Una colazione al Rigolo (a Milano dal 1958) con nel piatto una «Pappa al pomodoro con burrata cavolo e nero croccante» e il più classico degli «Ossobuco in gremolada alla Milanese con risotto», è l'occasione giusta per versare nel bicchiere un po' di Calabria. Sorprendente, ma non troppo perché a griffare le etichette sono i Librandi, famiglia che ha fatto della valorizzazione di quella terra una delle sue ragioni sociali. E allora si può cominciare da un «Rosaneti», brut rosato metodo classico da uve Gaglioppo affinato in acciaio e 24 mesi di lieviti, ottimo per introdurre una storia di viticoltura lunga tre generazioni e oltre un secolo, sposando le capacità imprenditoriali al desiderio di creare solide connessioni tra le imprese del territorio e le comunità che lo abitano. A Cirò Marina, affacciati sul mar Ionio, 350 ettari dei quali 232 vitati, 80 a uliveto e i restanti boschivi, sono incastonati nella macchia mediterranea. È qui che negli anni 50, la famiglia Librandi allargare le attività con l'imbottigliamento e la commercializzazione del vino. A tavola arriva un «Efeso» da uve Mantonico, storico vitigno calabrese, coltivato nella vigna omonima a forma di anfiteatro e terreni di arenaria, pressatura soffice e fermentazione in barriqe che ne regalano ricchezza di sentori e longevità. Quest'anno superata quota 2 milioni e 500mila bottiglie (export al 50% in 40 Paesi) per un'azienda accompagnata nel '900 da Tonino e Nicodemo Librandi e oggi guidata dai figli di Nicodemo, Raffaele e Paolo e da quelli di Tonino, Francesco e Teresa. Grande attenzione al futuro e alle ricerche vitivinicole che oggi portano a un grande interesse per biodiversità e sostenibilità. «È stata l'armonia della nostra terra raccontano i Librandi a suggerirci la strada: da una parte la valorizzazione della tradizione con gli impianti ad alberello, i portainnesti storici e gli insegnamenti dei nostri esperti viticoltori, la cui maestria è radicata nei secoli di storia viticola del Cirotano; dall'altra, gli investimenti nell'innovazione e nella ricerca».
E quindi il progetto Biopass di Sata, Studio agronomico per la misura, la salvaguardia e l'incremento della biodiversità. E allora nel bicchiere un «Duca Sanfelice» Cirò riserva roso classico superiore doc da uve Gaglioppo con affinamento in acciaio, dove riposa per 2 anni.