Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:56
Cultura e Spettacoli

Gli orrori nazisti e la differenza fra assoluzione e perdono

Caro direttore, conosco Auschwitz, ho regalato (rinunciando ai diritti d'autore) la mia Conversazione con Primo Levi alle Edizioni del Museo di Auschwitz, che la vendono a basso prezzo ai visitatori

Morto Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz

Caro direttore, conosco Auschwitz, ho regalato (rinunciando ai diritti d'autore) la mia Conversazione con Primo Levi alle Edizioni del Museo di Auschwitz, che la vendono a basso prezzo ai visitatori. Ogni volta che andavo a Varsavia mi facevano parlare anche a Cracovia, che ha una bellissima università, e da Cracovia, per farmi piacere, mi portavano in auto ad Auschwitz, che dista pochi chilometri. È come visitare l'Inferno. Non ci torno più.

Scrivo queste cose per liberarmene. Ma so bene che è un problema mio. Di recente un fatto pubblico mi ha di nuovo interrogato. Si può perdonare Auschwitz? A domanda - è successo nei giorni scorsi - Liliana Segre ha risposto, come sempre, di no, lei non ce la fa, non può né perdonare né dimenticare. E le due cose son collegate. Primo Levi, parlando del comandante di Auschwitz che alla fine della guerra fu impiccato, apre una parentesi e dice: «E ciò fu giusto». Dunque è stato giusto impiccarlo. Levi non era favorevole all'inserimento della condanna a morte nel codice penale, ma per i comandanti dei lager sì. Lo capisco. Il Male che si chiama Sterminio fu commesso come «intenzionalmente» imperdonabile: chi ha fatto quel male voleva che quel male fosse così enorme da risultare incredibile, quindi inaccettabile, quindi inesistente. Impossibile a dirsi, impossibile ad ascoltarsi. Impossibile da perdonare.

Se chi mi legge ha visto Auschwitz 1, il campo-madre, avrà presente la collinetta che sta a monte della Piazza dell'Appello: da lì si poteva guardare tutta la massa dei prigionieri e fare la conta, accertarsi che nessuno fosse scappato. A destra stanno i forni. Sul cocuzzolo di questa collinetta sorge adesso una forca, con il gancio per il nodo scorsoio ad angolo acutissimo, come i ganci dei macellai. Lì fu impiccato il comandante del lager. Quello è il punto esatto da cui aveva esercitato il suo potere. Era un bavarese, si chiamava Rudolf Höss, cattolico. Condannato a morte, non contestò la condanna, non chiese la grazia, ma chiese un'altra cosa: di confessarsi. Gli fu concessa. Era in mano di inglesi e di polacchi, gli inglesi non volevano sentir parlare di un rinvio dell'esecuzione, ma i polacchi erano più sensibili. Si misero dunque a cercare un prete cattolico disposto a confessare il comandante di Auschwitz. Non fu facile trovarlo. Il soprannome del comandante di Auschwitz era «l'Animale», lui personalmente aveva diretto l'esecuzione di due milioni e mezzo di detenuti, a lui viene attribuita l'idea del Zyklon B, il gas che accelerava la morte e permetteva le esecuzioni in massa. A lui vengono attribuiti innumerevoli atti di crudeltà e di ferocia, ma anche un atto di clemenza, sorprendente: un giorno venne sterminata nel lager una comunità di gesuiti tutta intera, tranne il superiore, che non era stato trovato, e subito dopo il superiore, disperato, si presentò spontaneamente alle guardie, per essere ucciso come i suoi confratelli. Le guardie lo portarono dal comandante. Il comandante ordinò di liberarlo.

Adesso, catturato e condannato a morte, visto che non si trovava un prete disposto ad ascoltarlo, Höss si ricordò del gesuita che aveva graziato e chiese che fosse cercato, lo trovarono e lo portarono da lui. Si chiamava Wladyslaw Lohn. Il gesuita accettò di confessare l'«Animale». La confessione, dice la fonte che ho qui davanti, non finiva mai, «durò e durò e durò», finché il confessore recitò la formula che dice: «Io ti assolvo». L'Animale pianse a lungo, e il giorno dopo fu impiccato. Io capisco Primo Levi. Capisco Liliana Segre. Ma capisco anche Wladyslaw Lohn. Il perdono ha per mandante l'umanità, e l'umanità non ha il potere di perdonare Auschwitz. L'assoluzione ha un altro mandante, che può assolvere anche chi non è perdonato.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.