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Un documentario su Gaber ribelle del teatro canzone

Domani, su Rai 5, la puntata di «Italiani» dedicata al mattatore che sfugge alle definizioni: troppo libero

Un documentario su Gaber ribelle del teatro canzone
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Un cantautore o un canta-attore, un intellettuale "collettivo", un anticonformista. Oppure, l'Adorno del Giambellino secondo il critico Enzo Golino, o il Filosofo ignorante secondo se stesso, con ironia. La realtà è che Giorgio Gaber sfugge a qualunque definizione. A 23 anni dalla scomparsa avvenuta il 1° gennaio 2003, lo speciale di Rai Cultura Giorgio Gaber - in onda lunedì 5 gennaio alle 19.20, su Rai 5 per Italiani - racconta le storie del signor G. attraverso tre generazioni. Quella di Giorgio Casellato, suo arrangiatore e organizzatore e Ombretta Colli, l'amore di una vita; quella della figlia Dalia Gaberscik e quella del nipote Lorenzo Luporini. A questi si aggiungono i contributi di Paolo Dal Bon, presidente della Fondazione Gaber, di Paolo Rossi e di Walter Veltroni. Gaber si forma con il jazz, suona il rock'n'roll quando pochi in Italia lo fanno e, all'apice della popolarità e del successo televisivo, molla tutto e si dedica al teatro, anzi crea un genere nuovo: il Teatro-canzone, ispirato ai récital francesi, a quel Brel che tanto ammirava. L'anno di svolta è il 1970: in tournée con Mina, viene visto sul palco da Paolo Grassi e Giorgio Strehler che gli propongono di scrivere uno spettacolo tutto suo per il Piccolo di Milano. Il Signor G debutta al Teatro San Rocco di Seregno il 28 ottobre 1970 e dal gennaio del 1971 è al Piccolo Teatro di via Rovelli di Milano.

C'è una presenza che lo accompagna senza mai mostrarsi, un pittore e poeta di Viareggio conosciuto in un bar milanese alla fine degli anni 50. È Sandro Luporini. Con lui nasce un'amicizia profonda e un sodalizio artistico totale. Sandro è l'altra metà di Gaber, da Barbera e champagne a Io se fossi dio.

L'idillio con il Movimento nato dal '68 finisce con Polli d'allevamento il pubblico fischia in sala, Gaber è contestato, troppo scomodo anche per i contestatori. Una pausa di riflessione e si ricomincia nel 1981 con Anni affollati per arrivare agli ultimi album-testamento. Gaber muore il 1° gennaio del 2003, senza lasciare eredi artistici.

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