L'ultimo messaggio poi il silenzio: il sottomarino scomparso per sempre

L'affondamento dell'Uss Thresher, un sottomarino nucleare affondato durante la Guerra Fredda: una storia dal passato di cui l'U.S. Navy fece tesoro

La perdita del Uss Thresher, una tragedia della Guerra Fredda

“... difficoltà minori. Abbiamo un angolo positivo a salire. Tentiamo di emergere”. Queste sono le parole dell'ultima comunicazione radio del sottomarino Uss Thresher (codice identificativo Ssn-593), affondato al largo di Capo Cod il 10 aprile del 1963.

Sono passati poco meno di sei mesi dalla Crisi dei missili di Cuba, il confronto tra Unione Sovietica e Stati Uniti che ha portato il mondo sull'orlo di un conflitto atomico, e nonostante l'escalation fosse rientrata la Guerra Fredda tra le due superpotenze si giocava su fronti molto caldi: uno di questi erano le profondità marine.

Guerra sotto i mari

Nelle acque degli oceani del mondo i sottomarini dell'U.S. Navy insieme a quelli dei Paesi della Nato giocavano a una partita “a nascondino” con quelli della Voenno-morskoj Flot, la flotta sovietica: ciascuno dei contendenti cercava di passare inosservato agli occhi, o per meglio dire alle orecchie, altrui. Una partita pericolosa. Una partita che ha avuto il sapore di una guerra non dichiarata. Una guerra che ha richiesto il suo tributo di sangue come in ogni conflitto aperto.

Entrambe le superpotenze avevano affidato ai sottomarini un ramo della propria deterrenza nucleare: da entrambe le parti erano state schierate unità lanciamissili balistici che, restando celate sott'acqua grazie alla propulsione atomica, potevano bersagliare l'obiettivo con diverse testate, portando la distruzione totale senza essere individuate sino al momento del lancio. Ciascuno di questi battelli – definiti Ssbn – aveva un potenziale di fuoco enorme. Proprio per questo era vitale individuare e tallonare gli Ssbn, in modo che, se fosse scoppiato il conflitto, avrebbero potuto essere distrutti preventivamente a colpi di siluri. Questo compito era affidato (ed è ancora affidato) ai sottomarini da attacco che, qualora abbiano la propulsione atomica, prendono il nome di Ssn. Ne esistono altri, a propulsione convenzionale, e altri più piccoli definiti hunter-killer (o Ssk), questa storia riguarda proprio un Ssn, il primo della sua classe: l'Uss Thresher.

Nasce il Thresher

Il Thresher viene impostato a maggio del 1958, varato il 9 luglio del 1960 e consegnato all'U.S. Navy il 3 agosto del 1961. La classe Thresher è stata la seconda a utilizzare un nuovo tipo di scafo, detto “a goccia”, progettato per massimizzare la velocità sott'acqua. A differenza dei sottomarini a propulsione convenzionale, i sottomarini a propulsione nucleare possono infatti rimanere immersi a tempo indeterminato e non richiedono una forma efficiente dello scafo per navigare in superficie.

I classe Thresher sono stati anche i primi a utilizzare la lega di acciaio Hy-80, più resistente alle pressioni incontrate nelle profondità marine. Questi sottomarini erano lunghi circa 84 metri, dislocavano 4369 tonnellate in immersione e potevano viaggiare a una velocità di più di 30 nodi in immersione. Il Thresher è stato anche il primo, di questa nuova classe di sottomarini nucleari, progettato per immergersi significativamente più in profondità rispetto ai suoi predecessori.

La Marina statunitense a quel tempo stava affrettando le tempistiche di messa in servizio dell'unità per dotare la flotta di un battello in grado contrastare una nuova classe di sottomarini nucleari sovietici. In generale tutta la flotta di mezzi subacquei stava vedendo un'espansione per cercare il predominio su quelle sovietica, e tale provvedimento ha creato una maggiore richiesta di personale per andare a formare gli equipaggi. Una richiesta che però affrettò i tempi dedicati al prezioso addestramento, e alcuni suggeriscono infatti che gli equipaggi siano andati in mare non adeguatamente formati. Secondo gli analisti contemporanei, gli stessi equipaggi erano troppo sicuri dei sistemi di bordo, credendo che fosse impossibile per i sottomarini a propulsione nucleare perdere potenza. Un fattore che portò alla perdita del Thresher, insieme ad altre cause strutturali, come vedremo.

