Il quadro geopolitico internazionale è segnato sempre più da instabilità crescente, conflitti non dichiarati e nuove forme di guerra difficili da interpretare. In questo contesto, le tensioni in Medio Oriente e il ruolo dell’Iran si inseriscono in uno scenario globale che, secondo diversi osservatori militari, non può più essere letto con le categorie tradizionali.
Durante un intervento a LetExpo, la fiera di Verona dedicata a trasporto, logistica, servizi, smart mobility e formazione organizzata da Alis Service in collaborazione con Veronafiere, il generale di corpo d’armata Angelo Michele Ristuccia, comandante logistico dell’Esercito Italiano, ha definito l’attuale fase storica come una condizione permanente di instabilità: “Siamo di fronte a una situazione senza precedenti. Viviamo la costante dell’incertezza. Non sappiamo se siamo in un periodo di guerra o di pace, è difficile capire chi è l’amico e chi il nemico”.
Nuova era di conflitti: tra guerra e non-guerra
Secondo Ristuccia, il sistema internazionale sta attraversando una fase senza precedenti, nella quale non esiste più una chiara distinzione tra tempo di pace e tempo di guerra. Le tensioni che coinvolgono l’Iran, il Medio Oriente e altre aree strategiche si inseriscono in un contesto globale frammentato, ove i conflitti non sempre vengono dichiarati formalmente ma si manifestano attraverso crisi regionali, operazioni indirette e pressioni economiche.
Il generale ha richiamato anche le parole di Papa Francesco, che aveva definito l’attuale scenario come una “terza guerra mondiale a pezzi”, espressione che descrive una realtà fatta di scontri diffusi e simultanei. “La cosa ancora più grave è che facciamo anche difficoltà a immaginare come potrebbero essere i conflitti futuri”, ha aggiunto Ristuccia, sottolineando come l’imprevedibilità sia ormai la caratteristica dominante delle crisi internazionali. In questo quadro, anche le relazioni tra alleati e avversari risultano meno chiare rispetto al passato, rendendo più difficile prevedere le evoluzioni delle tensioni globali.
Logistica e risorse: la nuova chiave dei conflitti moderni
Uno degli aspetti centrali evidenziati dal generale riguarda il ruolo della logistica, considerata oggi determinante quanto la strategia militare. “La guerra è questione di consumi e per questo è implicito il ricorso alla consapevolezza dell'importanza della logistica”, ha spiegato.
Le guerre contemporanee non si combattono soltanto sul campo, ma anche nelle catene di approvvigionamento, nei sistemi energetici, nei trasporti e nelle infrastrutture tecnologiche. Questo elemento assume particolare rilevanza nelle crisi che coinvolgono l’Iran e le rotte commerciali internazionali, dove energia, traffici marittimi e sanzioni economiche diventano strumenti di pressione strategica.
Ristuccia ha, inoltre, sottolineato come “i conflitti non sono più dichiarati, sono divenuti imprevedibili”, rendendo più complesso per gli Stati pianificare risposte efficaci e durature.
Attori non statali e guerre ibride: un ecosistema imprevedibile
Un altro elemento che caratterizza l’attuale fase storica è la presenza sempre più forte di attori non statali, capaci di influenzare l’andamento dei conflitti al pari degli Stati. Secondo il generale, “si è perso il riconoscimento dell'inviolabilità dei confini e la guerra non è più riconducibile alla rivalità esclusiva tra Stati”.
Milizie, organizzazioni irregolari, gruppi economici e reti transnazionali contribuiscono a creare scenari difficili da interpretare e ancora più difficili da controllare. “Intervengono nell'economia della guerra anche attori non statali che sono in grado di influenzarla. È diventata un ecosistema complesso, contraddistinto da variabili ignote e dall'assenza di risposte univoche”, ha concluso Ristuccia.
In questo contesto, anche le
tensioni che coinvolgono l’Iran non possono essere lette come semplici rivalità tra Paesi, ma come parte di un sistema globale instabile, dove sicurezza, economia e geopolitica si intrecciano in modo sempre più imprevedibile.