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Che cosa mangeremo nel 2026? Il nostro sondaggio annuale. Sesta e ultima puntata: la parola chiave

Come ogni anno abbiamo chiesto a 73 tra giornalisti, critici e opinion leader del settore gastronomico di indicarci nomi, ingredienti e tendenze a tavola per il prossimo anno. Tra la grande quantità di vocaboli che segneranno il nostro anno a tavola ci sono la condivisione, la responsabilità, la sensibilità, la felicità ma soprattutto la semplicità

Che cosa mangeremo nel 2026? Il nostro sondaggio annuale. Sesta e ultima puntata: la parola chiave

Nadia Afragola (giornalista)
Rigenerazione. Perché non è più tempo di “sostenere” e basta: nel 2026 il mondo vuole riparare, restituire, far tornare fertile. La terra, sì. Ma anche i corpi, le comunità, i luoghi

Alice Agnelli (scrittrice, @agipsyinthekitchen)
Gioia

Paolo Alciati (Turismo del Gusto/Vinibuoni d’Italia)
Semplicità come strumento della salute

Giovanni Angelucci (Gambero Rosso Tv, Vanity Fair)
Swangy e psicoterapeuta

Cinzia Benzi (scrittrice e degustatrice)
Elevazione

Davide Bertellini (key opinion leader e giornalista)

Nostalgia culinaria

Maurizio Bertera (La Cucina Italiana, Vanity Fair, La Gazzetta dello Sport)
Golosità a tutti i costi (ma non è un bene)

Emanuele Bonati (milanocentrico. “Esco, vedo gente, mangio cose” per Scatti di Gusto)
Reinvenzione

Maria Rosaria Bruno (Fine Dining Lovers)
Consapevolezza

Alberto Cauzzi (direttore food Forbes, curatore guida Iliad Piatti Chiari, founder Passione Gourmet)
La parola del 2026 sarà sostenibilità, declinata in tre aspetti: il giusto prezzo rispetto alla qualità proposta, il rispetto per il lavoro e per la dignità dei ristoratori e dei loro collaboratori, l'attenzione e la tutela trasparente per i clienti

Annalisa Cavaleri (giornalista, docente universitario e contributor della Guida Michelin Italia)
Serietà

Francesca Ciancio (giornalista)
Intersezionalità

Stefano Corrada (Libero)
Condivisione, dei piatti, dei pranzi, delle esperienze

Eleonora Cozzella (direttrice Il Gusto)
Responsabilità: verso chi produce, chi cucina, chi mangia

Luigi Cremona (EmergenteChef)
Il breakfast che sarà, secondo me, sempre più rivalutato, si potrà fare anche a cena in futuro

Andrea Cuomo (Il Giornale)
Ritmo

Alessandra Dal Monte (Cook)
Si parla di “big fusion”, cioè una cucina meticcia che racconta la storia di chi la fa, senza limitazioni “tradizionali”ma con una grande tecnica. In pratica: apertura, competenza e coerenza. Mi sembrano parole bellissime anche per il mondo

Antonella De Santis (Gambero Rosso)
Cucina rurale (nelle varianti di agricola, contadina, della transumanza), con un improvviso ritorno del classicissimo a punteggiare qua e là i menu con preparazioni di grande scuola. E poi ancora sostenibilità

Massimo Di Cintio (giornalista)
Verità

Lucia Facchini (Reporter Gourmet)
Più trasversalità - nei format, nell'accoglienza e nei menu

Francesco B. Fadda (giornalista)
Servizio, semplicità e pragmatismo

Maddalena Fossati (direttrice La Cucina Italiana)
Inclusione. La cucina e inclusione e un luogo aperto. Nei sapori e nelle intenzioni e nella volontà di tenere un posto sempre libero a tavola per chi arriva

Marco Gatti (IlGolosario Ristoranti)
Semplicità

Giulia Gavagnin (La Verità)

Bellezza

Marco Gemelli (Il Forchettiere)

“Contaminazione” tra cucine diverse, intesa non come moda superficiale ma dialogo rispettoso tra culture e sapori

Chiara Giannotti (Doctorwine)

La parola chiave per il 2026 è “patrimonio” inteso come identità culinaria da preservare, come ricchezza culturale da salvare. Anche l’ufficializzazione della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO sottolinea l’importanza di preservare tradizioni, rituali familiari e autenticità nel piatto, non solo come cucina, ma come elemento di identità nazionale. Specialmente in un momento storico dove tutto sembra sempre più contraffatto e artificiale e dove le tradizioni culinarie e i piatti storici elaborati nelle case rischiano di volare via insieme alle nostre amate nonne

Andrea Gori (oste a Firenze, giornalista, scrittore)

Rigenerativo

Andrea Grignaffini (settimanale Espresso)

