Il 2 febbraio Luigi Veronelli avrebbe compiuto cento anni. Nato a Milano nel 1926, nel quartiere Isola, Veronelli ha attraversato più di mezzo secolo di storia italiana lasciando un segno profondo e spesso scomodo nel mondo del vino, della gastronomia e della cultura agroalimentare. Filosofo di formazione, intellettuale irregolare per vocazione, è stato editore, scrittore, critico, giornalista e soprattutto interprete radicale del rapporto tra territorio, lavoro e prodotto.
Dal secondo dopoguerra agli anni Duemila ha accompagnato la crescita della cucina e delle produzioni di qualità italiane, sostenendo vignaioli, artigiani e ristoratori quando il concetto stesso di eccellenza era marginale e poco spendibile. Non si è limitato a raccontare il vino: lo ha interrogato, difeso, messo in relazione con il paesaggio, con la politica agricola, con il diritto dei produttori a esistere fuori dalle logiche industriali.
Veronelli è stato anche un punto di riferimento per intere generazioni di critici gastronomici. Da Carlo Petrini a Franco Ziliani, da Alessandro Masnaghetti a Massimo Maroni, molti tra i nomi che hanno costruito il dibattito contemporaneo sul cibo e sul vino hanno incrociato il suo lavoro, condividendone visioni, battaglie e metodo. Un’eredità fondata sull’onestà intellettuale, sull’indipendenza della critica e su una trasparenza allora tutt’altro che scontata.
«Veronelli ha segnato in modo indelebile il mondo del vino e della gastronomia in Italia. Con le sue battaglie, condotte coi vignaioli, ha portato l’eccellenza in vigna e in cantina», ha ricordato Angela Maculan, presidente del Seminario Permanente Luigi Veronelli, sottolineando l’impegno costante nella valorizzazione delle produzioni di qualità, dei territori e del lavoro agricolo.
A cento anni dalla nascita, il rischio di trasformarne la memoria in un esercizio celebrativo è concreto. Un rischio che Veronelli stesso avrebbe respinto. Il suo pensiero era orientato al futuro, concepito come un laboratorio in continuo movimento, non come un repertorio da ripetere. Non un “beota ripetere”, per usare una sua espressione, ma un processo di rielaborazione continua a partire da valori chiari: relazione, rispetto, condivisione, libertà di giudizio.
Su queste basi opera oggi il Seminario Permanente Luigi Veronelli, l’associazione da lui voluta per tenere vivo il suo pensiero. Un luogo di lavoro più che di conservazione, che custodisce le sue idee facendole evolvere. In occasione del centenario, il Seminario ha lanciato una campagna associativa aperta a vignaioli, aziende vitivinicole, ristoratori, osti, enotecari, sommelier e appassionati di cultura del vino, invitati a riconoscersi nei valori veronelliani.
Il Seminario Veronelli è un’associazione senza scopo di lucro impegnata nella promozione della cultura del vino e degli alimenti e nella valorizzazione delle produzioni territoriali d’eccellenza. Attraverso la Guida Oro I Vini di Veronelli continua a esercitare una critica enologica indipendente e trasparente.
Nel corso del 2026 sono previsti eventi pubblici e pubblicazioni dedicati al fondatore. A Bariano, nel bergamasco, lo Spazio espositivo permanente “Il Veronelli”, ospitato nel Convento dei Neveri, rappresenta il luogo fisico e simbolico di questo patrimonio.
Un complesso che accoglie archivio, biblioteca, cantina, studio e sala assaggi, oltre a spazi di ristorazione e a un articolato percorso storico e artistico. Non un santuario, ma un luogo vivo, pensato per far circolare idee e continuare un discorso che, a cento anni dalla nascita, resta ancora aperto.