Cosa sia un avanspettacolo fondamentalista ce lo spiegano Isa e Veronica che allanagrafe sono la Danieli di Napoli e la Pivetti di Milano in una serie di assoli folgoranti in occasione del centocinquantesimo dellunità d'Italia. Ma la loro non è affatto una celebrazione dato che le due diavolesse più che ispirarsi ad Abba sono sensibili allesilarante scrittura di Vamba e al suo eroe Gian Burrasca.
Eccole infatti, dopo limpagabile esordio che vede Isa moribonda impersonare la vittima Anita lasciata languire da Garibaldi nelle pinete di Comacchio, nei panni di due divine di mezza tacca. Che, allo specchio, prima di una recita improvvisata polemizzano la prima sulla superiorità dellamata Lombardia che investe di spruzzi e sprazzi leghisti e la seconda sulla misera Campania trattata a calci in faccia dagli odiati Savoia. Ma purtroppo dopo questo battibecco acuminato, le due signore trovano nel copioncino allestito alla brava da Roberto Buffagni ben poche frecce al loro arco. Poiché, a parte la trovata avveniristica del secondo tempo in cui le ritroviamo nel 2061 rispettivamente nei panni di Isa la tirolese alle prese con l'indipendenza della Padania e Veronica lottomana spaventata dallinvasione dei turchi, entrambe non trovano di meglio che articolare a fatica una serie di belle canzoni. E qui casca lasino perché, al di là della grazia di Isa la napoletana che rifà da par suo leloquio partenopeo con verve di gran classe e della studiata indifferenza con la quale Veronica la longobarda esuma l'accorato lamento metropolitano di Vecchioni, lo spettacolo si adagia su se stesso come un soufflé che non è riuscito a montare. Peccato perché non mancavano le premesse per costruire ad hoc lo show esaltante e sopra le righe che lo sberleffo iniziale ci autorizzava a immaginare.
SORELLE DITALIA - di Roberto Buffagni Regia di Cristina Pezzoli, con Isa Danieli e Veronica Pivetti. Milano, Teatro Manzoni, fino al 30 ottobre, poi in tournée