Prego citofonare Pignatone

Uno dopo l'altro, i nodi della giustizia svelati da Palamara vengono al pettine. Dopo il caso Davigo, ora tocca al procuratore capo di Roma, Michele Prestipino, la cui poltrona, si dice, vale come quella di due ministri

Prego citofonare Pignatone

Uno dopo l'altro, i nodi della giustizia svelati da Palamara vengono al pettine. Dopo il caso Davigo, ora tocca al procuratore capo di Roma, Michele Prestipino, la cui poltrona, si dice, vale come quella di due ministri.

Il Consiglio di Stato ha infatti giudicato illegittima la sua nomina, avvenuta nel marzo del 2020 sull'onda dello scandalo che travolse Palamara e il «Sistema» di cui era a capo. In quell'ufficio, in punta di diritto, sarebbe dovuto andare Marcello Viola, magistrato fiorentino che per paradosso era proprio l'uomo scelto da Palamara e dai suoi soci e che proprio per questo fu all'ultimo silurato. È una storia intricata, ce ne rendiamo conto, ma è una svolta destinata a terremotare ancora di più l'intero «Sistema» che Prestipino ha scalato, anche con l'aiuto di Palamara, all'ombra di Giuseppe Pignatone, potente procuratore capo di Roma dal 2012 al 2019. A lungo amico fraterno di Palamara, Pignatone, oggi capo del tribunale della Città del Vaticano, è indicato da molti come lo snodo della politica giudiziaria, non solo romana, per tutti gli anni del suo regno. E a tal proposito fanno testo le ricostruzioni, mai smentite, contenute nel libro Il Sistema. Tanto che viene da chiedersi come sia possibile che a nessuno degli organi inquirenti sugli scandali giudiziari (procure, Csm) sia mai venuto in mente di chiamare Pignatone e fargli qualche domanda su come sono state gestite nomine e inchieste negli ultimi dieci anni.

Certo, Papa Francesco, che lo ha fortemente voluto nella sua squadra, non sarebbe contento, di scandali che hanno a che fare con la giustizia da quelle parti ne hanno già abbastanza senza dover farsi carico anche di quelli italiani. Ma se c'è uno che può fare un po' di luce sui fatti e sui misfatti di cui tanto si sta parlando, ecco questo è proprio (e forse solo) Giuseppe Pignatone. Il quale, a prescindere dal suo attuale status, qualche dovere nei confronti della legge italiana, non fosse altro che per onorare la sua lunga carriera di magistrato antimafia, dovrebbe pur sentirlo.

Ma la domanda è: a chi conviene citofonare a Pignatone, ammesso e non concesso che lui risponda? A occhio a nessuno, da quelle parti non vedo in giro persone abbastanza forti da poter affrontare la verità.