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Arma laser su portaerei: gli Usa testano Locust

La Marina degli Stati Uniti ha condotto una prova a fuoco del sistema LOCUST a bordo della USS George H.W. Bush

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Gli Stati Uniti hanno testato un’arma laser sul ponte di una portaerei, in uno degli ambienti operativi più complessi al mondo. La Marina Usa ha condotto una prova a fuoco del sistema LOCUST a bordo della USS George H.W. Bush, segnando un passo concreto verso l’impiego di armi a energia diretta in mare aperto.

Il test del sistema LOCUST

Secondo quanto riportato da Defence Blog, il test si è svolto nei mesi scorsi nell’Atlantico e ha coinvolto il sistema laser sviluppato da AeroVironment. Durante la prova, resa nota soltanto oggi, LOCUST ha dimostrato di poter individuare, tracciare e neutralizzare più droni in sequenza, completando l’intera catena operativa senza ricorrere a munizionamento tradizionale.

Il sistema utilizza sensori a radiofrequenza multi-banda per garantire una sorveglianza a 360 gradi e integra algoritmi avanzati per identificare le minacce in tempo reale. Una volta acquisito il bersaglio, entra in funzione il laser ad alta energia, capace di colpire e danneggiare l’obiettivo in volo fino a disabilitarlo.

La potenza stimata si aggira intorno ai 20 kilowatt, con alcune versioni che arrivano a 26, un livello considerato adeguato per contrastare droni di piccole e medie dimensioni. Il sistema può essere inoltre equipaggiato con sensori ottici aggiuntivi per ampliare il campo visivo e migliorare la precisione dell’ingaggio.

Un jolly in più per le portaerei Usa

L’aspetto più rilevante del test non riguarda solo le prestazioni tecniche, ma il contesto in cui è stato effettuato. Le portaerei sono piattaforme complesse dove ogni spazio è ottimizzato e ogni attività segue ritmi serrati. Dimostrare che un’arma laser possa essere installata rapidamente, grazie a una configurazione modulare, e utilizzata senza compromettere le operazioni di volo è un risultato significativo in ottica di integrazione futura.

Il formato containerizzato consente infatti di adattare il sistema a diverse unità navali senza modifiche strutturali permanenti. Questo approccio risponde anche a una necessità crescente: contrastare la minaccia dei droni a basso costo, sempre più diffusi nei teatri operativi. A differenza dei missili intercettori, che hanno costi elevati, un sistema laser consuma principalmente energia elettrica, riducendo drasticamente il costo per ingaggio.

La Marina statunitense

mantiene comunque un approccio prudente: prima di una diffusione su larga scala di LOCUST, sarà necessario garantirne affidabilità, continuità di prestazioni e integrazione completa con i sistemi di difesa esistenti.

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