Il pericoloso virus della censura

Che il mio collega e amico Mario Giordano giochi (con successo) a fare il mattacchione su Rete 4 è un fatto. Che il mio maestro Vittorio Feltri abbia rotto (con altrettanto successo) i freni inibitori è altrettanto vero

Il pericoloso virus della censura

Che il mio collega e amico Mario Giordano giochi (con successo) a fare il mattacchione su Rete 4 è un fatto. Che il mio maestro Vittorio Feltri abbia rotto (con altrettanto successo) i freni inibitori, arrivando a dire in tv, ospite di Giordano, a proposito della guerra sul Coronavirus tra Lombardia e Campania, che «i meridionali in molti casi sono inferiori», è altrettanto vero. Che molti italiani, meridionali e non, ascoltando quelle parole, si siano offesi è vero e legittimo; che altrettanti meridionali e non abbiano sorriso e riso divertiti è indiscutibile, ne conosco più d'uno. Ma che tale Vittorio Di Trapani, segretario del sindacato dei giornalisti Rai, detto Usigrai, e l'immancabile neo senatore pd Sandro Ruotolo chiedano di processare il direttore di Libero e il conduttore di Fuori dal Coro e di espellerli dall'Ordine dei giornalisti è la prova che in Italia come diceva Ennio Flaiano - la situazione è grave, ma non è seria.

Parlandone solo per un secondo seriamente, trovo che le bizzarre parole di Feltri escano dai canoni e dalla correttezza professionale molto ma molto meno comunque meno pericolosamente - dei faziosi servizi filogovernativi che ogni giorno ci scodellano Tg1 e Tg3, cosa che, questa sì, dovrebbe turbare ma così non è - la sensibilità dell'Usigrai. E trovo che Sandro Ruotolo, in quanto senatore del Pd, quindi di maggioranza, prima di processare gli altri dovrebbe affrontare lui il tribunale della storia per l'incapacità del suo partito di rimettere in moto e in sicurezza l'Italia azzoppata dal Coronavirus.

Nel febbraio del 1960 Indro Montanelli, in una intervista a Le Figaro, ebbe a dire: «Ah! La Sicilia! Voi avete l'Algeria, noi abbiamo la Sicilia. Ma voi non siete obbligati a dire agli algerini che sono francesi. Noi, circostanza aggravante, siamo obbligati ad accordare ai siciliani la qualità di italiani». In risposta, la Sicilia venne tappezzata di manifesti a forma di necrologio: «Per le ingiurie lanciate contro l'intero popolo siciliano sarà rifiutata la vendita di giornali contenenti articoli di Indro Montanelli». E la cosa finì lì. Belli quei tempi, i tempi alla don Camillo e Peppone, liberi cazzotti e libere goliardate. Oggi ci ritroviamo con Ruotolo e Di Trapani, esposti, codici etici, giudici e tribunali. Ma piantatela lì, lasciate che siano i lettori e i telespettatori a decidere, come allora fecero i siciliani con Montanelli, se continuare o no a seguire gli sketch di Giordano e Feltri. Si chiama libertà e, tranquilli, le app-spie sul telecomando il Pd ancora non le ha previste.

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