Un'altra grana per Arcuri: indagato pure per le siringhe

L'ex commissario le aveva pagate circa 10 milioni di euro: "Costi troppo alti". Alcune siringhe erano inadatte: "Non sono state consigliate né dall'Aifa, né dall'Ema, né dal Cts "

Un'altra grana per Arcuri: indagine su 157 milioni di siringhe

Adesso si muove anche la procura di Roma per far luce sulle siringhe "luer lock" volute dall'ex commissario Domenico Arcuri. Stando a quanto appreso e riportato da La Repubblica, si starebbe parlando di oltre 157 milioni di siringhe pagate circa 10 milioni di euro. Della questione si era già interessata anche la Corte dei Conti. I magistrati contabili, che stanno lavorando al caso già da diverse settimane, vogliono cercare di capire "se i benefici dell'unica siringa in grado di estrarre 6 dosi, invece di 5, da ogni fiala del siero Pfizer siano proporzionati ai costi". L'indagine è nata dopo un esposto depositato il 9 dicembre del 2020 e integrato lo scorso 1 febbraio da Enzo Rivellini di Fratelli d'Italia. Secondo il parlamentare europeo di FdI si sarebbe potuto evitare "uno spreco di risorse pubbliche" relativamente all'acquisto di 157.100.000 siringhe per iniettare il vaccino anti-Covid.

Per l'esponente del partito di Giorgia Meloni, l'acquisto per la somministrazione dell'antidoto contro il Coronavirus non è stato un evento straordinario ed emergenziale ma assolutamente programmabile: "Difatti è da molti mesi che la struttura commissariale, il ministero della Salute e il governo sono a conoscenza, e fanno fede gli ordini che la stessa struttura commissariale ha effettuato alle industrie farmaceutiche, che la consegna dei vaccini era per fine anno 2020", si legge nell'esposto. Il costo delle siringhe "luer lock" pagato dalla precedente struttura commissariale guidata da Arcuri "è risultato decisamente più alto delle normali siringhe che in tutto il mondo stanno usando".

Come se non bastasse, in diversi casi sono risultate inadatte tanto che non sarebbero state utilizzate in alcune strutture come la casa di cura Pio Albergo Trivulzio di Milano per varie difficoltà. "Inoltre in alcuni centri vaccinali (Lombardia, Sicilia ed Emilia-Romagna) sono state riscontrate evidenti difficoltà perché queste siringhe non erano utilizzabili per estrarre dalle fiale la quantità esatta di vaccino per somministrare sei dosi per flacone", si aggiunge. Rivelini infine afferma che, sulla base di quanto appreso da fonti giornalistiche, le siringhe in questione "non sono state consigliate dall'Aifa nel suo 'Bugiardino' sul vaccino anti-Covid dell'azienda Pfizer, dall'Ema che non consiglia le siringhe 'luer lock' e nemmeno dal Comitato tecnico-scientifico". Tutte faccende sulle quali adesso indagano due diverse procure.

Nel frattempo l'ex commissario, come rivelato da La Repubblica, può contare su tre documenti che dimostrerebbero come si sia semplicemente attenuto alle indicazioni fornite dalla casa farmaceutica americana. Anche l'Aifa, in un documento interno, avrebbe certificato la validità di quelle siringhe. Ora luci della procura di Roma si sono accese proprio su queste motivazioni documentate.

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