«Ecco novanta miliardi per le piccole imprese Ora meno burocrazia»

Il capo della Banca dei Territori: alleati a chi innova. Prossimo passo? Cultura e turismo»

Antonio Risolo

«Il quadro economico generale è senz'altro migliorato rispetto al passato, ma non assistiamo ancora a un'adeguata ripresa degli investimenti produttivi. È un problema globale, che in Italia è acuito in diversi casi dalla scarsa patrimonializzazione e digitalizzazione delle piccole e medie imprese, ma che intendiamo accelerare con nuovi strumenti e sostenere in un ampio orizzonte temporale». Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, introduce così il nuovo accordo con Confindustria firmato a Milano.

Dottor Barrese, presentando il nuovo accordo avete fatto riferimento al «Programma Filiere». Di che cosa si tratta?

«Intesa Sanpaolo ha lanciato un anno fa il Programma Filiere per agevolare la richiesta e il costo del credito per le aziende cosiddette champion e per tutti i loro fornitori all'interno del processo produttivo, la filiera appunto in ambito meccanico o manifatturiero o agroalimentare per esempio. In un anno abbiamo già attivato 330 contratti con aziende capofila con oltre 15mila fornitori e un giro d'affari di 55 miliardi. E stiamo lavorando per estendere questa opportunità al turismo e ai sistemi produttivi culturali e creativi che sono un elemento fondamentale del brand Italia e del sistema economico nazionale. La rinnovata partnership con Confindustria intende sostenere le aziende italiane a migliorare la loro capitalizzazione e a cogliere le grandi opportunità e i nuovi scenari che si aprono di fronte alla quarta rivoluzione industriale».

Può spiegare in parole semplici a un piccolo imprenditore italiano le linee guida nuovo accordo?

«Si tratta dell'individuazione e dello sviluppo congiunto di iniziative che supportano la crescita, basata su quattro pilastri: ecosistemi di imprese e integrazione di business, finanza per la crescita, capitale umano e ultimo, ma non da meno, nuova imprenditorialità. Per inserire figure professionali specializzate, o creare e rinnovare il proprio sito web per esplorare le potenzialità dell'e-commerce ad esempio, Intesa Sanpaolo mette a disposizione per i prossimi tre anni un plafond di credito per 90 miliardi di euro per le piccole e medie imprese che puntano a partnership all'estero, a riorganizzarsi con più snellezza ed efficienza, a lavorare in filiera e cogliere le opportunità delle produzioni in Co-buying e B2C più vicine al cliente e in grado di capire più velocemente, se non in anticipo, dove andrà il mercato».

Oltre ai finanziamenti l'intesa prevede anche servizi di consulenza?

«Quest'accordo può supportare l'impresa non soltanto finanziandole l'investimento, ma anche attraverso i servizi disponibili. Infatti abbiamo creato una società - sarà operativa dall'inizio del nuovo anno - che mette al servizio degli imprenditori numerosi servizi di consulenza e assistenza grazie ai nostri partner qualificati, per creare tra l'altro, come dicevo prima, anche siti web efficaci e, soprattutto digital marketing».

Il piano del governo denominato «Industria 4.0» offre incentivi sostanziosi anche per gli investimenti legati alle nuove tecnologie.

«In realtà l'accordo parla di interventi a più ampio respiro, con azioni che interessano a 360 gradi i temi chiave: la competitività dell'impresa, la qualità del capitale umano, la nuova imprenditoria e, non ultimo, il welfare aziendale. È un insieme di meccanismi di valutazione del credito che puntano a valorizzare anche gli aspetti intangibili e qualitativi del business, un aspetto nuovo e non abituale su cui Intesa Sanpaolo ha predisposto una classificazione specifica».

Credito, ma anche incentivi fiscali E poi?

«Naturalmente noi possiamo mettere a disposizione i motori, o i pilastri, il resto compete a quel talento speciale che è tipico dei nostri imprenditori italiani».

Ci sono, però, due elementi che non aiutano le imprese: l'incertezza dello scenario e la burocrazia...

«Purtroppo qui è difficile intervenire dall'esterno. L'incertezza fa parte del contesto. Ci auguriamo che il quadro economico continui nel percorso di miglioramento come ha detto chiaramente il nostro ad Carlo Messina. E sul fronte della burocrazia la banca può fare poco, ossia fare quanto è nelle sue disponibilità: migliorare e velocizzare i processi interni che facevano parte del sistema bancario e che con la digitalizzazione oggi vengono in gran parte alleggeriti. Aggiungo che non va dimenticato che l'Italia ha avuto esperienze importanti di crescita. Nel momento in cui si rimuove l'incertezza, gli imprenditori tornano a investire. Se si fermano gli imprenditori si ferma l'economia, si fermano i consumi delle famiglie e per questo la stabilità del contesto è importante».

C'è anche un preoccupante -25% nel settore casa...

«Se per casa intendiamo il mondo immobiliare-costruzioni, è chiaro che la crisi ha inciso fortemente. Certo è che nell'ultimo semestre i privati hanno ricominciato a comprare case, e in maniera significativa i giovani. Posso dire che un terzo dei mutui che eroghiamo noi sono destinati a persone sotto i 35 anni anche grazie a tassi molto bassi e alla nostra soluzione Mutuo Giovani che propone un mutuo più basso di un canone di affitto complessivamente. Sicuramente l'edilizia ha sofferto la crisi più di tutti gli altri comparti, ma è anche un settore che in un contesto di normalizzazione è in ripresa. Non arriveremo alle 800mila compravendite del 2006-2007, ma è decisamente un mercato in ripresa e anche noi ci stiamo investendo. Abbiamo creato persino una start up, Intesa Sanpaolo Casa, dedicata all'intermediazione immobiliare».

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