Migrante denutrito e poi morto: l'orrore sulla nave quarantena

Un ragazzo di 15 anni è morto dopo il trasferimento dalla nave Allegra, uno dei mezzi usato dal governo per la quarantena dei migranti: "Denutrito, è stato visitato dopo 12 giorni". Polemiche sulla strategia fallimentare dell'esecutivo di usare le navi dell'accoglienza

Migrante denutrito e poi morto: l'orrore sulla nave quarantena

È rimasto per dodici giorni a bordo della nave Allegra, una di quelle usate dal governo per la quarantena dei migranti, e nonostante evidenti segni di malessere soltanto lo scorso 28 settembre ha ricevuto i necessari controlli. Intubato perché in gravi condizioni il migrante in questione, un giovane di appena 15 anni, è morto in ospedale.

L'episodio è venuto alla ribalta soltanto in queste ore da un nosocomio di Palermo, dove la vittima è stata ricoverata nella giornata di sabato. Ma il caso ha avuto origine ben prima: secondo quanto fatto sapere dall'avvocato Alessandra Puccio a Repubblica, Abou, questo il nome del giovane quindicenne deceduto, era salito sulla nave Azzurra lo scorso 18 settembre. La sua nazionalità era ivoriana e sarebbe tra i migranti trasbordati dalla Open Arms.

È sempre il suo avvocato ad aver fatto sapere che il ragazzo da subito non avrebbe presentato condizioni rassicuranti di salute. Questo perché quando giorno 28 ha ricevuto i primi controlli a bordo, il medico che lo ha visitato ha parlato di segni di tortura, denutrizione, elementi cioè riscontrabili già nelle prime ore dopo uno sbarco.

Eppure, ed è qui che l'avvocato Puccio vorrebbe andare in fondo, nessuno per due settimane è intervenuto. A seguito dei controlli da parte del medico è stato disposto un trasferimento a Palermo, lì dove il giovane è stato intubato. Purtroppo però il fisico non ha retto alle difficili condizioni di salute e il 5 ottobre è subentrato il decesso. Occorre capire come mai il ragazzo si trovava in questa situazione, ma anche il motivo per il quale non ha ricevuto immediata assistenza.

Nelle sue dichiarazioni, Alessandra Puccio ha denunciato il fatto che per 600 migranti a bordo della Allegra c'è soltanto un medico. E che quindi appare quasi impossibile fornire a tutti gli ospiti i necessari controlli: “Soltanto oggi ne è arrivato un altro”, ha fatto sapere l'avvocato.

L'allarme per le condizioni di salute della vittima, a quanto si è appreso, è scattato soltanto quando gli altri migranti si erano accorti che il ragazzo non mangiava più e appariva poco lucido. Il dito è puntato quindi su controlli arrivati troppo tardi, quando nonostante i soccorsi tempestivi e il trasferimento a Palermo per il giovane ivoriano non c'era più nulla da fare. Ma, più in generale, le polemiche sono sull'intero sistema delle navi dell'accoglienza.

Più volte l'uso delle navi per la quarantena si è rivelato un disastro su tutti i fronti. Da quello economico, con costi esorbitanti denunciati nelle settimane passate, a quello relativo alla sicurezza. Un discorso valevole anche per la stessa emergenza sanitaria per la quale l'uso delle navi è stato concepito, visto che più volte si è rischiata l'emersione di focolai al loro interno.

La morte di Abou ha sollevato adesso un'altra questione: l'impossibilità di dare a tutte le persone a bordo di una nave dell'accoglienza immediata assistenza. La vicenda relativa alla giovane vittima ivoriana, nonostante poco raccontata sui mass media, è destinata comunque a far discutere ulteriormente sulla fallimentare strategia del governo sul ricorso alle navi per la quarantena.

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