Spostamenti coatti e controlli: così l'esercito combatte il virus

Il testo di legge recentemente promulgato per contenere la diffusione del coronavirus Covid-19 prevede la possibilità che venga schierato l'Esercito e che gli enti locali prendano autonomamente ulteriori provvedimenti

L'emergenza per l'epidemia da coronavirus Covid-19 ha portato al susseguirsi di una serie di provvedimenti nazionali atti a contenerne la diffusione, che, nel nostro Paese come in altri del mondo, sta aumentando esponenzialmente. Tra le norme che sono, o dovrebbero, essere ben note che limitano la circolazione dei cittadini spicca anche quella che prevede che l'Esercito possa intervenire nell'attività dei controlli affiancando quindi l'attività svolta dalle Forze dell'Ordine.

In particolare, nella legge numero 13 del 5 marzo 2020 entrata in vigore nella giornata di ieri, 10 marzo, si legge: "Al comma 5 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: al personale delle Forze Armate impiegato, previo provvedimento del Prefetto competente, per assicurare l'esecuzione delle misure di contenimento di cui agli articoli 1 e 2 è attribuita la qualifica di agente di pubblica sicurezza".

Quindi se il Prefetto lo autorizza, l'Esercito potrà essere impiegato nel controllo sul territorio del rispetto dei limiti alla libera circolazione dei cittadini attualmente in vigore, una misura che ricorda molto i tempi di guerra.

Andando più in dettaglio il personale dell'Esercito, ad esempio quello già impiegato nella missione Strade Sicure, la missione che coinvolge 7.250 soldati che operano in 54 province e garantiscono la sicurezza di 448 siti sensibili in vigore ininterrotamente dal 2008, potrà quindi avere uno strumento giuridico in più che gli permetterà di effettuare dei controlli in modo attivo, e non di intervenire solo in caso di palese minaccia - quindi in modo "passivo" - come avvenuto fin'ora.

I vertici dell'EI, del resto, sembra che abbiano già pronto il piano di emergenza potendo mobilitare 2mila soldati, come detto dal Capo di Stato Maggiore generale Salvatore Farina, che ha anche ricordato come medici e infermieri siano stati già inviati nei focolai e siano stati effettuate evacuazioni con bio contenimento via elicottero, messi a disposizione 6600 posti letto insieme a un ospedale da campo, Role 2 plus, che può venire montato ovunque con capacità di terapia intensiva. L’Esercito, come riferito da Fausto Biloslavo in un recente articolo, ha addirittura predisposto una sala operativa alternata in due luoghi diversi nella capitale. Nel caso una venisse infettata finendo in quarantena sarebbe sostituita dall’altra.

Un'altro passaggio chiave, che sembra certificare una parziale cessione dei poteri dello Stato alle Regioni, è la possibilità da parte degli enti locali di prendere dei provvedimenti in modo autonomo, come previsto dal testo in vigore dal 23 febbraio, ma in quest'ultimo caso le misure decadono se non vengono comunicate al Ministero della Salute entro 24 ore.

In questo modo la recente ipotesi ventilata dalla Regione Lombardia di chiudere tutte le attività escluse quelle legate al settore alimentare e altri servizi essenziali per 15 giorni, sul modello "zona rossa" che ha isolato i comuni di Codogno, Casalpusterlengo, Castiglione d'Adda e altri del lodigiano nelle scorse settimane, potrebbe essere presa in modo autonomo.

L'esercito potrà rappresentare inoltre "un braccio armato per i poteri già previsti nell' ordinamento in casi gravi, come le requisizioni di beni immobili, mobili e servizi o le chiusure di attività. O gli spostamenti di persone decisi d'imperio".

Del resto il provvedimento di "chiusare totale" preso per quell'area della Lombardia un risultato lo ha ottenuto: è notizia di ieri che proprio a Codogno, per la prima volta si sono registrati zero contagi.

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