Rapporto dell'Onu avverte: "A rischio la vita negli oceani"

Il rapporto dell'Ipcc: "Aumento di temperature marine e diminuzione delle specie". L'organizzazione no-profit Msc ha individuato alcune soluzioni per cercare di preservare la vita nell'oceano

Gli oceani sono sempre più caldi, per effetto del riscaldamento globale e si attende un aumento senza precedenti delle temperature delle acque e la loro acidificazione. È quanto afferma l'Ipcc, il comitato scientifico sul clima dell'Onu, nel suo ultimo rapporto, dedicato a oceani e ghiacci, diffuso questa mattina, dal titolo Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate.

Scioglimento dei ghiacci, acidificazione delle acque, ondate di calore, piogge e cicloni devastanti, aumento del livello del mare e diminuzione delle specie marine: è quanto dobbiamo aspettarci nei prossimi anni, come effetto del cambiamento climatico. Secondo l'Ipcc, infatti, negli ecosistemi marini è prevista "una diminuzione nella biomassa globale degli animali marini, nella loro produzione e nel potenziale di pesca, e un cambiamento nella composizione delle specie". Gli oceani, infatti, sono destinati a "condizioni senza precedenti di aumento di temperature, maggiore stratificazione dei livelli superficiali, ulteriore acidificazione, declino dell'ossigeno e alterata produzione primaria netta di pesci e alghe".

La Marine Stewardship Council (Msc), organizzazione no-profit che si impegna a mantenere la vita negli oceani, ha commentato il rapporto dell'Ipcc, facendo il punto sull'impatto dei cambiamenti climatici sulla struttura e sulla produttività degli ecosistemi marini. "Il pesce è una risorsa fondamentale a livello globale", ha spiegato Francesca Oppia, Program director di Msc Italia. Infatti, il pesce rappresenta il 17% delle proteine animali consumate a livello globale e per 800 milioni di persone costituisce una fonte di reddito e di alimentazione fondamentale. Inoltre, ogni anni, garantisce 130 miliardi di dollari in scambi internazionali. Per questo, "non possiamo ignorare i preoccupanti effetti del cambiamento climatico sugli stock di pesce". Francesca Oppia spiega che "le ondate di calore nelle acque marine ed oceaniche sono aumentate di oltre il 50% negli ultimi 30 anni, determinando una diminuzione della vita marina".

Il cambiamento climatico, quindi, potrebbe portare nei prossimi anni a una drastica riduzione delle risorse marine. Ma, secondo Msc, ci sono tre possibili soluzioni, per preservare la salute degli oceani. Innanzi tutto, sarebbe bene promuovere attività di pesca sostenibili, con efficaci sistemi di monitoraggio e regolamentazione. In secondo luogo, sarebbe utile una collaborazione a livello internazionale tra le industrie ittiche: "È necessario accelerare il progresso globale della pesca sostenibile-dice Oppia- perché gli stock ittici ben gestiti sono più resilienti agli impatti del cambiamento climatico". Infine, il terzo passo prevede la sensibilizzazione dei cittadini, affinché acquistino prodotti sostenibili.

Secondo l'Ipcc, i rischi determinati dai cambiamenti climatici coinvolgeranno anche la popolazione: l'aumento del livello del mare, infatti, determinerà eventi estremi più frequenti e devastanti, da cicloni a inondazioni.

A commentare il rapporto dell'Onu interviene anche Greenpeace, che avverte: "Gli impatti che le emissioni di carbonio prodotte dall'uomo hanno sui nostri oceani si stanno sviluppando su larga scala e a un ritmo molto più sostenuto rispetto a quanto ci aspettassimo: c'è bisogno quindi di un'azione politica senza precedenti per evitare che il nostro Pianeta subisca conseguenze umane, ambientali ed economiche devastanti". Secondo l'organizzazione, ogni ora negli oceani vanno a finere un milione di tonnellate di Co2.

Commenti
Ritratto di Mariopp

Mariopp

Mer, 25/09/2019 - 13:48

Credo che l'articolo faccia un po' di confusione. Magari faccio il pignolo, ma vorrei ricordare che l'acidificazione degli oceani non dipende dall'aumento della temperatura, ma direttamente dalla concentrazione di CO2 nell'atmosfera. Altri fenomeni citati dipendono invece dal riscaldamento globale. Sarebbe stato meglio parlare dei due problemi e dei due effetti separatamente.

Ritratto di 98NARE

98NARE

Mer, 25/09/2019 - 14:03

ma davvero ci serve l'ONU ? Ogni cosa che dicono la sappiamo già da tempo.... eliminiamo il carrozzone che INQUINA !

lorenzovan

Mer, 25/09/2019 - 14:04

e i 500 scienziati" leghisti" che lo negano? non c'e' piu'religione sono tutti komunist!!!!!

maurizio-macold

Mer, 25/09/2019 - 14:06

Io invito tutti a non fare speculazione politica di infimo livello sul tema dell'inquinamento della terra. Ho piu' di 70 anni e la mia opinione si basa sulle osservazioni del clima di questo arco di tempo, e devo dire che sicuramente le temperature degli ultimi 20-30 anni sono piu' elevate di quelle del precedente periodo. Ad esempio ricordo che negli anni 60 a Roma nevicava spesso ed abbondantemente, e ricordo anche un ghiacciaio al limite dei 1800 metri in una localita' presso Brunico che si e' ritirato un poco alla volta ed oggi non c'e' piu'. Se questo derivi dall'inquinamento dell'uomo o da altri fenomeni non lo so, pero' so che paesi come USA, Brasile, India e Cina sicuramente inquinano l'aria e l'acqua in modo sconsiderato e dobbiamo fare di tutto per fermarli.

pv

Mer, 25/09/2019 - 14:15

E dove sta il problrma? Il riscaldamento e' endogeno: per accelerarlo basta votare gli amichetti di Trump e Bolzonaro, la meloncina e il felpato ad esempio, e dar fuoco ad un po' di foreste: così tanto per vedere l' effeto che fa. Tanto tra un po' dobbiamo morire tutti. Meglio prima che poi.

ulio1974

Mer, 25/09/2019 - 15:10

quante balle! se non ci sarà più pesce da pescare in mare, allora andrò in pescheria.

vince50

Mer, 25/09/2019 - 16:46

Anche in questo caso cosi come in tanti altri simili,la soluzione è semplicissima.Ossia basta riempirli si soldoni e magicamente del problema non se ne parla più tutto risolto.L'ambiente,l'effetto serra,i pinguini,le foche,le tartarughe etc etc all'infinito.Basta convincere i"gretini",il resto è tutto organizzato a dovere.