Dopo quasi un anno di operazioni da record dalla sua messa in servizio – il Thresher effettuò lunghe prove in mare nelle aree dell'Atlantico Occidentale e dei Caraibi nel 1961 e 1962 servite a fornire una valutazione approfondita delle armi e delle sue numerose nuove caratteristiche tecnologiche – il sottomarino viene sottoposto a una revisione programmata in cantiere che comporta modifiche significative alla sua centrale idraulica. A causa dei requisiti operativi della flotta e della concorrenza per le risorse disponibili con altri quattro sottomarini in costruzione nello stesso cantiere navale, la revisione viene condotta in tempi ristretti. Troppo ristretti, come vedremo.

"Aprile è il mese più crudele"

Il 9 aprile 1963, il Thresher, comandato dal tenente comandante John Wesley Harvey, parte da Portsmouth alle 8. La giornata è perfetta, il mare è calmo. Al largo si riunisce con la nave di salvataggio sommergibili Uss Skylark alle 11 per iniziare le prime prove di immersione effettuate dopo i lavori in cantiere, da svolgersi in un'area sita a circa 220 miglia ad Est di Capo Cod, Massachusetts. Durante il pomeriggio il sottomarino conduce una prima prova di immersione e, in seguito, una seconda a metà della profondità di prova. I documenti della U.S. Navy riportano che il Thresher rimane immerso tutta la notte, ristabilendo le comunicazioni con lo Skylark solo alle 6.30 del 10 aprile, poco prima di avviare nuovi test di immersione.

Le prove saranno eseguite seguendo le procedure standard: il sottomarino deve immergersi lentamente comunicando ogni 30 piedi di profondità con la nave appoggio per controllare l’integrità di tutti i sistemi. A bordo del Thresher ci sono 16 ufficiali, 96 tra sottufficiali e comuni e 17 tecnici civili dell'arsenale. In totale 129 uomini, che non sanno che non rivedranno mai più la luce del sole.

Il Thresher comunica che sta inziando il suo test di immersione profonda alle 7.47 del 10 aprile. Come previsto, il battello si mette in contatto con lo Skylark a intervalli prestabiliti. Tutto sembra andare bene fino a poco dopo le 9, quando il sottomarino invia un messaggio confuso: “Abbiamo un angolo di positivo a salire”, ricorda di aver sentito il tenente James Watson, ufficiale di rotta della nave appoggio. “Tentiamo di emergere (eseguendo un'emersione rapida n.d.r.)”.

A bordo dello Skylark nessuno sembra allarmarsi: le trasmissioni sottomarine sono spesso difficili da capire e il comandante non sembrava in preda al panico. La nave appoggio autorizza il sottomarino a risalire in superficie alle 9.14. Dalle profondità non giunge nessuna risposta. Un minuto dopo dallo Skylark si chiede al sottomarino di riferire rotta e posizione rispetto alla nave di soccorso. Di nuovo, silenzio. Il comandate dello Skylark ora è preoccupato, e chiede più volte “avete il controllo?”, ma non ottiene nessuna risposta, tranne un messaggio confuso che qualcuno interpreta con le parole “900” e “profondità di prova”.

Watson, interrogato successivamente al disastro dalla commissione d'inchiesta, dirà: “Abbiamo sentito suoni che mi sono familiari, per aver visto navi fatte saltare in aria da siluri nella Seconda Guerra Mondiale - il suono di una nave che si spezza - come uno scompartimento che crolla... un tonfo sordo e cupo”. Gli operatori del sonar sullo Skylark hanno paragonato quel terribile suono a quello di “aria che scorre veloce in un serbatoio”. Dal Thresher non si sente altro. L'equipaggio dello Skylark, dopo questi ultimi “contatti”, lancia in mare diverse piccole granate a partire dalle 10.58: un segnale convenuto che indica al sottomarino che la nave di superficie ha perso il contatto e richiedeva di cercare di ripristinare le comunicazioni, ma nessuna chiamata è mai più giunta dal Thresher.

