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Droni kamikaze russi, nuova mossa: lo Z-51E punta ai mercati esteri

Mosca punta su un sistema di munizionamento circuitante a corto raggio con capacità ISR-strike integrata, destinato a impieghi di interdizione tattica e al consolidamento della propria presenza nell’export militare

Droni kamikaze russi, nuova mossa: lo Z-51E punta ai mercati esteri
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La centralità dei sistemi unmanned nei conflitti contemporanei ha reso il settore dei droni d’attacco uno spazio in cui tecnologia militare e politica estera risultano sempre più interconnesse. In questo scenario, la Federazione Russa sta intensificando la propria strategia di export nel comparto dei munizionamenti circuitanti, impiegandoli come strumenti di influenza nei mercati della difesa. La presentazione del drone Z-51E nell’aprile 2026 alla fiera DSA in Malesia si inserisce in questa traiettoria, proponendo una capacità di attacco di precisione rivolta a Paesi che dispongono di infrastrutture limitate ma richiedono rapidità operativa e riduzione dei costi di acquisizione.

Cosa sappiamo

L’armamento è integrato nel sistema Lancet-E e opera secondo una configurazione ISR-strike a ciclo chiuso, in cui le funzioni di ricognizione e ingaggio sono strettamente coordinate. Un velivolo dedicato alla sorveglianza individua il bersaglio e trasmette in tempo reale le coordinate, consentendo alla munizione circuitante di essere guidata verso l’obiettivo con controllo umano costante, soprattutto nella fase terminale dell’attacco.

Il sistema è progettato per operare nella profondità tattica, con capacità di ingaggio fino a circa quarantacinque chilometri oltre la linea del fronte. Le prestazioni comprendono un’autonomia di circa cinquanta minuti, una velocità di crociera compresa tra novanta e e centodieci km/h e una fase terminale che può raggiungere i trecento km/h. Il carico utile, limitato a circa cinque kg, ne definisce il profilo operativo, orientato alla neutralizzazione selettiva di obiettivi sensibili quali artiglieria, radar e sistemi di difesa aerea scarsamente protetti, più che alla distruzione su vasta scala.

Cosa sa fare

Lo Z-51E deriva dalla famiglia Lancet introdotta nel 2019 e rappresenta una variante ottimizzata per l’esportazione. La cellula adotta una configurazione aerodinamica a doppia ala incrociata, studiata per garantire stabilità durante la fase di ricerca del bersaglio e precisione nella fase di picchiata finale. L’impostazione generale privilegia autonomia e rapidità di impiego rispetto alla massa esplosiva, mantenendo un equilibrio tra raggio operativo e permanenza in volo.

Il sistema si basa su un collegamento dati con controllo umano continuo, elemento che assicura elevata precisione ma introduce una vulnerabilità significativa alla guerra elettronica. In scenari caratterizzati da forti interferenze elettromagnetiche, la perdita del segnale può compromettere la missione o causare la neutralizzazione del vettore prima dell’impatto. Anche la limitata capacità esplosiva costituisce un vincolo operativo, riducendo l’efficacia contro bersagli pesantemente corazzati e rendendo talvolta necessari attacchi ripetuti per ottenere risultati completi.

Dimensione internazionale ed export militare

Sul piano della politica estera, il drone s’inserisce nella strategia russa che utilizza l’export militare come leva di influenza nei mercati emergenti. La combinazione di costi relativamente contenuti, modularità operativa e facilità di impiego consente a Mosca di proporre sistemi competitivi rispetto alle alternative occidentali, rafforzando al contempo legami strategici con i Paesi acquirenti.

L’adozione di sistemi di lancio monouso e altamente mobili contribuisce ulteriormente a questa impostazione, permettendo la dispersione delle unità operative e riducendo la vulnerabilità a contromisure nemiche. Allo stesso tempo, questa configurazione comporta un maggiore fabbisogno logistico e una dipendenza costante dalla catena di approvvigionamento.

Nel complesso, secondo diversi analisti, lo Z-51E non rappresenta soltanto un sistema d’arma tattico, ma anche uno strumento di posizionamento geopolitico.

La sua diffusione nei mercati internazionali riflette una tendenza più ampia in cui i sistemi unmanned assumono un ruolo crescente come vettori di influenza strategica, in grado di incidere sugli equilibri regionali e sulle dinamiche della sicurezza internazionale.

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