La sinistra chic fa la passerella anche sul dramma eutanasia

Eutanasia, il diritto di scegliere di poter morire, un tema drammatico, serio, civile, che diventa un modo per fare l'ennesima passerella social

La sinistra chic fa la passerella anche sul dramma eutanasia

Eutanasia, il diritto di scegliere di poter morire, un tema drammatico, serio, civile, che diventa un modo per fare l'ennesima passerella social. Io dico solo va benissimo, ma non fatevi vedere troppo, è controproducente. Ci sono temi che non dovrebbero essere ideologizzati, nessuno dovrebbe metterci troppo la faccia, ma un pensiero.

Tipo Saviano, quello che ha dichiarato che la famiglia deve essere abolita perché mafiosa, e non la famiglia tradizionale, qualsiasi famiglia (nessun gay o bisex o fluo o Lgbt si è ribellato, eppure tutti vogliono una famiglia), lì in posa, come sul set di un film, con il suo sguardo da pesce lesso pescato a Procida (Ischia e Capri sono già troppo snob), immortalato mentre firma, con il suo sguardo intenso, profondo come un mare evaporato per il surriscaldamento globale, cioè lo vedi e farebbe passare la voglia a chiunque di firmare quello che firma lui.

È che quando le cose le fanno loro sembrano sempre straccione e pretesche (paradossalmente) e faziosissimi, non alte e nobili e illuministiche, come anche Francesco Guccini, davanti alla bandiera dell'eutanasia legale, smandrappato come fosse seduto al bar, come in una puntata di Propaganda Live, anche lui ideologizzando qualcosa che non dovrebbe essere né di destra né di sinistra, la nostra vita, il nostro corpo, la nostra volontà di decidere. Idem Pif, anche lui della compagnia dei boyscout del bene, anche lui spammato sui social dai radicali (non ve la prendete con me, io spesso vi ho votato, siete voi che chiamate sempre i soliti a rappresentarvi), Pif, dico Pif, guardate anche lì la foto, a reggere il lenzuolo dell'eutanasia legale come una sindone, come fosse una passerella sul red carpet ma anziché il red carpet è il cortile di un centro sociale e social che finisce sui giornali e sulle televisioni.

Sapete perché tutto questo è solo narcisismo e opportunismo e passerella del pensiero unico? Perché vogliono passare per liberali quando non lo sono. Basti vedere la passerella su cui sfilano, come si mettono in mostra per l'eutanasia, referendum proposto dai radicali che ha già raccolto 750mila firme(e non è la prima volta), ma come si nascondono sul referendum per la giustizia, perché è proposto dalla Lega, ma appoggiato anche dai radicali, che a differenza loro pensano a raggiungere degli obiettivi liberali e non a mettersi in mostra.

Meno male che sono riusciti a raccogliere le firme per l'eutanasia, cioè per il diritto di ciascuno di noi di decidere sulla propria vita. Nonostante chi ha messo in pericolo in raggiungimento dell'obiettivo. Io stesso, scrittore, convintissimo sostenitore dell'eutanasia, né di destra né di sinistra, ho fatto fatica quando ho visto le solite facce, il solito palcoscenico di esibizionismi del soliti noti destinati a rimanere ignoti nel futuro, ti viene voglia di non firmare per dispetto, se vedi loro, anche perché li vedi ovunque.

Per Saviano, Guccini e Pif e tanti altri, appartenente all'establishment culturale italiano, sarebbe troppo compromettente, un referendum proposto dalla Lega, sebbene sia anche quello, come l'eutanasia (e la Lega purtroppo non l'ha appoggiato, sennò sarebbe radicale), qualcosa di fondamentale per la vita di ciascuno di noi. Nessun selfie, nessuna passerella, nessun proclama, perché il referendum è di Salvini, vuoi mica che qualcuno magari pensi che appoggi qualcosa di destra? Uno dei punti, il primo, il più importante forse, è la responsabilità civile dei magistrati. Pensate a Enzo Tortora, a quello che ha subìto, ai magistrati che lo hanno incarcerato che hanno fatto carriera anziché finire in carcere loro. Io ho firmato entrambi i referendum, eutanasia e giustizia, perché entrambi riguardano la nostra libertà, la morte e le manette, ma per i buoni il secondo non vale una passerella mediatica, perché non sono radicali, sono comunisti dello showbusiness.

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