confini, ricalcati di nero, creano la figura stilizzata di un islamico che prega in ginocchio. Un modo, forse, per dirmi che prima o poi anche l’Europa sarà musulmana. Ma se l’islam prevarrà o meno sull’Occidente non dipenderà da armi, missili o terroristi. Siamo fuori strada: l’islam ci conquisterà a causa nostra.

Perché abbiamo distrutto la famiglia e la società. Perché abbiamo rigettato la spiritualità e le nostre origini cristiane, ma trattiamo l’islam con tutti i riguardi, accecati dall’ideologia dell’accoglienza-a-tutti-i-costi.

Delle 72 ore vissute con i Tabligh Eddawa rimane saldamente impresso in mente ciò che ci distingue. Più di ciò che ci accomuna. La forza della fede contrapposta al relativismo europeo, il medioevo contro la modernità. E proprio su queste differenze si giocherà la sfida tra noi e loro.

Partiamo dal principio. Secondo i Tabligh (ma non solo) l’Occidente ha un solo problema, ovvero l’Occidente stesso: l’assenza di valori sani e una fede troppo sbiadita e progressista. “L’islam è la medicina per la malattia dell’Europa - dice l’imam - Maometto è nato 600 anni dopo Cristo per riportare l’ordine nel caos, quando gli uomini uccidevano le figlie per paura che diventassero prostitute. Allo stesso modo, l’islam è arrivato in Europa per superare questa fase di decadenza”. “Nel nostro mondo - continua l’imam - abbiamo mantenuto una struttura sociale naturale”. Questo significa donne velate, famiglia patriarcale e Stato incardinato sui principi religiosi.

Bisogna quindi chiedersi: è questo un pensiero folle senza possibilità di diventare maggioritario? Non necessariamente.

In un mondo contrassegnato dall’individualismo e dalla fluidità sociale, l’islam propone “una regola per ogni cosa”. Esiste quindi il rischio concreto che questo messaggio possa colmare il vuoto di autorità nato in una società priva di punti di riferimento.

Secondo punto. I musulmani, anche quelli più affievoliti, non temono di definirsi tali. Ne sono orgogliosi. Molto più di quanto lo siamo noi nel dichiararci eredi del cristianesimo. Quando parlano del Paradiso il loro volto si illumina come bambini di fronte ad un giocattolo. “Grazie alla benedizione di Allah - dice Hamid senza timore di essere banale - anche l’auto consuma meno benzina”. La differenza è che noi abbiamo abbandonato la spiritualità. Non guardiamo all’infinito, perché in fondo non ci crediamo. I musulmani sì. Perché?

Semplice: l’islam è una religione di sottomissione, con una preghiera fatta di ripetuti gesti di prostrazione. Allah è un dio impositivo, che “non ha bisogno di noi”, e il rapporto divinità-uomo è dal basso verso l’alto. L’esatto opposto del cristianesimo, dove è Dio a cercare l’uomo e Gesù ad incarnarsi in un bimbo. Per questo sono meno inclini alla “contaminazione” con la modernità. Basti pensare al rapporto che i Tabligh Eddawa hanno con la scienza. Muhammad mi racconta di come il Profeta ha indicato ai suoi seguaci una medicina infallibile: “Succhiamo il sangue ‘cattivo’ dalle zone malate del corpo: è ottima per la cervicale”.

Mettete insieme tutti questi fattori e sommateli ai tassi di crescita delle famiglie musulmane, che concepiscono ad un ritmo doppio rispetto alle coppie europee. Se la loro comunità rimarrà separata da quella occidentale come l’olio con l’acqua, l’effetto finale non potrà che essere di sostituzione demografica. L’acqua se ne andrà per lasciare spazio all’olio. Senza considerare che non manca certo una sorta di revanscismo islamico contro i cristiani: sui loro social network, i Tabligh mi fanno vedere le foto delle torture medievali che gli spagnoli avrebbero impresso agli islamici.

Il sentimento è ancora fermo al quegli anni, quando i cristiani li allontanarono dalla Spagna. Come se su Facebook le donne pubblicassero ancora le immagini delle streghe messe al rogo. Noi siamo andati avanti, loro non ancora.

Abbiamo

due strade, dunque, per rispondere. Quella di “inquinare” l’islam con la modernità, oppure recuperare una nostra dimensione spirituale che ci renda davvero “comunità”. Altrimenti ci conquisteranno. E sarà solo colpa nostra.

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