Il sottomarino è affondato e in quel tratto di Oceano Atlantico, dove il fondale raggiunge i 2600 metri di profondità, ogni operazione di soccorso è praticamente impossibile. La mattina dopo, l'11 aprile, il capo delle operazioni navali, l'ammiraglio George W. Anderson Jr., convoca una conferenza stampa del Pentagono e annuncia che la perdita del Thresher, col suo tributo di vite umane. Una nave da ricerca della Marina degli Stati Uniti, coadiuvata dal batiscafo Trieste, trova il relitto del sottomarino in frantumi 14 mesi dopo: il Thresher giace spaccato in cinque pezzi principali sul fondo del mare, a 2600 metri sotto la superficie, e i suoi detriti coprono un'area vasta circa 134mila metri quadrati.

A quel tempo si ritiene che il sottomarino fosse imploso tra i 400 e i 610 metri di profondità, ma recentemente, nel 2013, un esperto, analizzando i dati acustici ha concluso che il Thresher è imploso alle 9.18,24 a una profondità di 730 metri, 120 al di sotto della profondità di collasso prevista. L'implosione ha richiesto 0,1 secondi. Alcuni pensano che l'equipaggio non abbia avuto modo di accorgersi di quanto stava per succedere, ma il terribile suono dato dagli scricchiolii dello scafo che precedono l'implosione, potrebbe essere stato un segnale premonitore della loro sorte.

Le cause dell'affondamento

Cos'è successo al sottomarino? Dopo un esame approfondito delle fotografie, degli oggetti recuperati dal fondo e dei documenti inerenti la costruzione e la manutenzione del sottomarino, la commissione d'inchiesta ha concluso che i problemi del Thresher probabilmente sono stati causati dai giunti nel suo sistema di tubazioni di acqua salata, molti dei quali erano stati brasati anziché saldati.

È stato teorizzato che almeno uno di quei giunti si sia rotto, consentendo all'acqua di mare di penetrare e mettere in corto circuito un quadro elettrico che a sua volta ha innescato uno scram, o arresto, del reattore. Senza la propulsione, e vedendo aumentare il proprio peso a causa dell'acqua che entrava attraverso il giunto rotto, il Thresher iniziò ad affondare.

L'equipaggio ha cercato di dare aria ai serbatoi di zavorra principali per spingere il sottomarino in superficie, ma potrebbe essere stato ostacolato nei propri sforzi dal congelamento dell'umidità nei filtri installati nelle valvole di riduzione dell'aria ad alta pressione nel sistema di soffiaggio, oppure dalla mancanza di esperienza. Senza quell'aria non c'era modo di eliminare l'acqua dai serbatoi di zavorra, senza il reattore non c'era modo di combattere l'aumento del peso dell'acqua e portare il battello in superficie.

Ulteriori e successive indagini, rivelate da poco, riferiscono che il Thresher non disponeva di un affidabile sistema di de-zavorramento di emergenza e che il sistema di aria ad alta pressione non era stato testato in condizioni di piena portata alla profondità di prova. Fattori che assolvono in parte lo scarso addestramento dell'equipaggio.

Le indagini dell'U.S. Navy sull'affondamento sono rimaste riservate per decenni, fino a quando James Bryant, un comandante di sottomarini statunitensi in pensione che è stato al comando di unità della stessa classe di quella perduta, ha ottenuto la desecretazione dei documenti, nel 2020, quando un giudice ha ordinato la declassificazione di 3600 pagine complessive.

I documenti suggeriscono che il sottomarino e il suo equipaggio furono vittime di una mortale corsa agli armamenti, un'eccessiva fiducia nei sistemi in via di sviluppo a bordo della loro unità e una formazione inadeguata su come usarli. Gli uomini del Thresher, sostanzialmente, sono stati vittime degli stessi meccanismi della Guerra Fredda.

L'U.S. Navy fece tesoro di quell'incidente e codificò una procedura – usata ancora oggi – per la progettazione e per la certificazione dei sottomarini, chiamata Subsafe, e parallelamente creò la Deep Submergence Systems (Dss): un progetto per la ricerca e lo sviluppo di due veicoli di soccorso da immersione profonda chiamati Dsrv (Deep Submergence Rescue Vessel).

Da allora gli Stati Uniti hanno perso solo un altro sottomarino, l'Uss Scorpion (che non era stato costruito secondo la nuova procedura), ma questa è un'altra storia.

“Il Thresher non è mai stato dismesso e rimane in pattugliamento eterno”, così vuole una tradizione della Marina statunitense, in quanto i pattugliamenti sottomarini iniziano alla partenza dal porto e terminano quando il battello rientra, quindi il pattugliamento per un sottomarino che affonda non finisce mai.

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