Il piano migranti dimenticato: la nuova mossa Ue

Al vaglio della commissione europea un nuovo piano sull'immigrazione che prevede, tra le altre cose, lo stop ad aiuti e ad accordi economici ai Paesi di origine dei flussi

Il piano migranti dimenticato: la nuova mossa Ue

È passato un anno dalla presentazione del piano sull'immigrazione voluto da Ursula Von Der Leyen. Da allora però non è cambiato nulla. Quel pacchetto di riforme non ha mai visto la luce. Si fondava su tre pilastri: un'azione di filtraggio lungo i confini esteri dell'Ue, la solidarietà sulla redistribuzione tra i Paesi comunitari e infine politiche più efficaci sui rimpatri.

Come prevedibile, le mosse del presidente della commissione europea sono rimaste ferme al palo. Non si è trovata la quadra tra i vari governi, i nodi più intricati non sono stati sciolti. Nel frattempo però l'emergenza non è affatto terminata. L'Italia ne sa qualcosa. Dal primo gennaio ad oggi nel nostro Paese sono sbarcati 45.876 migranti, a fronte dei 23.677 dello stesso periodo del 2020.

Rispetto a dodici mesi fa è cambiato anche il governo. Mario Draghi ha provato a rimettere tra le priorità in agenda le discussioni sull'immigrazione, in parte c'è riuscito nel Consiglio europeo di giugno ma le risposte da Bruxelles stanno tardando ad arrivare.

La nuova possibile strategia europea

Il piano di Ursula Von der Leyen è rimasto nel cassetto e forse non verrà mai più tirato fuori. La commissione starebbe già lavorando a un'altra strategia. Si tratterebbe, in particolare, della possibilità di punire quei Paesi da cui si origina il flusso migratorio.

La nuova strategia prenderebbe spunto dalle proposte presentate nell'ultimo report sull'immigrazione. Nel documento si punta l'obiettivo sulla necessità di colpire il traffico di esseri umani. Per farlo, si legge sempre nel report finito sul tavolo della commissione, occorrerebbe impiegare “gli strumenti operativi, legali, diplomatici e finanziari a disposizione dell'Ue per rispondere alla strumentalizzazione della migrazione irregolare”.

In poche parole, Bruxelles potrebbe creare strumenti di pressione politica sui governi dei Paesi da cui si originano i flussi. In tal modo i diretti interessati sarebbero maggiormente incentivati a intervenire contro i trafficanti. Operazioni di deterrenza quindi che potrebbero comprendere lo stop agli accordi commerciali e agli aiuti finanziari. Il principio è molto semplice: se da un territorio partono molti migranti, allora quel Paese è da ritenersi complice di scafisti e criminali.

Un concetto già in parte applicato alla Bielorussia. Negli ultimi mesi da qui molti cittadini hanno raggiunto irregolarmente le frontiere orientali dell'Ue. La commissione ha già approvato misure che prevedono, tra le altre cose, un congelamento degli accordi commerciali con Minsk e un parziale blocco dei visti per i cittadini bielorussi.

Bruxelles in questo modo cambierebbe prospettiva rispetto al più recente operato. Se fino ad oggi la tendenza è stata quella di dare soldi ai Paesi di partenza dei migranti, come ad esempio nel caso della Turchia, adesso invece si starebbe pensando di fare l'esatto opposto. Sospendere aiuti, finanziamenti e accordi per costringere i governi a intervenire.

Questa possibile nuova impostazione europea verrà discussa nelle prossime ore nel corso di un'apposita riunione collegiale della commissione, convocata dal vice presidente Margaritis Schinas.

Il report Ue snobba l'emergenza in Italia

Nel documento preso in esame dalla commissione c'è però un passaggio che sembra penalizzare il nostro Paese. Il report infatti parla di tre potenziali fronti di emergenza sull'immigrazione. Il primo riguarda l'Afghanistan, per via delle ultime note vicende che hanno interessato Kabul con l'arrivo dei talebani. Il secondo è il confine greco, il terzo invece riguarda le frontiere con la Bielorussia.

Non una sola parola su quanto sta avvenendo nel Mediterraneo centrale e dunque lungo le nostre coste. Un segnale poco incoraggiante per Roma: a prescindere dalle scelte che verranno fatte a Bruxelles sull'immigrazione, l'emergenza vissuta nel territorio italiano non è ritenuta prioritaria.

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