È solo un falso. Italia truffata.

E io sono Napoleone! Il dipinto attribuito a Tiziano, "riconsegnato" allo Stato, non è di Tiziano.

È solo un falso. Italia truffata.

E io sono Napoleone! Il dipinto attribuito a Tiziano, «riconsegnato» allo Stato, non è di Tiziano. L'operazione di restituzione è una truffa allo Stato, per ragioni di propaganda. Con il sostegno autocelebrativo del Nucleo tutela patrimonio culturale fondato dal grande generale Pio Alferano, della cui Fondazione io sono il Direttore e che aveva recuperato capolavori autentici, e di una Soprintendenza che non si è premurata di indicare ricerche e studi che diano fondamento all'attribuzione a Tiziano, a Palazzo Chiablese a Torino si è inscenata una lugubre cerimonia. L'ostinazione di un pm ha determinato la insensata confisca di un'opera recuperata non in Svizzera ma in Italia, in un laboratorio di restauro dell'Astigiano. Non c'era dunque nulla da recuperare, né un'opera da restituire a un Istituto pubblico. Si tratta di una operazione illegittima dello Stato, per un'opera sicuramente non di Tiziano e di modesto valore. Ciò che conta non è la presunta storia, o giallo, di una esportazione mancata, ma il luogo di un ritrovamento che indica una «non» esportazione. D'altra parte la proposta anonima per «l'avvenuta importazione» ha maggiore attendibilità dell'attribuzione interessata, presentando correttamente il «Ritratto di gentiluomo con berretto nero» con la generica attribuzione a scuola veneta. La pressappocaggine dei «recuperatori» arriva al punto di far riferimento a una perizia del 1998, unica attestazione (a pagamento, come ogni expertise privata) per un'opera non pubblicata da nessuno studioso di Tiziano, che indica un valore impossibile: 5-6 miliardi di lire nel 1998. L'ultimo vero Tiziano, apparso qualche giorno fa a Vienna, alla casa d'aste Dorotheum, una magnifica «Maddalena», ha raggiunto i 4 milioni di euro. Comicamente l'articolo apparso su Repubblica traduce i 5/6 miliardi in 7 milioni di euro e chiama il professore Augusto Gentili, «Giovanni Gentile», confondendolo evidentemente con il filosofo. Ecco, la distanza tra Tiziano e l'autore del «Ritratto in nero» è la stessa che vi è fra il grande filosofo Gentile e lo studioso d'arte Gentili. Basta poco perché l'equivoco diventi inganno e, oggi, grazie all'ostinazione di un pm, la vera truffa è allo Stato che, con questo inconsistente recupero, stringe un pugno di mosche: altroché «misura recuperatoria (sic!) di carattere amministrativo». Non si è recuperato niente, si è preso in giro lo Stato. Una caricatura. E da quando un dipinto di Tiziano si compra da un elettricista? «Uno dei due svizzeri - leggiamo su Repubblica - ha dichiarato di averlo acquistato nel 2004 grazie a un amico elettricista che gli aveva segnalato la possibilità di un buon affare». E nessuno pagherà. Tiziano non c'è. Alla fine un boomerang, se c'è un giudice a Berlino. A Torino, no.

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