L'ira di Vissani: "Scommettete sulla nostra pelle"

Lo chef è tornato a parlare delle riaperture, spingendo per l'utilizzo anche delle sale interne e criticando i mancati sostegni economici dell'esecutivo Conte

L'ira di Vissani: "Scommettete sulla nostra pelle"

La rabbia di Gianfranco Vissani sulle riaperture non si placa. Intervistato ancora una volta dell'Adnkronos, il popolare chef è tornato a denunciare una situazione limite: "Stanno scommettendo sulla nostra pelle, un gioco al massacro che non ci meritiamo".

Le riaperture di ristoranti e locali soffrono, infatti, di una serie di regole e rigide limitazioni, dettate della normative anti-contagio, che invece di favorire le entrate, costringono esercenti e imprenditori a dover tamponare la situazione. E il meteo, in tutto questo, non aiuta. "Riaprite i ristoranti - ha dichiarato Vissani - non dobbiamo far paura. I nostri locali sono protetti, sanificati, nessun possibile allarme per i clienti. E poi con il freddo non si può stare all'aperto. L'Italia non è fatta solo di Milano e Roma, ma di oltre 8mila comuni con meno di 2mila persone".

Per chef Gianfranco Vissani - che ha aderito alla protesta pacifica dei ristoratori umbri di fronte al ritiro del premier Draghi a Città della Pieve lo scorso aprile - è giunto il momento di poter riaprire anche all'interno dei locali. Un'evoluzione che potrebbe verificarsi a partire dal 16 maggio, quando almeno l'orario del coprifuoco dovrebbe essere esteso di una, due ore: "Speriamo che dopo il 16 maggio si possa veramente riaprire, in sicurezza naturalmente, mettendo a disposizione i nostri spazi all'interno e soprattutto allungando l'orario. I miei locali sono stati sanificati con dei macchinari della Nasa. Se un cliente ha il Covid si crea come una bolla intorno e non contagia nessuno".

Secondo Vissani sulla difficile ripresa attuale pesano soprattutto le scelte sbagliate fatte dai precedenti governi. Questi ultimi, infatti, non sono stati in grado di garantire un adeguato sostegno economico agli imprenditori del settore della ristorazione e non solo: "In molti ci odiano, pensano che siamo truffaldini, che abbiamo fatto i soldi e non paghiamo le tasse. Ma abbiamo mutui da onorare e non è facile chiedere aiuto e sostegno alle banche. Il presidente Draghi è un grande banchiere, ma la gente, intanto, muore". Lo chef, che in Umbria ha il suo ristorante, non ha risparmiato l'Europa da una sonora stoccata nel finale di intervista: "La pandemia non è colpa nostra. I vaccini dovevano arrivare prima di Natale, ma cosa ha fatto l'Europa e il presidente Ursula von der Leyen? Avremmo dovuto prendere esempio dall'Inghilterra". Non rimane che attendere, dunque, metà maggio per capire come evolverà la situazione.