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La risposta alle minacce asimmetriche: cosa sappiamo del sistema Coyote montato sui cacciatorpedinieri Usa

L’emersione del sistema Coyote a bordo dei cacciatorpediniere statunitensi segnala l’adattamento della potenza navale alle minacce asimmetriche, con l’integrazione di capacità C-UAS per contrastare UAV e attacchi saturanti in scenari operativi complessi

La risposta alle minacce asimmetriche: cosa sappiamo del sistema Coyote montato sui cacciatorpedinieri Usa

La recente individuazione di un nuovo lanciatore a bordo di un cacciatorpediniere statunitense della classe Arleigh Burke, in particolare sull’USS Carl M. Levin, sembra offrire un’indicazione concreta della trasformazione dell’architettura operativa della Marina statunitense di fronte alla proliferazione di minacce aeree a basso costo. Il sistema osservato è stato associato all’impiego degli intercettori Coyote, sviluppati da Raytheon Technologies, segnando il passaggio da un utilizzo prevalentemente terrestre a una progressiva integrazione in ambito navale delle capacità C-UAS (Counter-Unmanned Aerial Systems).

Più che un salto tecnologico radicale, si tratta di una riconfigurazione coerente con le trasformazioni del campo di battaglia contemporaneo: l’integrazione di sistemi modulari anti-drone sulle unità di superficie riflette la necessità di contrastare UAV tattici e munizioni circuitanti sempre più diffusi, anche tra attori non statali e potenze regionali.

Cosa sappiamo

Il lanciatore rientra nel programma C-UAS Afloat della Marina degli Stati Uniti, che mira a colmare una lacuna emergente nella difesa ravvicinata delle piattaforme navali. La sua installazione su un numero selezionato di unità suggerisce una fase avanzata di sperimentazione operativa, con raccolta di dati in condizioni reali di navigazione e potenziale impiego in scenari di crisi.

Tale riconfigurazione si incardina in uno scenario strategico più ampio, segnato dalla crescente centralità del dominio marittimo in aree contese come il Mar Rosso e l’Indo-Pacifico, dove l’uso di droni da parte di attori statali e gruppi proxy ha già dimostrato un impatto significativo sulle linee di comunicazione marittime.

Architettura del sistema e logica operativa

Il sistema combina sensori radar a corto raggio, capacità di tracciamento multi-bersaglio e intercettori autonomi. Dopo l’acquisizione del bersaglio, il sistema di controllo del tiro coordina il lancio degli intercettori, che vengono guidati tramite collegamenti dati fino alla fase terminale.

Gli intercettori Coyote operano secondo una logica di difesa stratificata, collocandosi tra i sistemi CIWS (Close-In Weapon System) e i missili superficie-aria di maggiore portata. Questa fascia intermedia è cruciale per gestire minacce numerose e a basso costo senza saturare le risorse più pregiate della nave.

Evoluzione tecnologica e incremento delle prestazioni

Dall’analisi emerge che le prime varianti del Coyote erano caratterizzate da propulsione elettrica e testate a frammentazione attivate da sensori di prossimità, progettate per neutralizzare UAV senza necessità di impatto diretto. Successivamente, sono state introdotte versioni con propulsione a reazione e booster, che hanno aumentato in modo significativo la velocità, il raggio operativo — fino a circa 10 km — e la rapidità di intervento.

L’integrazione di sistemi IFF (Identification Friend or Foe) riflette inoltre la crescente complessità dello spazio aereo tattico, dove la distinzione tra assetti amici, neutrali e ostili diventa un fattore critico, soprattutto in scenari ad alta densità operativa.

Capacità non cinetiche e guerra elettronica

Accanto alle versioni hard kill sono state sviluppate varianti prive di testata, focalizzate su effetti non cinetici. In questi casi, l’intercettore agisce come vettore di disturbo elettronico, interferendo con i sistemi di controllo, comunicazione o navigazione del drone bersaglio.

L’integrazione tra opzioni cinetiche e non cinetiche riflette una tendenza più ampia della guerra contemporanea: massimizzare la flessibilità operativa e contenere il rischio di escalation, soprattutto in teatri sensibili o caratterizzati da elevata congestione operativa.

Sostenibilità e competizione asimmetrica

L’adozione di questo armamento evidenzia una criticità strutturale per le marine avanzate: l’asimmetria economica tra mezzi di offesa e difesa. L’impiego di missili superficie-aria di alto valore contro droni a basso costo rappresenta, infatti, un modello difficilmente sostenibile nel lungo periodo.

In questo quadro, sistemi come il Coyote offrono una risposta scalabile e relativamente economica, contribuendo a riequilibrare il rapporto costo-efficacia. La loro integrazione sulle piattaforme navali segnala un adattamento necessario a un ambiente operativo in cui la saturazione, più che la singola capacità offensiva, rappresenta la principale minaccia.

Secondo alcuni analisti l’introduzione di capacità C-UAS a bordo dei cacciatorpediniere statunitensi non rappresenta un semplice aggiornamento tecnico, ma un indicatore di una più ampia trasformazione dell’architettura operativa della difesa navale. La Marina degli Stati Uniti sta progressivamente adattando i propri strumenti a uno scenario in cui la proliferazione di sistemi unmanned ridefinisce le dinamiche del potere marittimo.

In prospettiva, la diffusione di queste soluzioni potrebbe influenzare anche le strategie di

altre marine, accelerando una corsa all’adozione di sistemi anti-drone modulari e multilivello, destinati a diventare una componente standard delle flotte di superficie sullo scacchiere della competizione internazionale.

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