Coerenza

Andrea Guolo (direttore Italianwinetour.info e Italianbeach.club)
Semplice

Carla Icardi (direttrice divisione food MNComm)
Vegetale

Åsa Johansson (giornalista freelance)
Moderazione

Camillo Langone (gastronomo)
Figlia. La cucina della figlia. Mi sono stufato di sentir parlare di cucina della nonna, anche perché la signora è ormai morta da tantissimo e non si può vivere di ricordi, sogno una tradizione viva nelle mani di nuove generazioni

Lara Loreti (responsabile Wine&Spirits de Il Gusto)
Più che una parola una frase. Peace and Love: volersi bene senza strafare

Sara Magro (direttrice @ttn_thetravelnews e @theitalyinsider)
Redistribuzione

Paolo Marchi (direttore di Identità Golose)
Mi auguro onestà

Valentina Marino (curatrice guida Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso)

Sostenibile

Paolo Massobrio (ilGolosario)

Condivisione

Tania Mauri (giornalista)
Condividere, divertirsi, rilassarsi

Anna Mazzotti (Food&Wine, Vanity Fair)
Condivisione e convivialità

Alessandra Meldolesi (giornalista gastronomica)
La parola gastronomica del 2026 secondo me è “orgoglio”, nel bene e nel male.

Alessandra Moneti (Ansa - Terraegusto)
Paul Bocuse, nel 2026 il centenario della nascita

Anna Muzio (giornalista)
Militanza

Francesca Negri (direttrice Fancymagazine)

Trattoria, quella vera, non la finta trattoria

Carlo Ottaviano (Il Messaggero)
Leggerezza. Nel piatto e nella socialità a tavola

Laura Pacelli (giornalista)
Famiglia

Vincenzo Pagano (Scatti di Gusto)
Ahimè, esperienza

Carlo Passera (Identità Golose)

Boh! (nel senso che la parola sarà “boh”: ci attende un anno con ancora tante domande e poche risposte, per il settore)

Bruno Petronilli (direttore James Magazine)

La fine delle guide gastronomiche fatte a tavolino, guardando i social

Luciano Pignataro (onnivoro)
Pazienza professionale. Contro la fretta industriale, l'arroganza snobistica dei pochi e soprattutto contro l'ignoranza dei più

Pietro Pitzalis (direttore Reporter Gourmet)

Cucina Italiana

Anna Prandoni (direttrice Linkiesta Gastronomika)

Sobrietà. Nei calici, nelle proposte, nei piatti, e - spero - anche nelle parole e nelle idee.

Maria Pranzo (Il Gusto)
Essenziale

Gabriele Principato (Cook)

Semplicità. Qualcosa di tutt’altro che banale

Isabella Radaelli (giornalista gourmet e viaggiatrice)
Tradizione. La certezza dei sapori, la nostra comfort zone. Ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento

Andrea Radic (giornalista e conduttore tv)
La Cucina Italiana patrimonio immateriale dell’umanità

Edoardo Raspelli (“cronista della gastronomia”, conduttore televisivo)
3T: Terra Tradizione Territorio

Camilla Rocca (giornalista)
Concretezza

Fernanda Roggero (food&wine editor al Sole 24 Ore)
Essenzialità

Giovanna Romeo (QN Itinerari)
Vegetale

Lorenzo Ruggeri (direttore responsabile Gambero Rosso)

Comunità. Meno competizione e più comunità. Almeno, fino alla prossima classifica

Leila Salimbeni (direttore editoriale di Spirito diVino)
Casa

Sarah Scaparone (La Cucina Italiana)
Tradizione

Margo Schachter (giornalista gastronomica)
Analogico

Luca Sessa (giornalista enogastronomico per Forbes e co-founder di Vibeslist)
Sento parlare con una certa insistenza di “Fibermaxxing” (massimizzare l'apporto di fibre in ogni pasto) e “Anti-Fake Meat” (evitare carne vegetale che imita quella vera), ma nel dubbio spero sparisca “iconico”

Gualtiero Spotti (giornalista)
A. I.

Luciana Squadrilli (scrittrice di cibo e viaggi)
Liberazione (o morte)

Mirko Tassin (Tasso Culinario)
Vorrei dire “crisi” ma sarei troppo drammatico... Quindi spero nella “continuità di crescita”

Massimiliano Tonelli (direttore Cibo Today)
Felicità

Luca Turner (giornalista Passione Gourmet)
Equilibrio

Cristina Viggè (giornalista e responsabile di redazione di Fuori Magazine)
Autenticità. Declinata nella narrazione, nei gesti, nelle pietanze, nel vino, nei drink, nell’ospitalità. Perché nell’aria c’è sempre più desiderio di verità

Valerio M. Visintin (scrittore e critico gastronomico Corriere della Sera)
Ne dico due che sogno: “mangiare bene”. Ma prevarranno idiozie, come degustare, vivere un’esperienza, innovare

Gabriele Zanatta (Identità Golose)
Conto economico

Annalisa Zordan (curatrice della guida Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso)
Sensibilità

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