Dzeko: "In Italia il razzismo è un problema più di altri Paesi"

Dzeko, sui cori razzisti a Lukaku, ha le idee ben chiare; in Italia il problema razzismo è più grande che in altri Paesi e serve l'intervento diretto della Federazione per proteggere i giocatori

Edin Dzeko è un giocatore molto sincero e diretto e le dichiarazioni rilasciate a Sky Uk non fanno eccezione. Come riporta la Gazzetta dello Sport, l'attaccante bosniaco della Roma, interpellato sul tema del razzismo, forte anche della sua esperienza come giocatore in Inghilterra e Germania, è andato giù molto duro affermando che in Italia questo problema è più grande di quello di altri Paesi. Il giocatore auspica poi che su questo problema possa intervenire la Federazione per arginarlo per il bene degli altri giocatori.

Afferma, infatti, l'attaccante: "Penso che il razzismo sia un problema più grande in Italia rispetto ad altri Paesi, specialmente in Inghilterra. Spero, per il bene degli altri giocatori, che queste cose finiscano e che la Federazione possa vederlo e provare a fermarlo in ogni modo possibile."

L'intervento di Dzeko riguarda i recenti fatti di Cagliari dove Lukaku è stato vittima di cori razzisti. Come ha spiegato l'attaccante della Roma, cosa del genere accadono ancora, ma in Inghilterra molto di meno rispetto al passato. Proprio per questo, il giocatore invita la Federazione italiana ad intervenire per proteggere i suoi giocatori.

Spiega l'attaccante: "Ancora oggi accadono queste cose, in Inghilterra la situazione è decisamente migliorata, c’è sempre meno razzismo lì. In Italia il problema è più grande di quanto mi aspettassi. La Federazione deve proteggere i giocatori. È l’unico modo. Se senti qualcuno, lo bandisci dallo stadio. Non possono più venire, non abbiamo bisogno di queste persone."

Infine, Dzeko, messo da parte il problema del razzismo, è tornato a parlare di calcio giocato tessendo le lodi del nuovo compagno in attacco Henrikh Mkhitaryan.

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Commenti
Ritratto di dr.Strange

dr.Strange

Lun, 16/09/2019 - 16:32

quindi le mamme dei calciatori si possono insultare. quello non è razzismo