Morisi, sempre più giallo. Parla il ragazzo escort

Uno dei due ragazzi che si trovavano a casa di Morisi lo scorso agosto ha raccontato la sua versione dei fatti in merito a quanto accaduto

Morisi, sempre più giallo. Parla il ragazzo escort

Il "caso Morisi", benché si tratti di una questione privata, come sottolineato dal suo legale in più circostanze, continua a tenere banco. Il legale difensore di Luca Morisi ha ribadito la piena convinzione della irrilevanza penale della condotta di Morisi, in quanto il suo assistito non ha mai posseduto il flacone contenente il liquido oggetto di accertamenti. L'avvocato precisa, inoltre, che allo stato non risulta coinvolto alcun "quarto uomo", e anzi dagli atti nella legittima disponibilità della difesa risulta sottoposta a indagine solo una ulteriore persona oltre a Morisi.

Un quadro ribadito anche da Angela Barbaglio, procuratrice di Verona, al Corriere della sera: "Si tratta di una storia banale che risale alla scorsa estate". Gli inquirenti stanno trattando il fascicolo in questione senza alcuna priorità e la stessa procuratrice muove qualche sospetto su quanto sta accadendo in queste ore: "Che motivo avremmo avuto di far uscire adesso la notizia?".

Nonostante quello di Morisi non sia un caso rilevante per l'autorità giudiziaria ma riguardi la sfera personale di un privato cittadino, l'attenzione resta molto alta. Dalla Romania, dove ha fatto nel frattempo ritorno, anche se nell'ultimo periodo ha condiviso diverse foto da Dubai, uno dei ragazzi fermati il 14 agosto nella zona di Belfiore, poco distante dalla casa di Luca Morisi, ora punta il dito contro l'ex social media manager della Lega.

Le sue parole sono state raccolte da la Repubblica. "Quella notte a casa di Luca Morisi mi ha distrutto la vita", ha detto il giovane. Il ragazzo ha raccontato di essere un escort e di essere stato contattato da Morisi tramite un amico: "I nostri numeri sono su alcuni siti di escort gay. Sinceramente non so quali canali abbia scelto per contattarlo". Il ragazzo asserisce di aver trascorso 12 ore a casa di Morisi dietro compenso di 4mila euro, "prima di partire da Milano, il mio amico ha ricevuto da Morisi un bonifico di 2.500 euro". Di quella notte, però, dice di non ricordare molto: "All'inzio ci siamo divertiti tutti, e ci siamo drogati. La roba ce l'ha offerta Morisi. Non era la prima volta che lo facevo, ma non mi è mai capitato di sentirmi così male".

Quindi il giovane sostiene di essere scappato e di aver chiamato i carabinieri, ma di non aver subito nessuna costruzione o violenza: "Sono corso fuori, lì davanti al cascinale c'è un viale alberato, mi sono messo a correre lungo la strada. Prima il mio amico romeno e poi Morisi mi hanno seguito". A quel punto viene raggiunto dai carabinieri. Chiara Giannini su Il Giornale evidenzia: "Gli inquirenti parlano di 'normale controllo', ma qualcuno ipotizza che siano stati alcuni vicini o terze persone a chiamare le forze dell'ordine. Un modo per incastrare proprio quella persona?". Perché il ragazzo dichiara di aver chiamato lui i carabinieri?

Dice di non ricordare come lo avessero seguito, ma poi dichiara: "I carabinieri si sono fermati: c'eravamo io, il mio amico e Morisi. Ho raccontato cosa era successo, ho detto che da Morisi avrebbero trovato della droga e che ero disposto ad accompagnarli lì. Gli ho anche mostrato la boccetta con il Ghb, la droga dello stupro". Su questo punto sorgono alcuni interogativi, come sottolinea Chiara Giannini su il Giornale: "Un dubbio su questo punto sorge. Ogni giorno vengono individuati centinaia di consumatori di droga, ma quasi nessuno fa il nome di colui dal quale l'ha ricevuta".

Il flaconcino di droga, stando al racconto del ragazzo, "era nel cruscotto della macchina con cui siamo arrivati". E alla domanda del giornalista, che gli ha chiesto come facesse a essere sicuro che fosse di Morisi, il ragazzo risponde: "Io non l'avevo portata". Potrebbe averla portata il suo amico? "Non lo so. A me l'ha data Morisi e non so dire perché fosse finita in macchina", risponde il giovane, che una volta a casa di Morisi avrebbe indicato ai carabinieri dove si trovava la droga. Anche il ragazzo ha negato la presenza di una quarta persona nell'appartamento in quelle ore.

In caserma, il ragazzo ha dichiarato di aver riportato nuovamente la sua versione dei fatti: "Siccome ero confuso e siccome avevo realizzato che quel signore lì era un politico importante, ho avuto paura. Ho detto ai carabinieri di lasciare le cose come stavano. Volevo soltanto tornare a casa, ma è stato difficile perché fisicamente stavo male". Dice di essere stato talmente male da dover ricorrere alle cure ospedaliere. "Non sono nemmeno riuscito a prendere un aereo per tornare, mi sono dovuti venire a prendere i miei genitori per portarmi in Romania dove ho anche una figlia", ha spiegato al giornalista di Repubblica.

Nel corso dell'intervista ha raccontato di essere arrivato in Italia da giovane, dove ha frequentato l'accademia di Moda, ma di essere stato "costretto a prostituirmi, per via della crisi dovuta al Covid. Avevo bisogno di guadagnare per l'affitto e le spese, ma era tutto chiuso, quindi ho cominciato a mettere il mio numero di telefono su quei siti per farmi pagare". Ha, quindi, dichiarato di non aver più sentito Morisi e di aver bloccato l'amico che era con lui quel giorno nel cascinale di Belfiore.

L'intervista al ragazzo rumeno ha scatenato la reazione della famiglia di Luca Morisi: "Nessuna violenza, nessuna costrizione, nessuna certezza sull'origine del flacone con il liquido, nessun quarto uomo: le parole del giovane intervistato da alcuni quotidiani confermano che Luca Morisi non ha commesso reati e ora è vittima di una campagna mediatica guardona e di pettegolezzi di un ragazzo che cerca pubblicità o soldi facili".

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