Leggi il settimanale

Trump e la Groenlandia: la scommessa che può lasciare l’Europa senza scudo

L'invasione Usa dell'Isola porterebbe alla fine della NATO per come la conosciamo e intaccherebbe seriamente il perimetro di sicurezza europeo

Trump e la Groenlandia: la scommessa che può lasciare l’Europa senza scudo

Se non prendiamo la Groenlandia, la prenderanno la Russia o la Cina, e non permetterò che ciò accada”, ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ai giornalisti a bordo dell'Air Force One in una conferenza stampa l'11 gennaio, affermando che gli piacerebbe fare un accordo con loro invece di un'azione militare, ma ha aggiunto: “In un modo o nell'altro, avremo la Groenlandia”.

Chi scrive ritiene che le affermazioni del presidente Trump su un intervento militare in Groenlandia rappresentino sostanzialmente un bluff: lo scopo della Casa Bianca è mettere pressione sull'Europa e nello stesso tempo alimentare i sentimenti indipendentisti groenlandesi. L'imprevedibilità dell'inquilino della Casa Bianca, però, non è da sottovalutare, e bisogna considerare che un intervento militare in Groenlandia, come detto dallo stesso leader statunitense, resta sempre sul tavolo.

Cosa succederebbe se gli Stati Uniti invadessero militarmente il Paese nordico?

Prima di analizzare questo scenario cerchiamo di ricostruire come alcuni Paesi europei stanno rispondendo alla possibile minaccia di invasione Usa della Groenlandia. La Germania, insieme al Regno Unito, sta pensando di dispiegare in modo permanente truppe NATO in Groenlandia in modo da fungere da deterrente. Anche la Francia sembra che stia prendendo in esame questa possibilità. È ancora la Germania a pensare a un'operazione di protezione dell'isola attraverso la riedizione dell'operazione militare della NATO “Baltic Sentry”, avviata per difendere dagli attacchi ibridi russi le infrastrutture sottomarine nel Baltico e per combattere la flotta ombra di petroliere di Mosca, pensata stavolta per difendere la Groenlandia. Per il momento questa nuova missione, definita “Arctic Sentry”, resta solo un'idea, ma l'Unione Europea e gli alleati della NATO si stanno muovendo per dimostrare il proprio impegno a difendere la Groenlandia da possibili future minacce.

L'Alleanza Atlantica sta dimostrando di avere a cuore la difesa dell'Artico attraverso una campagna di propaganda che mostra l'attività svolta in quella regione, mentre in Europa si confuta la tesi di Trump secondo la quale intorno all'isola sarebbero molto attivi i russi e i cinesi. I governi nordici, come riportato da Politico, stanno respingendo le affermazioni del presidente degli Stati Uniti secondo cui navi russe e cinesi starebbero operando vicino alla Groenlandia, avvertendo che tali affermazioni non sono supportate da informazioni di intelligence e alimentano una retorica destabilizzante. Due alti diplomatici nordici con accesso ai briefing dell'intelligence della NATO hanno dichiarato al Financial Times che non ci sono prove di navi o sottomarini russi o cinesi che abbiano operato intorno alla Groenlandia negli ultimi anni, contraddicendo direttamente la giustificazione di Trump per il controllo statunitense del territorio artico. Sappiamo però che la Russia sta ricostruendo i suoi presidi artici in funzione non solo della protezione del suo bastione marittimo in cui operano i sottomarini lanciamissili balistici, ma anche in previsione della possibile futura apertura della rotta marittima nordica che collegherebbe l'Europa con l'Asia. Inoltre, la Russia si è rifatta vedere con le sue unità navali in Atlantico del nord, quindi riattraversando gli stretti marittimi che mettono in collegamento i mari artici con l'oceano definiti in gergo militare Giuk Gap.

Un attacco militare statunitense alla Groenlandia, stante queste premesse, porterebbe al collasso della NATO per come la conosciamo in quanto i militari statunitensi si troverebbero probabilmente ad affrontare i militari degli alleati europei. Ma proprio per questa possibilità, gli Stati Uniti cesserebbero istantaneamente di fornire il loro supporto logistico, d'intelligence e di accesso alle comunicazioni, a tutti gli alleati europei della NATO. L'Europa, da sola, ha delle capacità in tal senso, ma esse non sono paragonabili a quelle fornite dagli Stati Uniti.

La reazione europea, molto probabilmente, riguarderebbe anche la fine delle concessioni agli Stati Uniti per l'utilizzo di basi militari su suolo europeo. Non sarebbe però affatto facile, per gli Stati europei, far cessare la presenza militare statunitense in Europa, e molto probabilmente sarebbe necessaria un'azione con l'uso della forza e non solo diplomatica.

La fine della presenza militare statunitense in Europa, comporterebbe però un grave problema per la sicurezza del continente in questo momento storico. Gli Stati Uniti, infatti, forniscono all'Europa un deterrente convenzionale e nucleare: il primo dato dai circa 100mila soldati statunitensi presenti in Europa, il secondo dato dalle bombe nucleari non strategiche presenti in alcuni Stati europei tra cui anche l'Italia. Se il primo problema potrebbe essere risolto in breve tempo, considerando che tutti gli alleati europei della NATO sarebbero in grado di fornire un rimpiazzo, per il secondo problema la questione è molto più complessa. Il deterrente nucleare europeo è dato sicuramente dalle atomiche di Regno Unito e Francia le quali però sono di tipo strategico fatta eccezione per il missile da crociera ASMP francese lanciabile dai caccia. Le bombe nucleari tattiche Usa custodite in Europa e utilizzabili con il meccanismo “a doppia chiave” rappresentano un'assicurazione contro le armi nucleari tattiche russe, ma soprattutto danno alla NATO la possibilità di avere più opzioni di difesa prima di giungere all'escalation nucleare completa. In altre parole fungono da deterrente esattamente come l'arsenale nucleare strategico. Se queste venissero a mancare all'Europa mancherebbe una seria capacità di deterrenza nei confronti della Russia, che sarebbe colmabile solamente nel lungo periodo.

Si capisce quindi perché Mosca, in queste settimane, sia rimasta piuttosto fredda per quanto riguarda le rivendicazioni statunitensi sulla Groenlandia: il presidente Trump sta esattamente facendo il gioco del presidente Putin

per quanto riguarda la sicurezza dell'Europa. Capiamo anche perché la possibilità di intervento militare statunitense trovi delle importanti resistenze, per quanto ne sappiamo, all'interno del Pentagono.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica